@Emanuele Andreozzi
@Emanuele Andreozzi
@Emanuele Andreozzi
@Emanuele Andreozzi
@Emanuele Andreozzi
@Emanuele Andreozzi
Emanuele Andreozzi è un profondo conoscitore di Cima Busazza, una montagna a cui è particolarmente legato e dove ha aperto diverse vie: nel 2025 la State of trance e la Tomas con Silvestro Franchini, solo per citarne un paio tra le più impegnative o importanti a livello emozionale.
In questo inverno l'alpinista trentino non è rimasto con le mani in mano e si è dato da fare, aprendo tiri di short climb su misto in quello che ha battezzato Scottish sector, il che fornisce già un primo indizio su come ci si protegge. “È una porzione minore della parete nord di Cima Busazza e trova posto sullo spallone alla destra della parete principale. La prima via fu tracciata addirittura durante la prima guerra mondiale da Angelo Dibona, insieme ai fratelli viennesi Guido e Max Mayer con 14 soldati al seguito. Completarono l’ascesa nella primavera del 1916 lungo un itinerario che partiva dallo spallone, per poi proseguire logicamente lungo il filo dello sperone nord ovest fino in vetta all’anticima ovest. Al tempo il ghiacciaio era molto più alto e la conformazione dello spallone era abbastanza diversa, i primi tiri dell’attuale settore si trovavano sotto il ghiaccio e dove adesso c’è la via Tra cuore e pensiero e fino a metà altezza vi era un enorme conoide nevoso. La via Dibona partiva proprio dal suddetto conoide per poi obliquare verso destra fino a raggiungere il filo di cresta dello spallone”.
Una montagna diversa
A causa del cambiamento climatico, lo spallone oggi si presenta molto cambiato. “I primi a tracciare un itinerario con l'attuale conformazione sono stati Martin Giovanazzi e Davide Miori il 29 maggio 2021, quando hanno aperto la via di ghiaccio e misto Tra cuore e pensiero. Dopo avere arrampicato su terreno vergine fino in cima allo spallone, i due trentini hanno proseguito verso la vetta seguendo la Via Dibona. Questo itinerario è il più logico ed evidente, non solo dello spallone, ma forse anche di tutta la parete. L’idea di aprire altre vie su questa porzione mi è venuta proprio quando ho effettuato la prima ripetizione della via nel febbraio 2025 con Vaida Vaivadaite. H cominciato aprendo la via Teti con Andrea Gremes, una vietta quasi tutta su ghiaccio. Successivamente insieme a vari compagni di cordata mi sono concentrato ad aprire i tre grandi ed evidenti diedri a destra delle due vie precedenti e a dicembre dell'anno scorso il settore poteva definirsi completato”.
Stagione lunga
Le condizioni si mantengono abbastanza buone e costanti durante tutto l'inverno. “Spesso si può iniziare già verso fine novembre. Solitamente bastano pochi giorni dopo una nevicata, giusto il tempo che il pericolo valanghe si assesti, per rendere la parete fruibile. Invece la primavera risulta ormai sfavorevole, negli ultimi anni il meteo primaverile è dominato dall’instabilità e dalle abbondanti ed umide precipitazioni nevose, che causano molti pericoli. Il grande vantaggio è che in questo piccolo settore si può arrampicare tutti gli anni, perché non dipende dalla formazione del ghiaccio come la più grande parete nord principale, che difatti non va in condizioni ogni inverno. Le tre vie sui diedri (Natural logic, Out Of The Blue e Maledetta primavera) sono in total dry su fessure e diedri di granito, dove il ghiaccio non si forma mai, quindi sono sempre arrampicabili. Mentre Tra cuore e pensiero e Teti il ghiaccio si forma facilmente ed è presente ogni annata, magari in quelle più secche bisognerà fare qualche passo di misto in più, ma generalmente non oltre l’M4/+, mantenendosi dunque su difficoltà abbordabili. Le vie di questo settore sono tutte di 4 o al massimo 5 tiri e si prestano ad essere salite in giornata prendendo l’impianto che apre alle 8.30. Sci ai piedi e con la traccia fatta, dall’arrivo della cabinovia in cima al Presena si impiega solo un ora e mezza a raggiungere l’attacco”.
In questo settore, Andreozzi ha scelto di ispirarsi all’arrampicata di misto scozzese. “Lo stile in dry, privo di ghiaccio lo ricorda, le toppe di muschio ghiacciate e il proteggersi totalmente “trad”
anche. Come in Scozia, tutte le vie sono state lasciate prive di materiale fisso, anche le soste sono da attrezzare con protezioni mobili, ai frequentatori chiedo di rispettare questo stile di scalata e non aggiungere alcun materiale fisso sulle vie, neanche alle soste. Anzi, chi trova qualcosa, è incentivato a portarselo a casa, tutti possono contribuire a lasciare la montagna pulita e prive di tracce permanenti. In questo modo qualunque ripetitore potrà così salire le vie nelle stesse identiche condizioni di come le abbiamo trovate noi in apertura”.