Sembra grandine ma non è: Daniele Cat Berro svela i segreti del "graupel"

Il graupel o “neve tonda”, appare ai nostri occhi come un ibrido tra il fiocco di neve e il chicco di ghiaccio. Ma cos'è esattamente? A spiegarlo è Daniele Cat Berro, esperto della Società Meteorologica Italiana (SMI).

“Che tempo fa oggi?”. Di fronte a questa domanda la nostra mente prefigura scenari familiari, che si estendono dal cielo sereno, poco nuvoloso o nuvoloso, per arrivare ai casi di instabilità, con precipitazioni che possono presentarsi sotto forma di pioggia, neve o grandine

Possiamo considerare esaurita in tal modo la lista di potenziali precipitazioni caratteristiche delle nostre latitudini? La risposta è no.

Dietro il termine “precipitazione” si nasconde un mondo di cui spesso osserviamo solo la superficie. Sebbene siamo in grado di distinguere sommariamente le tipologie di nubi, per forma e altezza, ciò che avviene al loro interno - i processi fisici che determinano la formazione di ciò che cade al suolo - resta ai non addetti ai lavori un territorio oscuro. Pioggia, neve e grandine sono solo le punte di un iceberg che comprende una vasta gamma di precipitazioni “intermedie”, modellate dalle condizioni di temperatura e umidità che le molecole di acqua incontrano nel loro viaggio all’interno della nube e nel successivo percorso di caduta verso terra. 

Ne è un esempio il graupel, detto anche “neve tonda”, ai nostri occhi una sorta di ibrido tra il fiocco di neve e il chicco di ghiaccio. Ma cos'è esattamente? Per fare chiarezza, abbiamo chiesto il supporto di Daniele Cat Berro, della Società Meteorologica Italiana (SMI).

 

Il graupel viene spesso confuso con la grandine, perché lo vediamo rimbalzare come i chicchi di grandine. Può spiegarci esattamente di cosa si tratta?

Graupel è un termine germanico, che in italiano può essere reso nella forma “neve tonda” (“snow pellets” in inglese), e si presenta come una precipitazione pallottolare di ghiaccio morbido, opaco e leggero (contenendo molta aria tra i cristalli) che per l’appunto rimbalza. Questa caratteristica porta talvolta a confonderlo erroneamente con la grandine. Il graupel si forma quando, all’interno della nube, i cristalli di neve durante la caduta subiscono un processo di brinamento, fenomeno che avviene soprattutto quando ci sono condizioni di particolare turbolenza dell’aria nelle nubi cumuliformi. Nonostante possa capitare di osservare la caduta di neve tonda anche in inverno, questa è generalmente tipica delle fasi di irruzione di aria fresca o fredda, nella stagione primaverile. A differenza delle nubi più stratiformi e “tranquille”, caratteristiche del cuore dell’inverno, in primavera si assiste infatti più facilmente alla formazione di nubi a sviluppo verticale dotate di maggiore turbolenza. 

 

Si tratta di un tipo di precipitazione più caratteristico delle alte o delle basse quote?

La quota non è un fattore particolarmente rilevante, può capitare di osservare il graupel anche (e soprattutto) in alta montagna. Come dicevamo, è un tipo di precipitazione che matura dentro nubi che presentano uno sviluppo verticale, perlomeno di qualche chilometro, per cui essere a 500 metri o a 2.000 metri di altitudine non cambia molto. A voler essere precisi, potremmo dire che precipitazioni solide, come il graupel al confine tra neve e grandine, a quote elevate hanno maggiore possibilità di conservarsi fino a toccare terra. Può infatti capitare che la neve tonda si formi all’interno di una nube, precipiti dalla nube ma che poi il chicco, soprattutto se piccolo, fonda prima di toccare il suolo.

Ma è anche vero che i chicchi di graupel, per la loro forma pallottolare o conica, scendono più velocemente rispetto a un fiocco di neve, quindi possono arrivare al suolo, magari parzialmente fusi, anche in presenza di temperature positive, talora anche tra 5 e 10 °C.

 

Possiamo chiederle di aprire una parentesi sulla grandine, per chiarire maggiormente la differenza tra i due fenomeni?

La grandine è una precipitazione tipicamente estiva, legata a un processo di formazione diverso: il chicco di grandine si origina a partire da particelle di ghiaccio che fanno diversi viaggi in su e in giù all’interno di un cumulonembo, la classica nube temporalesca a elevato sviluppo verticale che vediamo in prevalenza in estate. Durante ognuno di questi viaggi, si verifica un processo di deposizione superficiale di un nuovo strato di ghiaccio, più o meno opaco o traslucido a seconda delle condizioni di crescita dei chicchi. Se provate a rompere un chicco di grandine, potete osservare facilmente questa stratificazione. I chicchi, come sappiamo per esperienza, possono avere dimensioni anche molto elevate. Il loro ingrossamento dipende da quanti viaggi riescono a fare all’interno della nube, sospinti dalle correnti ascensionali. Se queste sono particolarmente violente, possono riuscire a spingere verso l’alto chicchi di grandine anche molto grandi, prima che questi precipitino al suolo per effetto della gravità. Ecco che a volte ci troviamo di fronte a chicchi grandi come palline da tennis.

 

Nel dettaglio, come si forma il nuovo strato di ghiaccio durante i “viaggi” nella nube? 

Abbiamo detto che il chicco viene ripetutamente spinto verso l’alto dalle intense correnti ascensionali. Semplificando molto, in questi viaggi nella nube incontra goccioline di acqua allo stato “sopraffuso”, ovvero liquide nonostante la presenza di temperature sotto 0 °C. Queste goccioline, a contatto con il chicco di ghiaccio, subiscono un congelamento istantaneo e formano un nuovo strato di rivestimento esterno.

 

Ha definito il graupel una precipitazione “ibrida”, intermedia tra neve e ghiaccio. Vi sono altri casi di precipitazioni di questo genere, in cui è possibile imbattersi alle nostre latitudini?

Le precipitazioni “ibride” sono molteplici, ne sono esempio il nevischio e la pioggia congelante. Il nevischio si forma quando il fiocco di neve fonde parzialmente durante la sua caduta, perché trova un sottile strato di aria più mite, e a seguire incontra nuovamente condizioni più fredde – temperature pari o inferiori a 0 °C – e ricongela. Quando invece il fiocco di neve trova uno strato di aria mite, sopra 0 °C , sufficientemente spesso da determinarne la completa fusione (ad esempio per l'afflusso di aria mite marittima), si trasforma in pioggia. Se le gocce di pioggia, in vicinanza del suolo o sul suolo stesso, incontrano nuovamente temperature negative (aria fredda rimasta intrappolata più a lungo nei fondovalle dopo un periodo di gelo), si ha il pericoloso fenomeno della pioggia congelante o gelicidio. 

 

Negli ultimi anni, come effetto del cambiamento climatico, capita sempre più spesso che gli inverni si “travestano” da prolungate code autunnali o anticipi di primavera. In tale scenario, è lecito ipotizzare che il graupel si stia destagionalizzando, verificandosi con maggiore frequenza in inverno? 

Nelle stazioni meteorologiche che comunicano i dati in tempo reale nel quadro del sistema di osservazione internazionale, prevalentemente allestite negli aeroporti, esiste una codifica di segnalazione del tipo di precipitazione (“GS” per il graupel), ma non sono a conoscenza di elaborazioni climatologiche su tendenze a lungo termine dell'occorrenza di questo fenomeno. Sicuramente risulta accertata statisticamente una tendenza all’aumento dei casi di grandine grossa, con chicchi oltre i 2-5 cm, che può rivelarsi particolarmente dannosa: tale evoluzione è già documentata soprattutto al Nord Italia da uno studio dell'ESSL – European Severe Storm Laboratory. La ragione è da ricercarsi in una atmosfera più energetica - dunque più propensa allo sviluppo di temporali anche severi - e ricca di vapore acqueo. 

 

Ultima domanda, legata alla sicurezza in montagna. Il graupel, pur non essendo una precipitazione nevosa, può accumularsi a terra, possiamo considerarlo come un fattore in grado di influenzare il rischio valanghe?

Assolutamente sì. Va detto che solitamente la neve tonda, soprattutto su pendii più scoscesi, tende a rotolare e accumularsi alla base. Il problema sorge laddove riesca ad accumularsi e andare a costituire uno strato. In caso di nuove nevicate e quindi di deposizione di nuova neve “vera”, lo strato sottostante di graupel può trasformarsi in uno strato debole e fragile, un potenziale piano di slittamento della neve, e dunque il rischio valanghe aumenta.