La foresta ci attende @F. Del Vecchio
Lo shinrin-yoku non ha stagioni. Göteborg - Björkekärr, Svezia @F. Del Vecchio
Shinrin-yoku è più di una semplice passeggiata @F. Del Vecchio
Il bosco è molto di più che un passaggio verso le vette. La faggeta del Monte Sirente @F. Del Vecchio
Ai piedi delle alte vette, dove la roccia si addolcisce e le radici riescono a trovare spazio nella terra, prende vita il verde. Il pino mugo, il rododendro, il larice e l’abete iniziano a mostrarsi tra le pietre. All’inizio diradati, poi sempre più vicini tra loro man mano che la quota diminuisce, fino a formare il fitto intreccio della foresta. I sentieri si insinuano tra i tronchi, trovando il loro spazio dove la traccia è possibile, permettendo di attraversare, senza paura di perdersi, questo mondo silenzioso abitato da giganti verdi. Prima ancora delle creste e delle cime, della quota e della vertigine, è il bosco ad accompagnare gran parte delle nostre escursioni.
Una compagnia di lunga data
La foresta, in realtà, accompagna l’uomo fin dall’alba dei tempi. È l’emblema di un ambiente antico e multiforme, che affonda le sue radici nella profondità della terra. Ed è proprio attraversandola che questo rapporto riaffiora. Camminando lungo un sentiero ci si ritrova immersi in una sorta di grande casa in cui le chiome sopra la testa diventano un tetto naturale, mentre i tronchi che si susseguono a destra e a sinistra, ne ricordano i muri. Quella della foresta è una presenza discreta ma potente, capace di riportare ad un tempo lontano, viscerale, un mondo da cui per millenni siamo dipesi e di cui oggi abbiamo il disperato bisogno.
Nel bosco l’esperienza del camminare cambia. I passi diventano più morbidi sul terreno coperto di aghi e foglie. Il canto degli uccelli, il fruscio delle foglie, e lo scricchiolio dei rami che si spezzano sotto gli scarponi, riempiono l’aria con la loro eco. Basta fermarsi qualche minuto, per accorgersi dei dettagli che compongono la vita di questo meraviglioso ecosistema: il muschio umido che ricopre le rocce con il suo verde profondo, la corteccia ruvida e profumata degli alberi, la luce che filtra tra i rami. È un’esperienza sensoriale completa, fatta di suoni, profumi, colori, consistenze e coesistenze. Ed è proprio da questa coesistenza che tutto nasce.
Nella foresta anche il tempo quotidiano sembra rallentare, quasi fino a fermarsi.
La sospensione del tempo
Ma immobilità non significa necessariamente inattività. Gli alberi, che sembrano fermi e silenziosi, crescono lentamente anno dopo anno, i cerchi nei loro tronchi raccontano una vita che si espande con pazienza e continuità. Così anche durante un’escursione si può scoprire che, fermandosi per qualche istante tra i tronchi, qualcosa accade comunque. In quel tempo sospeso, quasi immobile, il bosco continua a lavorare dentro di noi, portando benefici profondi.
In Giappone questa immersione nel bosco ha un nome preciso: shinrin-yoku, che si può tradurre come “bagno di foresta”. La pratica nasce negli anni Ottanta come forma di prevenzione sanitaria, e consiste in brevi camminate o momenti di sosta nella foresta, svolti con lentezza e attenzione ai propri sensi. Non si tratta di trekking né di attività sportiva, l’obiettivo è semplicemente entrare in relazione con il bosco.
Numerosi studi scientifici dimostrano che trascorrere del tempo tra gli alberi può avere effetti benefici sul benessere psicofisico. Il contatto con la natura contribuisce a ridurre i livelli di stress, migliorare la qualità del sonno, favorire la concentrazione e sostenere l’equilibrio emotivo. Lo stress quotidiano, infatti, può incidere negativamente su diversi aspetti della salute, perciò, allontanarsi per qualche ora dal rumore delle città e dalla continua presenza della tecnologia può aiutare a ristabilire un equilibrio, una connessione più naturale.
Una pausa preziosa
Il valore dello shinrin-yoku risiede naturalmente, anche nella sua semplicità. Non richiede tecniche particolari né lunghe preparazioni, a differenza di pratiche che prevedono esercizi specifici, Nel bosco l’attenzione e la consapevolezza nascono quasi spontaneamente ed è sufficiente rallentare il passo e lasciare che i sensi si aprano a ciò che accade intorno, per vivere tutto questo.
Per chi frequenta la montagna, questa esperienza non è affatto nuova. Durante un’escursione spesso si attraversano lunghi tratti di foresta prima di raggiungere le cime o le creste, ma raramente ci si sofferma davvero. Eppure basta una breve pausa sotto un abete o un larice, perché il cammino assuma un significato diverso. Seduti su una radice o su una pietra, con lo zaino appoggiato accanto, si può ascoltare il vento tra i rami, osservare la luce che cambia tra le chiome o semplicemente respirare i profumi del bosco, uno dei tanti profumi della montagna.
Una terapia a disposizione di tutti
Il Club Alpino Italiano, negli ultimi anni, ha riconosciuto il valore terapeutico del contatto con l’ambiente naturale promuovendo progetti di montagnaterapia. Attraverso iniziative dedicate e collaborazioni con realtà sanitarie e sociali, la montagna diventa uno spazio di cura e di benessere, accessibile a persone con esperienze e fragilità diverse. In questo contesto il bosco diventa un modo differente di vivere la montagna, non soltanto un luogo di passaggio, ma una parte fondamentale dell’esperienza, dove partenza e arrivo possono anche coincidere.
Forse non è necessario volare fino in Giappone per sperimentare il “bagno di foresta”. I sentieri delle nostre montagne offrono ogni giorno la possibilità di entrare in contatto con questo mondo silenzioso e vitale. Basta rallentare il passo, respirare profondamente e concedersi qualche minuto per un “bagno” tra gli alberi.
Spesso, prima ancora della vetta, è proprio il bosco a ricordarci perché siamo partiti.