Shisha Pangma: la storia della prima salita invernale

Il 14 gennaio 2005 Simone Moro e Piotr Morawski toccarono per la prima volta in inverno gli 8027 metri dello Shisha Pangma, rompendo un dominio tutto polacco. Un’impresa che rilanciò l’alpinismo invernale sugli Ottomila.

Era il 14 gennaio 2005 quando l’italiano Simone Moro e il polacco Piotr Morawski scrissero una pagina importante nella storia dell'alpinismo: alle 13:15 (ora tibetana) i due raggiunsero la vetta principale dello Shisha Pangma (8027 m) siglando la prima ascensione invernale alla montagna. Per la prima volta un alpinista non-polacco realizzava una prima salita invernale su un Ottomila, fino ad allora dominio pressoché esclusivo degli scalatori della scuola polacca.

La spedizione era giunta al campo base il 24 dicembre 2004, pronta ad affrontare le temperature strazianti, venti impetuosi e un ambiente che, come spesso accade sugli Ottomila d’inverno, non concede margini d’errore. Con loro, gli altri membri della squadra guidata da Jan Szulc, Jacek Jawień e Dariusz Załuski, lavorarono instancabilmente alla montagna, attrezzando la via e posizionando le corde fisse lungo il fianco sud dello Shisha Pangma.

La cordata scelse infatti di seguire la via jugoslava, che si sviluppa lungo l’estrema destra della parete sud e che già in condizioni estive rappresenta una sfida tecnica significativa. Da qui, superati i tratti di misto e ghiaccio, la via conduce alla cresta sommitale, da cui si accede agli 8027 metri della vetta.

Simone e Piotr raggiunsero la vetta senza utilizzare bombole di ossigeno e senza portatori d'alta quota, realizzando una prima da record. Bisogna ricordare che, in inverno, a quote dove l'aria si fa rarefatta, salire senza bombole comporta rischi molto maggiori rispetto all'estate. Le condizioni severe che si incontrano aumentano infatti i rischi legati a ipotermia e congelamenti.

 

Una salita che ha fatto storia

Storicamente, gli Ottomila d’inverno erano stati terreno quasi esclusivo dei polacchi fin dagli anni Ottanta, quando i pionieri come Krzysztof Wielicki e Leszek Cichy  riuscirono a mettere piede sulla vetta dell'Everest. Era il 17 febbraio 1980 e il Tetto del Mondo era la prima montagna ad aessere salita in inverno. Erano gli albori delle invernali sugli 8000 più difficili. E già dopo l'Everest nessuno avrebbe immaginato che questa sarebbe potuta diventare la nuova frontiera dell'esplorazione. Fu invece l'origine di una storia che avrebbe tenuto banco per ben 41 anni, fino alla prima salita invernale del K2, realizzata il 16 gennaio 2021. A dare un nuovo impulso a questo viaggio, fatto di sfide ai limiti della sopportazione umana, è stata proprio questa prima invernale allo Shisha Pangma, che arriva dopo anni di stasi, in sui l'entusiasmo per l'inverno himalayano si era arrestato. Senza dimenticare il ruolo che ha avuto Simone Moro come ponte tra la tradizione polacca e una visione più internazionale di questa dimensione alpinistica. Sempre Simone avrebbe infatti continuato questa tradizione, riuscendo anche a portare l'himalaysmo invernale sulle prime pagine delle testate generaliste e inanellando una serie di prime da record. Moro è infatti l'unico alpinista al mondo a poter vantare quattro prime ascensioni su montagne di ottomila metri nella stagione fredda: Shisha Pangma (14 gennaio 2005), Makalu (9 febbraio 2009), Gasherbrum II (2 febbraio 2011) e Nanga Parbat (26 febbraio 2016), consolidando il suo record unico tra gli alpinisti moderni.