Un esemplare di cervo sulle Alpi © Giles Laurent, wikicommons
Luca Pedrotti, coordinatore scientifico del Parco Nazionale dello Stelvio © Parco Naturale dello Stelvio, YT
Un palco di cervo nella neve © Rottonara, pixabay
Un cervo nel Parco Nazionale dello Stelvio innevato © Parco Nazionale dello Stelvio - Lombardia, IG
Ogni anno, tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, c’è un fenomeno che può pregiudicare la sopravvivenza di alcuni esemplari di cervo. È la raccolta dei palchi caduti, una pratica che, se svolta senza il dovuto rispetto nei confronti dei grandi erbivori, può causarne addirittura la morte. Al termine del periodo freddo, infatti, i cervi perdono naturalmente i palchi, le grandi strutture ramificate che crescono sulla loro testa, ed è proprio in questo momento che è necessario disturbarli il meno possibile.
Nella raccolta dei palchi serve prudenza
“In questo periodo i cervi hanno poche energie – spiega Luca Pedrotti, coordinatore scientifico del Parco Nazionale dello Stelvio – perché hanno appena affrontato l’inverno. Andando a cercare palchi, gli animali vengono disturbati e sono costretti ad allontanarsi da chi sta passando. Doverlo fare nel momento in cui la disponibilità alimentare è minima e il serbatoio delle energie è vuoto fa consumare ai cervi più energie di quelle che hanno a disposizione, a maggior ragione se non c’è cibo e la neve è ancora alta. Eticamente non è una cosa consigliabile in certe situazioni”.
I primi esemplari ai quali cadono sono quelli adulti o anziani, seguiti dai cervi maschi più giovani. Per questi animali, la perdita del palco non è un trauma ma un processo biologico, e la formazione delle nuove appendici inizia subito dopo la caduta di quelle arrivate ormai a fine ciclo.
“Valuteremo di volta in volta se sarà opportuno interdire alcuni luoghi e per quanto tempo”. L. Pedrotti
Una pratica non ancora normata
In Italia, ad ogni modo, la raccolta non è normata da leggi o da divieti, ed è raccomandata soprattutto molta molta prudenza: “Andare in cerca di palchi non è sconsigliato in sé, ma è il numero di persone che vanno a effettuare questo tipo di attività che la rende problematica. È un po’ come camminare lungo una spiaggia da soli o organizzare una festa con 40mila persone. Come gestori, sarebbe opportuno intervenire soprattutto in situazioni di elevata densità. Lo potremo fare quando verrà approvato il piano di gestione del parco, e valuteremo di volta in volta se sarà opportuno interdire alcuni luoghi e per quanto tempo, ma non ci sarà un divieto generalizzato”, aggiunge Pedretti.
Un esempio virtuoso arriva dalla Svizzera, dove è stato istituito un sistema per tutelare i maschi di cervo in questo periodo. Nel Cantone Grigioni, infatti, sono state recentemente istituite delle Zone di tranquillità nei luoghi in cui questi esemplari si aggregano maggiormente durante l’inverno e nelle quali, fino alla fine di aprile, è vietato l’accesso alle persone: “È una misura molto più pragmatica di un divieto completo, che rappresenterebbe un messaggio sbagliato. Le aree circoscritte sono piccole, ma sono anche le più importanti per questa specie”, sottolinea il coordinatore scientifico del Parco Nazionale dello Stelvio.
Un’attività molto praticata
La raccolta dei palchi è, ad oggi, un'attività molto praticata soprattutto da abitanti del posto. Come sottolineato da Pedretti, infatti, il numero di persone che decidono di avventurarsi nel bosco con questo scopo è aumentato molto, soprattutto nel ventennio scorso. Ultimamente, il numero sembra essersi stabilizzato, anche se su valori abbastanza elevati.
Il peso di questa attività sull’ecosistema, però, dipende non solo dalla correttezza di coloro che la praticano, ma anche da intensità e quota delle nevicate nel corso dell’inverno: “Questo inverno è nevicato relativamente poco alle quote più basse del Parco, e mi aspetto che ci siano meno problemi. Costringere gli animali a spostarsi in inverni particolarmente nevosi, invece, può causarne di ben più gravi. Il mese più delicato è sicuramente marzo”.
I cervi del Parco Nazionale dello Stelvio
Si stima che, all’interno dei 135mila ettari del Parco, includendo i territori che ricadono in Provincia di Trento, Bolzano e della Lombardia, i cervi siano circa 7mila. Non è possibile, però, stabilire un numero preciso di esemplari, dato che i cervi si muovono molto e seguono un fenomeno di migrazione stagionale che li porta ad oltrepassare i confini del Parco.
“Sono molte le popolazioni demograficamente separate che ruotano attorno al Parco, per un totale di 10mila animali. Di queste, una percentuale tra il 50%-70% rimane tutto l’anno all’interno, un numero decisamente elevato”, conclude Pedretti, rimandando nuovamente alla prudenza: “È capitato più volte di incorrere in episodi scorretti nei confronti dei cervi, ma i Carabinieri forestali che si occupano del controllo del territorio dissuadono sempre da questo tipo di comportamenti”.