Stefano Ragazzo racconta la sua Riders on the storm: "Una bella bestia"

Dopo la prima solitaria di una delle vie simbolo della Patagonia, l'alpinista veneto si gode il meritato riposo. "Quando sei in parete vai avanti grazie alle piccole cose. Pensavo a un caffè sul divano, ora me lo godo"

 

Quando Stefano Ragazzo era tornato dalla solitaria di Eternal flame alla Nameless Tower delle Torri di Trango, ci aveva messo un po' a rientrare da una dimensione del tutto particolare, tanto a livello fisico quanto mentale. E quando scriviamo un po', intendiamo “circa sei mesi, nel senso che magari ti riprendi anche abbastanza presto a un livello più superficiale. E poi, per recuperare il fisico e la testa, davvero davvero completamente, ci ho messo quasi un anno e mezzo”. 

 

Dopo la recente salita di Riders on the storm, la nostra chiamata è arrivata indubbiamente presto, dal momento che sono passati solo una decina di giorno da quel 7 marzo in cui ha messo nuovamente i piedi a terra, alla base della Torre Centrale del Paine.

L'alpinista veneto è da poco tornato in Italia e ricomincia appena adesso a prendere contatto con i ritmi e gli spazi di un luogo che è lontano migliaia di chilometri, per spazi e ritmi, da quello che ha vissuto da solo in Patagonia. La nostra chiacchierata è quindi un po' in una terra di mezzo tra le emozioni del primo momento e l'inizio di un fisiologico rilassamento post avventura.

 

Una bella collezione

Riders on the storm era già in una sorta di lista delle scalate che volevi compiere o si è aggiunta solo dopo la Nameless Tower?

Le vie più iconiche e dure in giro per il mondo sono un po' quelle...dopo la Nameless Tower ci ho messo un bel po' a recuperare, ma quando mi è tornata la voglia e ho pensato a cosa potessi andare a fare, il filo conduttore con Wolfgang Güllich e Kurt Albert mi ha portato abbastanza facilmente a Riders on the storm.


Ma c'era anche un interesse storico, piuttosto che qualcuno che ti aveva parlato della via a spingerti verso quella direzione?

Non è che ho letto molto, ho sfogliato qualche articolo del tempo, tipo da Rotpunkt, riviste così. Avevo chiesto a Jacopo Larcher, Ines Papert, Nico Favresse, più che altro per avere informazioni sulla via. Per quanto riguarda gli scalatori del tempo, sono sempre stati un po' una icona e lo sono ancora per me. In più hanno fatto cose fighissime come dolomitisti e un po' mi sono rivisto. Sono andati a cercare le alte difficoltà delle proprie montagne sulle big wall, dove serve un'arrampicata completa: ghiaccio, roccia, artificiale. Sento che è il modo di scalare che più mi rappresenta.

 

“Quando vedi gli altri che scalano in cordata non hai ripensamenti, ma è importante avere quelle poche persone giuste intorno”

 

Oltre al tempo della salita, hai trascorso molto tempo da solo in Patagonia?

Avevo il fotografo all'inizio. Nei periodi di brutto tempo tornavo a Puerto Natales, all'ostello, dove c'erano anche Siebe Vanhee e Tommy Caldwell. Non avevo bisogno di tanta compagnia, ma di quella giusta. Ero già dentro il mio mood. Non è che se vedi gli altri che vanno in cordata pensi “allora forse era meglio anche per me”. Quando sei lì i dubbi non li hai più e anche se li hai non te li puoi permettere. All'ostello c'erano poche persone, ma che mi hanno preso a cuore e poi anche Silvia mi supporta sempre. Se a casa c'è una persona che inizia a chiederti: “Quando torni?”, ecco, quello non funziona. A me piace circondarmi delle persone giuste e posso dire di essere fortunato in tal senso.


Avevi immaginato una salita come quella che poi effettivamente si è concretizzata o no?

Cerco sempre di immaginarmi delle cose, fare un po' di visualizzazione, anche se poi lascio sempre un po' sfuocati i miei pensieri, voglio avere margine. Perché se poi le cose si fanno diverse da come te le aspetti, allora si fa dura. Mi aspettavo di essere un po' più veloce nella prima parte: vedevo che erano tiri di V+, VI...pensavo di metterci cinque minuti e invece ci impiegavo un'ora e un quarto. Mi aspettavo di essere più veloce e speravo di avere meteo un po' più clemente...ma ovviamente ci sono annate negative. L'unica finestra bella quest'anno c'è stata a fine novembre. Ho dovuto convertire la scalata da un mega push, in cui avrei scalato giorno e notte, a uno stile capsula. Mi sono portato il cibo che serviva e sono andato.


L'esperienza di Eternal Flame quanto ti è stata utile? Ti ha confortato nei momenti difficili?

Sicuramente tutto fa brodo, non è la scalata di una singola via in sé, piuttosto tutto quello che faccio ogni giorno come allenamento e un po' tutta l'esperienza degli anni passati. Prendi una cosa di qua e una di là e piano piano viene fuori il tuo modo di scalare.


Il freddo è stato un tema?

La prima settimana è andata come mi aspettavo: un piumino o due piumini, ma si stava bene. Poi lo zero termico è andato giù, sotto i mille metri. L'orologio appeso al portaledge segnava -7 come massima. L'acqua era un blocco di ghiaccio, ho dovuto tagliare le taniche.

 

"Quando ho visto il telo del portaledge staccarsi mi sono detto: ecco sono fottu*o"

L'episodio del ribaltamento del portaledge?

Quando si è rotto ero in un momento in cui ero tranquillo. Il vento veniva dal basso, ha fatto effetto vela sul telo. Avevo fissato dei tiranti perché non si ribaltasse, ma facevano fulcro sul palo centrale che sostiene tutto, messo dentro a incastro, da sopra verso sotto. Spingeva e si è lascato il palo. Ero lì disteso, stavo facendo passare il tempo, ho visto il telo staccarsi. Mi sono detto: “Ecco sono fott*to”. Mi sono dato da fare prima che si staccasse via tutto. Ho preso la corda, il jetboil, gli scarponi tra le braccia, un sacchetto di barrette.


E poi?

Mi sono detto: “Che ca**o faccio? Rimango qua? No, non voglio". Il portaledge sbatteva dappertutto, ero in piena parete, non ero su una cengia. Piano piano, mi sono messo su gli scarponi, ho messo il sacco a pelo nello zaino, mi sono detto di fare ordine, mettere ordine nella situazione. Ho chiuso il portaledge, saranno state le 20.30, dovevo provare a fare passare la notte indenne. Mi è venuto in mente che c'era una piccola sporgenza 60 metri più sotto, avevo una sola corda, il resto era tutto fissato. No friend, niente. Mi sono calato e mi sono seduto sulla sporgenza, tirato sul gri gri. Mi sono detto solo tieni duro.

 

Focus sul momento


È stata la notte più lunga di sempre? Cosa hai pensato quando è arrivato il mattino?

Sì, una notte lunghissima. Ho mosso i piedi, sono rimasto vigile. Il meteo poi lentamente è migliorato, magari faceva una raffica ogni cinque minuti. Al mattino ho pensato a mangiare e bere, evitare i congelamenti. Le ore passavano, dovevo capire cosa fare. Comunque avrei dovuto risalire le statiche, il meteo era in netto miglioramento. Mi sono detto: “Hai lottato fino ad adesso, puoi scavare ancora un po'”. Mi sono promesso di stare in allerta, avevo il timore di spegnermi, ma ho deciso di continuare.


Eri in contatto costante con casa?

Con Silvia e Rolando Garibotti. Ogni sera mi davano il meteo. Io non rispondevo perché avevo solo due power bank, tenevo tutto spento. Dopo l'incidente invece ci siamo scambiati tre o quatto messaggi.
 

"Riders on the storm è una bella bestia!"

Come hai trovato la via dal punto di vista della scalata?

Speravo fosse un po' più bella. Eternal flame è più bella, anche quella sul El Cap. Questa era più grezza, cattiva, c'era un po' di tutto, anche l'artificiale. Ho usato friend, staffe, magari dovevi fare passi su cliff. Riders on the storm è una bella bestia.


Come è stata la vetta? Di corsa?

Me la sono goduta, sono rimasto una ventina di minuti. Lì ero tranquillo, era mezzogiorno e quaranta, circa. Ma ero così sfiancato dal tanto lavoro fatto per attrezzare i tiri che non è venuto fuori granché. Su Eternal flame ero esploso a piangere, qui ero talmente stanco per la lotta...E poi su Eternal Flame sentivo la quota.


Come sta andando il rientro sul “pianeta terra”?

Oggi stavo già lavorando [22 marzo, ndr] ho portato qualche cliente con gli sci. I piedi mi fanno un po' male dai congelamenti di primo grado, quel male torna sempre per un po'. Sono rientrato lunedì sera ma avevo diecimila impegni, adesso finalmente tiro il fiato. Abbiamo appena comprato casa, entriamo a giorni. Su Riders on the storm pensavo a bermi un caffè sul divano di casa, vai avanti anche grazie a piccoli pensieri. Il divano c'è, è già lì…mi sa che ci passerò un bel po' di tempo!