Sulla BBC il “caso Ivaldo”: l’Intelligenza Artificiale a supporto del Soccorso Alpino

La BBC ha riportato all’attenzione internazionale il caso di Nicola Ivaldo, medico chirurgo disperso dal settembre 2024 sul Monviso, i cui resti sono stati recuperati nel luglio 2025 grazie al supporto dell'Intelligenza Artificiale.

Durante le operazioni di soccorso in quota, quando ci si trova a dover ricercare, senza disporre di precise coordinate, un puntino umano tra le immense pareti verticali alpine, anche l'occhio più esperto può vacillare. È questa la riflessione centrale che emerge dal recente e dettagliato approfondimento della BBC, che ha riportato all’attenzione internazionale il ritrovamento del corpo di Nicola Ivaldo, il medico chirurgo di 64 anni disperso dal settembre 2024 sul Monviso, i cui resti sono stati recuperati nel luglio 2025. 

A rendere peculiare il “caso Ivaldo” è il ruolo essenziale giocato dalla tecnologia a supporto del personale impegnato nelle ricerche della vittima, nello specifico di droni e software di analisi di immagini mediante Intelligenza Artificiale.

 

Un "puntino rosso" nel canale Perotti

Le ricerche di Nicola Ivaldo, medico ligure scomparso durante un’escursione in solitaria sul Monviso nella giornata di sabato 14 settembre 2024, si sono presentate fin da subito particolarmente complesse. L’itinerario seguito dall’alpinista non era stato condiviso con familiari o amici. Unico dettaglio noto era relativo alla partenza, effettuata da Castello di Pontechianale, luogo in cui era stata ritrovata la sua autovettura.

L’area potenziale di ricerca risultava pertanto estremamente ampia. L’attenzione delle squadre di soccorso, intervenute nella zona il lunedì successivo alla scomparsa dell’uomo, è stata spostata sulle aree sommitali del Monviso a seguito dell’identificazione dell’ultima traccia del suo cellulare, registrata a circa 3.300 metri di quota. Nonostante l'impiego di elicotteri, unità cinofile e tecnologia IMSI catcher per intercettare i segnali cellulari, le ricerche si erano interrotte a fine settembre 2024, con l'arrivo delle prime nevi, senza alcun esito.

La svolta è arrivata dieci mesi dopo, grazie a un’operazione condotta dal Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese con il supporto di tecnologia d’avanguardia. Due droni sono stati impiegati per voli ravvicinati alle pareti del Monviso, e in 5 ore sono stati raccolti circa 2.600 fotogrammi ad alta risoluzione. Per agevolare l’elaborazione di una tale mole di dati, che mediante approccio manuale avrebbe necessitato di settimane di lavoro con l’osservazione di ogni singola immagine, è stato utilizzato un software basato sull’Intelligenza Artificiale, in grado di analizzare le immagini pixel per pixel.

Mediante tale approccio è stato possibile identificare un’anomalia cromatica: un minuscolo frammento di colore rosso che "stonava" con il contesto grigio delle rocce e il bianco del ghiacciaio nel canale Perotti, sulla nord del Monviso. Quel puntino rosso era il casco di Ivaldo, un dettaglio invisibile a occhio nudo che ha permesso di localizzare il corpo a 3.150 metri di quota, al di sopra di un ghiacciaio pensile.

 

Vantaggi e limiti dell'AI applicata al soccorso in quota

L'approfondimento della BBC analizza in maniera critica i "pro" e i "contro" di quella che è una vera e propria rivoluzione digitale

Simone Bobbio, portavoce del Soccorso Alpino piemontese, ha evidenziato il contributo del software nella risoluzione del caso, affermando che la chiave di svolta del caso sia stata rappresentata da quella macchia rossa rivelatasi poi essere il casco della vittima, localizzato tra l'altro in una zona d'ombra, dove la percezione umana del contrasto cromatico sarebbe stata minima. 

Innegabile è dunque il vantaggio offerto da sistemi di analisi dei dati ad alta efficienza e velocità, così come il valore dei droni, che possono volare a distanza ravvicinata dalle pareti rocciose, raggiungendo angolazioni impossibili per un elicottero e garantendo una sicurezza totale per gli operatori, che non devono avventurarsi in zone a rischio, ad esempio di scariche di sassi, per condurre ispezioni visive.

Tuttavia, come evidenziato dalla testata britannica e come intuibile, l'AI non è una bacchetta magica, ma uno strumento che va maneggiato con cura.

Saverio Isola, pilota di droni e capo stazione del Soccorso Alpino di Torino, ha spiegato alla BBC come il software utilizzato per il caso Ivaldo possa generare "falsi positivi". “Il software poteva reagire a diversi elementi, come un pezzo di plastica o una roccia dal colore insolito”.

L'intervento umano resta dunque insostituibile per validare quanto stimato da un software. Nello specifico, i soccorritori hanno “agevolato” il software nelle sue analisi, in quanto, sulla base della personale esperienza alpinistica, sono stati in grado di ipotizzare quali linee di salita avrebbe potuto scegliere un esperto come Ivaldo. In questo modo il campo d’azione è stato ristretto ad alcune aree prioritarie di ricerca. 

La tecnologia digitale inoltre presenta dei limiti fisici legati all'ambiente. In zone caratterizzate da boschi densi o vegetazione rigogliosa, così come in contesti carsici particolarmente complessi, l'AI produce ancora troppi errori di interpretazione. 

Argomento particolarmente delicato e da non sottovalutare è quello dell’etica. La gestione di immagini ad alta risoluzione che ritraggono resti umani, pone sfide legali e deontologiche non indifferenti, come sottolineato alla BBC da Daniele Giordan, responsabile del GeoHazard Monitoring Group presso l’IRPI (Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica).

Giordan, che è anche soccorritore, sta collaborando con il team di geomatica del Politecnico di Torino per sviluppare un software capace non solo di individuare anomalie cromatiche, ma di fornire coordinate georeferenziate di estrema precisione. Questo permetterebbe di gestire in un unico sistema sia i droni che le squadre a terra, ottimizzando i tempi di verifica. "La sfida futura – sottolinea l'esperto - sarà quella di integrare queste analisi complesse direttamente a bordo dei droni e durante il volo SAR".

Nonostante gli attuali limiti, l’Intelligenza Artificiale si dimostra un valido strumento a supporto del personale umano, soprattutto quando si tratta di ricerche delicate e complesse, in cui il tempo è spesso l’unico confine tra tragedia e salvezza.