Sullo Zugspitze è allarme permafrost, potrebbe scomparire entro 50 anni

La Carovana dei Ghiacciai ha raggiunto lo Zugspitze, cima più alta della Germania, interessata da intensi fenomeni di fusione glaciale e degradazione del permafrost. Occasione per lanciare all'Europa un appello, perché vengano attivati monitoraggi coordinati su ghiacciai e permafrost alpino.

La quarta tappa della Carovana dei ghiacciai 2025, promossa da Legambiente in collaborazione con CIPRA Italia e la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana, ha visto come protagonisti i ghiacciai dello Zugspitze (2.962 m), vetta più elevata della Germania. Destano particolare preoccupazione due fattori: la fusione sempre più accelerata del ghiaccio e la degradazione del permafrost, ovvero il suolo (o roccia) che rimane completamente ghiacciato per almeno due anni consecutivi.

Secondo i dati scientifici, pubblicati dai ricercatori del laboratorio “Schneefernerhaus”, centro di ricerca di importanza internazionale che ha sede sulla montagna, e le osservazioni svolte sul campo nell’ambito della Carovana, il permafrost potrebbe scomparire del tutto entro 50 anni. Come diretta conseguenza, si assisterebbe a un progressivo aumento della instabilità della montagna. 

In relazione ai ghiacciai, osservato speciale è in particolare il ghiacciaio dello Schneeferner settentrionale, che mostra segni di grande sofferenza. Tra i pochi e ultimi ghiacciai “resistenti” della Germania, ha visto un dimezzamento della sua superficie negli ultimi 40 anni, tra il 1980 e il 2023. Inoltre, in tempi recenti, tra il 2007 e il 2022, si è assistito a una riduzione in spessore di circa 30 metri, passando da un valore iniziale di 52 a 20 metri nella parte centrale. 

Gli esperti stimano che, mantenendosi inalterati i tassi di fusione, entro il 2030 il ghiacciaio potrebbe ritrovarsi ridotto a poche placche di ghiaccio residue. Non si esclude che la sua totale scomparsa possa avvenire entro il 2050. 

Sorte meno felice è toccata al ghiacciaio dello Schneeferner meridionale, declassato a glacionevato già nel 2022. Termine che identifica un (ex) ghiacciaio, che non presenta più la tipica dinamica di scorrimento dalla zona di accumulo verso quella di ablazione. È di fatto una massa di ghiaccio e neve, che non mostra movimento verso valle. 

Vi sono anche segnali “positivi”, che emergono dalle osservazioni effettuate nella zona. È il caso del ghiacciao Höllentalferner, che riesce a resistere al cambiamento climatico, grazie all’apporto di nuova neve legato a fenomeni valanghivi e all’effetto schermante nei confronti delle radiazioni solari, svolto dalle imponenti pareti rocciose che lo circondano. 

 

Una tappa storica nella storia della Carovana

La tappa tedesca ha rappresentato un unicum nella storia della Carovana dei ghiacciai, campagna attiva da 6 anni. Si tratta infatti di una prima volta. Il team, oltre a svolgere osservazioni sui ghiacciai, ha avuto il piacere di effettuare, in via eccezionale, una visita presso la stazione di ricerca sull’ambiente montano “Schneefernerhaus”, un laboratorio che è punto di riferimento internazionale per gli studi sui cambiamenti climatici, sul monitoraggio dei ghiacciai e sullo stato del permafrost. 

Sotto la guida di Michael Krautblatter, professore dell’Università di Monaco, la Carovana ha avuto la possibilità di visitare anche il tunnel laboratorio, scavato all’interno dello Zugspitze, che consente ai ricercatori di analizzare ghiacciai e permafrost, senza interferenza da parte delle condizioni meteo esterne. 

Osservazioni sul campo e dati scientifici, che raccontano gli ultimi ghiacciai della Germania, sono stati presentati in conferenza a Monaco di Baviera. 

Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia, ha tenuto a esaltare in tale sede, l’importanza degli studi condotti sui ghiacciai e sul permafrost dall’Università di Monaco, “studi fondamentali per comprendere come cambierà l’alta quota e quali rischi potrebbero derivare dall’instabilità delle pareti montane”. La degradazione del permafrost, come evidenziato da Vanda Bonardo, si lega a “un altro tema cruciale”, che sono “le risorse idriche contenute nel permafrost”. Risulta essenziale “capire dove si troverà l’acqua in futuro, quale sarà la sua qualità e come potrà essere gestita sono elementi essenziali per le comunità alpine”.

Un obiettivo chiave del progetto Interreg Alpine Space WATERWISE, tra i cui partner si annovera Legambiente Piemonte e Val d’Aosta. Il progetto, che vede la cooperazione di Italia, Svizzera, Germania, Austria, Francia e Slovenia, è finalizzato a incrementare la sensibilità del pubblico in merito alla vulnerabilità idrica nelle Alpi, a favorire la resilienza del territorio alpino ai cambiamenti climatici e a fornire supporto per migliorare le politiche idriche e la pianificazione territoriale. I paesi partner collaborano nella progettazione e sperimentazione di soluzioni per una gestione sostenibile del territorio e delle risorse idriche, con il coinvolgimento attivo delle comunità. 

“Il permafrost si trova nei detriti e all’interno delle pareti rocciose delle Alpi. Nei prossimi 100 anni diventerà la fonte d’acqua più importante in montagna  - ha chiarito Michael Krautblatter, dell’Università di Monaco - perché impiega molto più tempo a degradarsi, rispetto ai ghiacciai, e lo avremo nei fiumi in estate. Ma dove il permafrost scompare, si generano instabilità dei versanti e movimenti di massa. Quindi la degradazione del permafrost avrà impatti significativi sia sui rischi che sulle risorse d’alta quota e a causa della crisi climatica questi fenomeni aumenteranno in futuro”.

“Questa tappa di Carovana dei ghiacciai in Germania mi ha portato sullo Zugspitze 12 anni dopo una precedente visita con gli studenti del progetto geoNatHaz (EU-Canada) al laboratorio del permafrost e al ghiacciaio, sempre sotto la guida di Micheal Krautblatter. Sono stato colpito dal cambiamento ambientale: non solo dalla riduzione areale e di spessore del ghiacciaio Schneeferner, ma soprattutto da quanto il permafrost si sia degradato – la testimonianza di Marco Giardino, vicepresidente della Fondazione Glaciologica Italiana e docente dell’Università di Torino -  Di fronte all’accelerazione di questi fenomeni legati al riscaldamento climatico occorre agire con rapidità e decisione: innanzitutto per monitorarne l’evoluzione, per poi elaborare le risposte giuste all’aumento di rischi e alla diminuzione di risorse che ne possono derivare”.

 

Un appello all’Europa

La tappa dello Zugspitze ha fornito alla Carovana dei Ghiacciai occasione per lanciare un appello all’Europa, perché venga avviato quanto prima un monitoraggio coordinato sui ghiacciai e sul permafrost alpino

“Solo con una rete scientifica comune e una reale collaborazione tra Paesi europei sarà possibile affrontare una crisi che non conosce confini – chiarisce Legambiente -  Non dimentichiamo che anche in Italia si stanno avviando preziosi studi sul degrado del permafrost come quelli del CNR/IRPI, delle ARPA e di altre università ed enti di ricerca che offrono un contributo fondamentale alla riduzione dei rischi naturali”.

La richiesta di avviare un monitoraggio europeo del permafrost e dei ghiacciai è tra i punti chiave esposti nel Manifesto Europeo dei ghiacciai e delle risorse connesse, iniziativa promossa da Legambiente insieme a CAI, CIPRA ITALIA, EUMA e Fondazione Glaciologica italiana.