Alce nel bosco che ha notato l'obbiettivo di una telecamera © Filippo Del Vecchio
Alce che attraversa il fiume © Filippo Del Vecchio
Alci che si abbeverano © Filippo Del Vecchio
Alce sull'attenti © Filippo Del Vecchio
Esistono luoghi dove l’inverno resiste più che altrove e la primavera, anche se a fatica riesce comunque a mostrarsi. Ancora, ci sono momenti in cui una spinta è più forte di altre e così anche il fiore più delicato riesce a bucare la neve.
Per gli animali questa spinta si chiama istinto, ed è proprio grazie a questo comportamento innato che in un luogo ben preciso, ogni anno accade qualcosa di speciale. Un impulso silenzioso e costante, che non ha bisogno di essere insegnato né compreso, ma che semplicemente ritorna, identico a sé stesso, stagione dopo stagione. Un avvenimento tanto familiare per chi lo compie quanto unico per chi lo guarda.
Il Nord nella sua essenza
Ci troviamo in Svezia e il fiume Ångermanälven, che taglia la contea di Västernorrland da ovest a est, è finalmente tornato a scorrere. Il ghiaccio che aveva interrotto il suo inesorabile corso ha finalmente allentato la presa e lui più carico che mai, è tornato ad attraversare proprio come l’anno prima le pianure sub artiche. Gli abeti, i pini e le betulle colorati di un nuovo colore brillante, si ritrovano nuovamente a condividere il bosco con i cespugli, anche loro rinati dal bianco manto che li ricopriva. I pochi animali capaci di resistere al lungo inverno appena concluso tornano nuovamente a popolare la macchia e quando il verde torna ad essere protagonista e si riprende tutto, significa solo una cosa: cibo.
Ogni stagione, come ormai avviene da migliaia di anni, negli alci svedesi si risveglia un sentimento primordiale. Nel periodo che coincide tra la fine di aprile fino al mese di giugno, percorrono a memoria i sentieri già battuti dai loro antenati, diretti verso i pascoli più verdi. Questi animali schivi e maestosi, alla ricerca di foglie nuove, giovani e fresche intraprendono un viaggio, come un rituale, che li porta attraverso foreste sconfinate e labirinti di fiumi d’acqua limpida, isole e fiordi del fiume Ångermanälven, raccontando con ritmo lento un mondo che segue solo i propri equilibri. Un mondo in cui il movimento non è una scelta, ma una risposta ad una voce che guida verso una direzione già scritta e che ognuno riconosce senza esitazioni.
Da spettacolo della natura a show mediatico
Il gesto di questi alci è unicamente istintivo, innato e ripetitivo ma allo stesso tempo familiare e armonioso a tal punto da risultare catalizzante e rilassante se ammirato. Questo “attraversare” infatti, non è un semplice passaggio da una sponda all’altra del fiume, ma una vera e propria migrazione, conosciuta in svedese come la Den stora älgvandringen, ovvero la grande migrazione degli alci.
La pacifica migrazione di questi animali però, non si limita a restare nel bosco.
Negli anni è risultata così affascinante, da diventare - dal 2019 anno della prima edizione - una trasmissione in diretta tv che per tre settimane consecutive, mostra ininterrottamente la grandezza e la maestosità di questo fenomeno. Dalla penultima settimana di aprile sino alla prima di maggio anche quest’anno, come gli anni passati, sarà possibile ammirare il silenzioso spostamento di questi giganti, che ruminano e nuotano per lungo tempo, ripresi dalle numerose telecamere nascoste appositamente tra le conifere.
A sorprendere, però, non è solo la migrazione in sé. È ciò che accade dall’altra parte dello schermo. Da qualche anno, infatti, milioni di persone si collegano per osservare questa lenta migrazione. Rimangono lì, per ore, in attesa o anche semplicemente con gli alci e il suono del bosco che restano in sottofondo, facendo compagni alla vita di tutti giorni, molto spesso anche senza vedere nulla, neanche un alce. Perché su centinaia di migliaia di alci presenti in Svezia, solo una piccola parte, mediamente un centinaio, attraversa realmente quel tratto di fiume e riesce ad essere catturata dagli obiettivi e dagli occhi di attenti spettatori.
Siamo ancora in grado di seguire l'istinto?
Per il resto del tempo, ciò che scorre è semplicemente la natura: il vento primaverile tra le conifere, l’acqua che scorre placida e la luce del nord che cambia quasi senza mai svanire del tutto.
Eppure, televisivamente funziona.
Perché quello che si osserva non è solo un animale unico, quasi mitologico per chi non vive a certe latitudini, ma anzi richiamo più profondo. Gli alci seguono un istinto antico, come una voce che li richiama verso una direzione che non ha bisogno di essere spiegata, e nel guardarli si ha quasi la sensazione di assistere a qualcosa di essenziale, di necessario. Come se quel movimento, così naturale, semplice e ripetuto, fosse in verità una risposta a una chiamata che noi, ormai, fatichiamo a sentire. Forse è proprio per questo che rimaniamo a guardarli, ad ammirarli quasi con stupore, cercando in quel movimento qualcosa che in fondo ci apparteneva.
Un movimento che esiste a prescindere, che continua anche senza spettatori e che per noi, forse, riesce a risultare così autentico.