The Frozen Road, viaggiare in solitaria secondo Ben Page

L'avventura su due ruote e in solitaria del regista britannico Ben Page attraverso le lande desolate dello Yukon è proposto in un film, disponibile sulla piattaforma InQuota.tv, che evita i sensazionalismi di significati stereotipati
Frame dal film "The Frozen Road", disponibile su InQuota.tv © Ben Page

The Frozen Road’ (Regno Unito / 2017 / 24'), ora disponibile sulla piattaforma InQuota.tv, è un film che racconta l'ultimo mese di un viaggio in bicicletta durato tre anni e compiuto dal regista, Ben Page, fra il 2014 e il 2017. In totale, Page ha pedalato e spinto il suo mezzo a due ruote attraverso cinque continenti, percorrendo quasi 55.000 chilometri. Il film nasce, in realtà, da uno spunto improvviso: mentre si apprestava ad affrontare l'ultima tappa di questo immenso viaggio attraversando l'ultimo continente, le Americhe, Ben ha deciso di fermarsi ai margini della sua mappa, dando un'occhiata a ciò che si trovava “oltre”. Il risultato? La traversata del remoto e gelido territorio dello Yukon, in Canada, fino al Mar Glaciale Artico. E una riflessione sul significato di viaggiare da soli in un immenso vuoto.

Un'Odissea su due ruote

Ad un certo punto della sua avventura Page rimane bloccato lungo il fiume Peel, situazione che ha messo a dura prova la sua solidità, sia come videomaker che come biker. “Non so bene cosa mi abbia spinto ad andare avanti, - ha raccontato il regista - Si trattava sicuramente di un posto spaventoso e di una situazione che non avevo mai vissuto prima, ma non avevo altra scelta che continuare a spingere e razionare il mio cibo. Avevo calcolato che mi ci sarebbero voluti dai 3 ai 4 giorni per uscire dal fiume e, a meno di ulteriori incidenti con il freddo o gli animali selvatici, si trattava semplicemente di fare un passo alla volta. Ovviamente, lo sforzo fisico e mentale di quel momento è stato davvero duro. In quel contesto credo che dover filmare il tutto mi sia servita come una distrazione significativa, che mi ha permesso di distogliere la mente dalle difficili circostanze in cui mi trovavo e di evadere con pensieri in merito alle varie inquadrature possibili e a come raccontare al meglio la storia che stavo vivendo. C'era sicuramente una dicotomia di pensieri: metà della mia testa mi diceva di smettere di filmare e di mettermi in salvo, mentre la parte del mio cervello da regista diceva che quelli erano gli istanti più importanti da immortalare”.

GUARDA IL FILM

Spoiler alert: un finale onesto ma brutale

Nella scena finale del film Ben Page sembra sul punto di piangere, nella stanza più quotidiana di tutte: un bagno. Non vi è euforia, né alcun sollievo visibile, nessuna gioia e nessuna soddisfazione. “L'ultima scena era davvero importante da includere nel film - ha commentato Page - perché mostra la cruda e onesta realtà riguardo a che cosa provassi davvero arrivando alla fine di quel viaggio”. Mentre la stragrande maggioranza dei film d'avventura cercano sempre di individuare significati, più o meno reconditi, la realtà per Ben è condensata in uno sguardo deluso, a tratti deprimente. "Mi ero impegnato così tanto, - conclude - mi ero esposto ad un mondo di rischi per vivere un'emozione intensa che non è mai emersa. Non me l'aspettavo affatto. Invece di godermi la gioia, ero ancora solo, con mille pensieri che mi frullavano in testa: uno fra tutti, se ne fosse valsa la pena. Ho cercato di rendere questo cortometraggio, nel suo complesso, una leggera riflessione sulla natura della solitudine e sulla misura in cui si può sperimentarla. Quella scena finale è fatta di un'onestà emotiva a tratti brutale, perché tutte le domande sollevate dal percorso che avevo intrapreso sono rimaste, infine, senza risposta".