A.italicus. Foto Andrea Persico
Foto Marianne
Austropotamobius italicus Pizzante. Foto Nicole SantiIl fiume Ticino non conosce frontiere. Scorre tra Italia e Svizzera come un’unica arteria naturale, collegando ecosistemi, territori e comunità. Ed è proprio lungo questo corridoio ecologico che si gioca oggi una sfida decisiva per la biodiversità: la sopravvivenza di Austropotamobius italicus, l’ultimo gambero d’acqua dolce autoctono della regione, ormai a serio rischio di estinzione.
Per affrontare questa emergenza ambientale è nato ECO4TICINO, progetto Interreg sviluppato all’interno di Iniziativa Ticino e coordinato da Istituto Oikos, che vede Italia e Svizzera lavorare fianco a fianco per monitorare, proteggere e gestire in modo condiviso le risorse naturali del bacino fluviale.
Il gambero autoctono resiste, ma in condizioni sempre più precarie. Le sue popolazioni sono frammentate e isolate, schiacciate da una combinazione di fattori critici: la diffusione di specie esotiche invasive come il gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii), il gambero della California (Pacifastacus leniusculus) e Faxonius limosus; la Peste del gambero, malattia fungina letale per le specie europee; la perdita e l’alterazione degli habitat; e i cambiamenti del regime idrico dovuti alle attività umane.
Un censimento atteso da oltre quindici anni
Nel Canton Ticino, l’ultimo grande inventario dei gamberi d’acqua dolce risaliva al periodo 1997–2007. Grazie a ECO4TICINO, tra il 2021 e il 2023 le 89 stazioni storiche sono state nuovamente monitorate. I risultati mostrano una situazione fragile ma non priva di segnali incoraggianti: circa 5000 esemplari di gambero autoctono sono stati censiti in 46 stazioni.
Il Mendrisiotto si conferma l’area più importante, con 3705 individui in 18 stazioni, seguito dal Locarnese, dove sono stati rilevati 723 esemplari in tre siti. Parallelamente, però, le specie esotiche continuano a espandersi, rendendo necessarie misure di lotta integrata per contenerne la diffusione.
Nel 2025 il progetto ha esteso il monitoraggio anche al tratto italiano del fiume Ticino. Sono state controllate 50 stazioni, 13 delle quali ospitano Austropotamobius italicus (12 in Lombardia e una in Piemonte). In cinque siti è stata invece accertata la presenza di gamberi esotici, tra cui P. clarkii e P. leptodactylus.
La buona notizia è l’individuazione di sei nuove stazioni con presenza del gambero autoctono rispetto ai dati iniziali. Le popolazioni non ancora studiate sono state analizzate geneticamente in collaborazione con l’Università dell’Insubria, per individuare eventuali zone di contatto tra popolazioni e specie: informazioni fondamentali per pianificare interventi di tutela mirati.
Un modello di cooperazione transfrontaliera
Uno degli elementi più innovativi di ECO4TICINO è l’approccio condiviso. Gli esperti italiani e svizzeri hanno sviluppato un protocollo di campionamento comune e una scheda di rilievo unificata, facilitando lo scambio di dati e il monitoraggio delle aree di confine. Un modello che dimostra come la conservazione della biodiversità non possa fermarsi ai confini amministrativi. Coordinamento, dati condivisi e monitoraggi costanti sono le basi per proteggere le specie autoctone, contenere le invasioni biologiche e pianificare una gestione efficace del territorio.