Tirich Mir: l’Alpine Club of Pakistan invalida una delle due salite locali

L’Alpine Club of Pakistan ha invalidato la rivendicazione di vetta della spedizione guidata da Abdul Joshi sul Tirich Mir, stabilendo che la squadra aveva raggiunto una falsa cima.
Tirch Mir © Wikimedia Commons

L’Alpine Club of Pakistan (ACP) ha ufficialmente invalidato la rivendicazione di vetta presentata dalla spedizione guidata da Abdul Joshi sul Tirich Mir (7708 m), la montagna più alta dell’Hindu Kush. Dopo settimane di indagini, il club ha stabilito che la foto fornita come prova mostrava in realtà una falsa vetta. La decisione arriva al termine di un’inchiesta indipendente avviata in seguito ai dubbi sollevati da un testimone e rilanciati da ExplorersWeb.

Il Tirich Mir, situato nell’Hindu Kush, era rimasto chiuso per anni a causa delle delicate condizioni politiche nell’area del confine afghano. La recente riapertura, accompagnata dall’esenzione delle royalties per celebrare il 75° anniversario della prima ascensione norvegese, aveva attirato due spedizioni pakistane nell’estate 2025. La prima vetta era stata rivendicata il 1° agosto da Abdul Joshi, alpinista di Shimshal, insieme ai compagni Hameed Ullah, Faryad Karim, Mansoor Karim e Nisar Ahmed. Il 19 agosto, anche Sirbaz Khan e Abid Baig avevano annunciato il successo.

 

I dubbi sulla foto di vetta

Le perplessità sono emerse mesi dopo. Secondo la segnalazione ricevuta da ExplorersWeb, l’immagine fornita dalla squadra di Joshi mostrava una pendenza nevosa riflessa negli occhiali a specchio degli alpinisti. Tuttavia, la vetta del Tirich Mir è nota per essere ampia e relativamente piatta.

L’ACP ha quindi istituito una commissione composta dal colonnello in pensione Sher Khan (presidente), dall’alpinista pakistana Naila Kiani e da Tayyab Syed, membro della Pakistan Association of Tour Operators. Il gruppo ha esaminato fotografie, dati GPS, rapporti ufficiali e testimonianze dei capispedizione, conducendo quella che ha definito una revisione “indipendente, imparziale e basata su prove”.

 

Il verdetto: vetta confermata a Khan e Baig

Le conclusioni sono nette: Sirbaz Khan e Abid Baig hanno effettivamente raggiunto la vetta il 19 agosto 2025, diventando così i primi pakistani a salire il “tetto” dell’Hindu Kush.

Diversamente, la salita dell’1 agosto è stata invalidata. Secondo la commissione, la squadra di Joshi avrebbe raggiunto una falsa vetta, scambiandola per quella principale a causa del maltempo e dell’assenza di dispositivi di verifica dell’altitudine. Non è stata ravvisata un’intenzione fraudolenta, ma l’evidenza presentata è stata giudicata insufficiente a dimostrare il raggiungimento del punto più alto.

Il rapporto sottolinea inoltre che le corde fisse installate dalla squadra di Joshi fino a circa 7550 metri hanno ridotto significativamente le difficoltà tecniche per la spedizione successiva.

L’ACP ha chiarito che l’obiettivo dell’indagine era “garantire accuratezza, equità e integrità nei registri alpinistici del Pakistan”. In seguito al caso, il club ha adottato linee guida standardizzate per la verifica delle future ascensioni riconosciute ufficialmente.

Tra i requisiti: fotografie e video chiari con elementi identificabili, uso obbligatorio di dispositivi GPS e documentazione post-spedizione conforme a criteri uniformi.

Una svolta significativa per l’alpinismo pakistano, che segna un passo deciso verso maggiore trasparenza. E un messaggio chiaro alla comunità internazionale: sulle grandi montagne, la gloria passa anche – e soprattutto – dall’accuratezza delle prove.