“La traccia di Toni. Toni Gobbi da cittadino a guida alpina” è il film vincitore del Premio Cai © Cervino Cinemountain
Toni Gobbi con gli sci sul Monte Rosa © Archivio Gobbi
La guida alpina Toni Gobbi © Archivio Gobbi
Toni spiega la sua traccia a un convegno © Archivio Gobbi
Controluce invernale © Archivio Gobbi
Toni con Walter Bonatti © Archivio Gobbi
Toni e Romilda Gobb © Archivio Gobbi
Toni Gobbi muore sotto una piccola valanga il 18 marzo 1970, sul Sasso Piatto. Un distacco di lastroni e un salto di roccia gli sono fatali.
Le montagne come scelta
Nato a Pavia nel 1914, cresciuto Vicenza, laureato in legge, è destinato a fare il notaio, ma quando incontra e sposa Romilda Bertholier si stabilisce a Courmayeur per fare la guida e diventa il primo “straniero” ammesso nella compagnia locale. Brillante scalatore, ripete le vie classiche, poi si dedica alle invernali nel massiccio del Monte Bianco, realizzando belle imprese come la cresta des Hirondelles alle Grandes Jorasses (1948), la cresta sud dell’Aiguille Noire de Peutérey (1949) e la via Major al Monte Bianco (1953). Tra le aperture spicca la parete est del Grand Pilier d’Angle nel 1957, con Walter Bonatti. Alpinista completo, partecipa a spedizioni extraeuropee in Patagonia, nel Caucaso e in Groenlandia e nel Karakorum, sul difficile Gasherbrum IV.
Uomo di mondo, colto e popolare, entra nel Groupe de Haute Montagne e presiede le guide valdostane dal 1957 al 1965. Inventa le famose Settimane di sci alpinismo, che diffondono le alte vie e le traversate con gli sci sulle Alpi e fuori.
Amato da tutti
Gobbi è stato dunque tante cose insieme: alpinista di alto livello, guida di ampia visione, viaggiatore, organizzatore, conferenziere, divulgatore della montagna. Una
figura che rimpiangiamo, perché oggi avremmo più che mai bisogno di un ambasciatore della cultura alpinistica come lui, capace di superare gli stretti confini per
“scendere” nella società, bravo a dialogare in molte lingue, ma assolutamente rispettato dagli specialisti. Profeta in patria e fuori, in Italia e all’estero. Una specie di Rébuffat all’italiana, venuto dalla pianura con orizzonti di pianura, ma trapiantato sul Monte Bianco e abbastanza autorevole e rispettoso da essere amato perfino dai
valligiani.
Questa fu l’impresa più grande di Toni Gobbi, che lo colloca tra i capiscuola.