Tra Civitella Alfedena e Forca Resuni: bramiti, panorami e amicizia

La settimana nazionale dell'escursionismo ha offerto più di 40 uscite agli oltre 1800 partecipanti presenti. Tra queste, un percorso nella Val di Rose che sale fino a Forca Resuni. La natura si è manifestata nel pieno del suo fascino autunnale: cervi e vedute a perdita d'occhio, con l'unico neo di alcune strutture che meriterebbero di essere recuperate

 

Gli unici a snobbare l’evento, purtroppo, sono stati i camosci, di solito facili da avvistare tra l’alta Val di Rose e Passo Cavuto. Solo un gruppetto di questi eleganti animali ha osservato il passaggio degli escursionisti dall’alto, dalle balze di erba e roccia del Monte Boccanera. I cervi, in compenso, si sono fatti ascoltare. Poderosi bramiti hanno accompagnato la preparazione del gruppo nel posteggio di Civitella Alfedena. Altri, altrettanto possenti, sono echeggiati durante la salita finale verso Forca Resuni. Un escursionista belga di passaggio ha chiesto se fossero ruggiti di orsi, e a chi scrive è toccato il compito di deluderlo.

Tutto il resto c’era eccome. Un’aria finalmente frizzante, dopo la pioggia della notte, ha accompagnato il gruppo per l’intera giornata, segnando finalmente la fine di un’estate torrida. Un panorama spettacolare, verso il Lago di Barrea, i monti Marsicano e Greco, le vette e le valli del versante laziale del Parco che si aprono da Forca Resuni.

La ricchezza di un parco

Magnifico, dal sentiero di salita e ancor di più al ritorno, il colpo d’occhio verso Civitella Alfedena, il borgo dell’alta Valle del Sangro che mezzo secolo fa ha scelto di allearsi con il Parco, dove si visitano il Museo (oggi in restauro) e l’Area faunistica del lupo, e da cui inizia il classico e faticoso sentiero che risale la Val di Rose e torna a valle per la Valle Jannanghera.

Per i soci CAI arrivati su queste montagne da lontano (Bolzano, Merano, Vicenza, persino Vaprio d’Adda in Lombardia), come per i “fratelli d’Appennino” di Civitanova Marche e Perugia che frequentano regolarmente l’Abruzzo, questa giornata è stata l’occasione per scoprire il cuore di uno dei primi parchi nazionali italiani, inaugurato a Pescasseroli 104 anni fa, nell’autunno del 1922, da un gruppo di associazioni di cui faceva parte anche il CAI.

Per molti partecipanti la settimana nazionale dell’escursionismo, che ha il suo campo-base a Sulmona, è stata l’occasione per scoprire in successione i grandi massicci dell’Abruzzo. I più motivati e allenati, anche grazie al bel tempo, ne hanno approfittato per salire in successione il Corno Grande, il Sirente e poi il Monte Amaro della Maiella. Per altri, la salita verso Forca Resuni è stata una tappa nell’esplorazione del Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise, dove sono state programmate escursioni anche tra i boschi della Camosciara e verso le cime del Monte Amaro di Opi e della Meta.

La Val di Rose

Il sentiero della Val di Rose inizia con uno strappo ripido, e poi continua in una magnifica faggeta, che si apre accanto ai resti di un vecchio stazzo. Poi sale nell’ultimo tratto del bosco, esce sui pascoli di solito popolati dai camosci, sale a tornanti fino al Passo Cavuto, un intaglio sulla cresta del Monte Boccanera da cui si ammira un magnifico panorama.

Verso destra, da qui, ci si affaccia sui vertiginosi canaloni che precipitano verso la Camosciara. Tutt’intorno si alzano vette eleganti, a iniziare dallo Sterpidalto al Petroso, che gli escursionisti che visitano il Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise possono osservare ma non salire. Una discesa, un ultimo strappo e una spettacolare traversata portano al rifugio di Forca Resuni, 1.952 metri di quota, dove ci si affaccia sui boschi della Val Canneto e sul Lazio. La discesa in Valle Jannanghera, ripida prima di entrare nel bosco, diventa più avanti una lunga e rilassante planata all’ombra dei faggi.

Sguardi diversi

Giuseppe Masilli, uno dei cinque accompagnatori CAI del gruppo, ha spiegato che tanta ombra ha fatto battezzare la zona valle delle Streghe. Nessuna presenza inquietante, però, ha turbato i partecipanti, tra i quali erano molti (e ben allenati) “diversamente giovani” fino alla bella età di 80 anni. Durante la sosta a Forca Resuni si è parlato del panorama, della fauna e della storia del Parco. È stato un atto di cortesia, da parte degli escursionisti arrivati da lontano, non far notare ai locali le condizioni penose del rifugio, che oggi include delle parti crollate e un ricovero di emergenza in condizioni penose.

Invece la struttura che sorge a Forca Resuni, una delle otto volute un secolo fa da Erminio Sipari, cugino di Benedetto Croce e primo presidente dell’allora Parco Nazionale d’Abruzzo, è un pezzo di storia delle aree protette italiane, e un biglietto da visita per gli escursionisti che arrivano anche da molto lontano. Non possono il Parco, i Comuni o qualcun altro riportarla a condizioni migliori?