Il tracciato del collegamento © FB Mirco Grasso
I due alpinisti hanno trovato roccia complessivamente buona © FB Mirco Grasso
La velocità non è stato un fattore determinante © FB Mirco Grasso
Grasso e Baù © FB Mirco Grasso
Nel fine settimana del 6-8 marzo, Alessandro Baù e Mirco Grasso hanno compiuto in tre giorni la traversata invernale di tutte le vette delle Tre Cime di Lavaredo. Il concatenamento è stato effettuato con due bivacchi in parete. Non si tratta del collegamento più rapido mai realizzato, ma di quello più “completo”, considerando che sono state collegate tutte le otto-nove cime del massiccio. “L'idea era quella di fare una bella avventura, senza guardare ai tempi, su un terreno meno conosciuto di quello che si possa pensare” ci ha spiegato Alessandro Baù.
Al di là delle difficoltà
Ma come? Un alpinista del livello di Baù, in grado di ridefinire certi limiti di difficoltà sulle pareti più importanti delle Dolomiti, sceglie un progetto che in confronto appare per lo meno due passi indietro? Appare è la parola giusta, perché indubbiamente Alessandro e Mirco hanno tutte le qualità per puntare a realizzazioni più ambiziose – Grasso per esempio è appena tornato dal Cochamò con una bella via in tasca-, ma muoversi in inverno, per creste, senza conoscere nel dettaglio l'itinerario scelto, richiede “fiuto” alpinistico, oltre che competenza e preparazione. Il tutto con il semplice intento di godersi una bella cavalcata. “Il percorso non lo conoscevo quasi per niente – racconta Baù-. Conoscevo la discesa dalla Ovest e dalla Grande, tutte le vie che avevo fatto erano sul lato nord. Conoscevo a grandi linee il percorso, ma non dove erano la maggior parte delle discese e poi, con la neve, cambia un po' tutto”.
Grasso e Baù sono partiti il 6 marzo alle 10, senza fretta. “La proposta mi è arrivata proprio da Mirco: poteva essere un buon allenamento, ma soprattutto una avventura, nel senso letterale del termine. Le difficoltà si aggirano al massimo sul V-VI grado, tendenzialmente siamo sul III-IV. Ma le creste non sono mai un terreno banale, puoi perdere l'orientamento in ogni momento e soprattutto in inverno bisogna 'star su con le rece', come diciamo noi”.
Orecchie bene aperte
Ed è proprio lì che sta la complessità della traversata: mantenere l'attenzione sempre accesa, la sensibilità pronta al capire il terreno. Grasso e Baù hanno traversato in ordine Torre Lavaredo con la sua anticima, il Sasso di Landro, la Croda di Longeres, Cima Ovest, Cima Grande, Cima Piccola, Punta Frida e Cima Piccolissima.
Nel 2017, Simon Gietl e Michi Wohlleben avevano già concatenato le cinque cime principali partendo dalla Ovest, qualcosa che ci si poteva attendere da Gietl, ottimo conoscitore del gruppo. Due anni fa Christian Bickel e Micha Rinn avevano invece completato la prima traversata integrale dello skyline delle Tre Cime. Ma mancava ancora un collegamento completo in inverno. “Simon e Michi hanno fatto una cosa più impegnativa in partenza sulla Ovest e poi hanno completato tutto in giornata, ma la nostra idea non era di andare in velocità, non sapevamo nemmeno dove erano molte doppie. Ci siamo portati una dozzina di chiodi, che poi abbiamo usato e non usato, siamo andati slegati per il 65% del tempo. La roccia era meglio di come me la aspettassi. Da noi c'è un detto: quando c'è una presa bianca smagnesata in Tre Cime tirala. Si può anche muovere, ma tiene. Forse il tratto un po' più scabroso è stato quelle di Punta Frida, ma con la scusa della neve abbiamo fatto un canalino”.
Un “aiuto” da Simon
Partiti senza fretta, Grasso e Baù hanno scalato fino alla cengia circolare della Ovest, dove hanno lasciato lo zaino. Sono andati senza materiale fino alla cima, poi sono scesi e hanno bivaccato. Il giorno seguente hanno fatto la Dülfer, quindi la Grande. “Lì abbiamo seguito le tracce di Simon, che era appena stato su per la Das phantom der zinne. La cosa ci ha agevolato abbastanza”. I due hanno poi salito la Piccola fino alla spalla, dove hanno allestito il secondo bivacco. L'ultimo giorno hanno ultimi due tiri della Piccola, poi la Frida e la Piccolissima, scendendo dalla Preuss. Nel primo pomeriggio erano giù.
"Una gran bella cavalcata”.