Trincee Nagia Grom durante una spiegazione in LIS © Compagnia del Cammino di San Rocco
Castione © Compagnia del Cammino di San Rocco
Trincee Nagia Grom insieme ad un alpino © Compagnia del Cammino di San Rocco
Partenza del cammino da Mori © Compagnia del Cammino di San Rocco
Segnaletica Cammino di San Rocco © Compagnia del Cammino di San Rocco
Gli zaini dei partecipanti © Compagnia del Cammino di San Rocco
Chiesa di Sant'Agata a Corniano © Compagnia del Cammino di San Rocco
In cammino sul monte Creino © Compagnia del Cammino di San Rocco
Trincee Nagia Grom © Compagnia del Cammino di San Rocco
Logo del Cammino di San Rocco © Giulia ZaccardelliNella provincia di Trento, tra le terre rosse della Val di Gresta, la roccia gialla di Mori e i boschi verdi di Monte Baldo, si snoda il cammino di San Rocco. Lungo i 70 chilometri che attraversano boschi, borghi, campi e comunità, dal 25 al 29 agosto si è svolta l'iniziativa Passi inclusivi sul cammino di San Rocco, organizzata dalla compagnia che gestisce l'itinerario, da Ens Trento – Ente nazionale sordi – in collaborazione con l'agenzia viaggi Walden viaggi a piedi. Il 27 agosto, nell'oratorio di Mori, c'è stata anche la conferenza Passi inclusivi: i cammini si raccontano, un altro momento di confronto sull'accessibilità in montagna e sui percorsi lunghi.
Al cammino hanno partecipato 20 persone da tutta Italia, di cui 11 sorde e 9 udenti, con Laura Ciaghi, accompagnatrice di media montagna, e Lara Bergomi, assistente alla comunicazione Lis.
Il caldo di fine estate ha accompagnato ogni passo, ma a guidare il cammino è stata la consapevolezza che, con curiosità e con la giusta guida, si può creare una comunità capace di comprendersi, interagire e accogliersi.
Abbiamo raggiunto diversi tra organizzatori e partecipanti al cammino: Ulisse Paolini, presidente dell'associazione Compagnia del cammino di San Rocco (da qui in poi solo "Compagnia"); Brunella Grigori, presidente Ens, Laura Ciaghi e Lara Bergomi.
L'esperienza di Brunella
Brunella è una camminatrice. "Ho iniziato a camminare con la mia famiglia grazie ad un amico sordo amante dei cammini, e poi ho voluto allargare l'esperienza ad altre persone sorde".
Tuttavia, ci sono delle differenze tra camminare da sola e in compagnia: "Ultimamente cammino con un'amica abituale e riusciamo a decidere i nostri tempi e il ritmo della camminata; con un gruppo devi adattarti, ma si fa amicizia e si crea un senso di comunità che mi piace".
Sul cammino di San Rocco ci racconta: "Conoscevo tutti i sordi che hanno partecipato, ma non gli udenti. All'inizio, insieme alla guida, abbiamo spiegato come si comunica e ci si comporta con le persone sorde. Il gruppo piano piano si è integrato bene e per me è stato facile socializzare. Ma ovviamente, come nella vita, non è tutto rosa e fiori".
Grande protagonista di questo cammino è stato il caldo, ma anche il cibo: "l'unica cosa negativa è stato il caldo unito alla salita. Ma tra il paesaggio e la squadra di persone abbiamo vissuto dei momenti ricchi e piacevoli. Abbiamo dormito in diversi posti: rifugi, oratori, b&b. La cosa positiva era la cena preparata dai volontari della comunità, bravissimi cuochi".
Il gruppo ha incontrato una comunità accogliente, consapevole e curiosa: "erano tutti disponibili a comunicare con noi, soprattutto i circoli del paese e gli alpini, che un giorno ci hanno preparato la pasta. C'è stata una bellissima accoglienza perché erano preparati al nostro arrivo. Molti erano veramente curiosi di conoscere la cultura dei sordi, il modo di vivere la quotidianità e la comunicazione".
Comunicare è semplice
Sul come si organizzavano durante il trekking, ci racconta: "lungo il cammino c'erano diversi punti di interesse che Laura spiegava e, vicino a lei, Lara traduceva per noi sordi. Per vederla bene, ci mettevamo sempre tutti in cerchio".
Al Cammino non hanno partecipato solo i soci Ens: "abbiamo pubblicizzato l'evento nell'associazione ma grazie ai social e al passaparola l'abbiamo aperto anche ad altre persone da tutta Italia; eravamo 20, forse un po' troppi, ma abbiamo collaborato e ci siamo integrati".
Riguardo al rapporto tra sordi e udenti del gruppo, aggiunge: "non ci sono stati problemi perché all'inizio del cammino abbiamo spiegato alcune regole per comunicare con noi, per esempio gli udenti hanno capito che devono chiamarci toccando la spalla e quando parlano devono stare fermi, a differenza loro che possono comunicare mentre camminano. La loro curiosità nei nostri confronti è una delle cose che mi è rimasta più impressa".
Organizzare il cammino ha richiesto dei passaggi, ma alla fine è andato tutto bene: "Abbiamo fatto degli incontri con la Compagnia e con Laura per parlare di comunicazione e di cultura dei sordi". C'è voglia di continuare a camminare: "ci piacerebbe molto fare i 'cinque cammini trentini' [oltre a San Rocco e San Vili ci sono anche quello Jacopeo d'Anaunia, dei Sette Laghi e delle Terre Sospese, ndr] tutto dipende dall'organizzazione".
“Gli udenti hanno capito che devono chiamarci toccando la spalla e quando parlano devono stare fermi. La loro curiosità nei nostri confronti è una delle cose che mi è rimasta più impressa”. Brunella
Origini del cammino inclusivo
Ulisse ci racconta com'è nata questa collaborazione: "L'anno scorso, con lo stand del Cammino, eravamo alla manifestazione 'Giro dei volti' a Ronzo Chienis e ho conosciuto Brunella. Era reduce dal cammino di San Vili e stava fantasticando sulla prossima esperienza da fare con i soci sordi dell'associazione. Lì ci siamo illuminati!". Brunella gli fa eco: "La mia associazione si occupa di attività culturali e sociali, per questo abbiamo pensato ad un cammino come occasione di socialità tra le persone sorde interessate alla natura e allo sport. Grazie a questo tipo di progetti viene data la possibilità di costruire una rete sociale di inclusione".
Il Cammino di San Rocco non è nuovo ad iniziative simili. Ci racconta Ulisse: "Venivamo dall'esperienza del 2024 con AbilNova, cooperativa specializzata in servizi per persone con disabilità sensoriali. Abbiamo organizzato un cammino con un gruppo di persone cieche, ipovedenti e vedenti. Abbiamo ideato il Cammino come occasione di incontro e condivisione, e volevamo replicare l'esperienza".
Una concezione che si sposa con le finalità di Ens. Brunella infatti continua: "Sono presidente dal 2004 e mi occupo di tutela di persone sorde, dai più piccoli ai più anziani in tutti i settori. Gli obiettivi generali del mio lavoro sono tre: autonomia delle persone sorde, bilinguismo (Lis e lingua italiana) integrazione e inclusione".
A questo proposito Ulisse continua: "per noi è stato prioritario abbattere le barriere comunicative e far entrare in contatto il gruppo con la comunità locale attraverso esperienze il più possibile autentiche".
Un cammino come occasione di socialità tra le persone sorde interessate alla natura e allo sport. Grazie a questo tipo di progetti viene data la possibilità di costruire una rete sociale di inclusione.
Prime volte
Entrano così in gioco l'agenzia Walden, con cui collabora da anni Laura Ciaghi, e Lara Bergomi. Per Laura è stato il primo lavoro con un gruppo misto: "L'esperienza di gestire un gruppo che includeva sordi e udenti è stata straordinaria: mi ha permesso di mettere in gioco la mia competenza nella facilitazione di gruppi in cammino e l'incontro con una comunità e una lingua di cui conoscevo molto poco mi ha arricchito".
Per Lara, invece, era la prima volta sul cammino di San Rocco: "L'anno scorso ho fatto quello di San Vili con persone sorde e udenti. Queste ultime si sono aggregate a noi solo per alcune tappe, senza rimanere per cena o per la notte".
Non è mancato lo sforzo
Un'esperienza bella, ma non senza complessità: "La vera difficoltà è stata avere un gruppo con un'ampia varietà di velocità ed esperienza di montagna e di cammini lunghi. Avevamo camminatori diluiti su un paio di km, specialmente lungo le salite. Questa difficoltà è stata gestita dai volontari del Cammino e dall'uso di radio ricetrasmittenti. Le persone si sono trovate in gruppo secondo la propria velocità e non per lingua usata, questo ha facilitato le conversazioni tra sordi e udenti che si sono aiutati e aspettati a vicenda".
Lo sforzo fisico, dovuto anche al caldo di fine estate, ha contribuito a creare un ambiente più accogliente. Ci dice Brunella: "Il nostro gruppo era vario e ognuno aveva capacità diverse ma c'è stata una collaborazione che ha permesso a tutti di procedere serenamente"; Ulisse continua: "il caldo di fine agosto, in alcuni momenti, ci ha messo alla prova. Ma c'è stata fin da subito voglia di conoscersi e sincronizzare la velocità e il modo di comunicare. È successo con una buona armonia". Sul punto conclude Laura: "la condivisione dello sforzo, ma anche i pernotti nelle camerate, la preparazione delle cene, apparecchiare, sparecchiare, lavare i piatti insieme, tutto è servito per aprirci e coltivare accoglienza".
C'è stata fin da subito voglia di conoscersi e sincronizzare la velocità e il modo di comunicare. È successo con una buona armonia.
Diversi approcci comunicativi
Laura non conosce la Lis: "per il cammino ho imparato le frasi basilari e l'alfabeto manuale per avere una minima autonomia, ma ci sono anche altri canali a disposizione: molte persone sorde sanno leggere il labiale ed è importante assicurarsi di parlare senza muoversi troppo ed essere in un posto ben illuminato, così possono guardare la bocca. Si può anche scrivere o usare un'app di dettatura locale. Abbiamo usato tutte queste modalità, a seconda delle esigenze". E qui interviene Lara: "il giorno prima della partenza ci siamo ritrovate noi due per pensare ad attività accessibili ai sordi. Abbiamo pensato di fare il momento di debriefing scritto su dei cartelloni, così da renderlo visibile e più fruibile ai sordi".
E continua ponendo l'accento sul suo lavoro di mediatrice nella comunicazione del gruppo: "da parte dei sordi c'era molta curiosità, facevano domande e intervenivano spesso. Penso sia dovuto al fatto che spesso non hanno la possibilità di avere una figura di riferimento che renda accessibili gli argomenti. Sono stata anche interpellata per tradurre conversazioni personali. Anche se, dopo qualche giorno, gli udenti hanno iniziato a chiedere i segni direttamente ai sordi".
Passo dopo passo
La sinergia si è creata nel tempo. Sempre Lara ci racconta: "inizialmente l'interazione era limitata al gruppo di appartenenza (sordi con sordi e udenti con udenti), ma dal secondo giorno hanno iniziato a comunicare tutti. Gli udenti mi hanno fatto molte domande sulla cultura sorda, avevano molta curiosità al riguardo. I sordi, invece, si sono dimostrati molto aperti ad insegnare qualche segno". E ci parla di un episodio di integrazione che l'ha colpita molto: "un pomeriggio un gruppo misto si è organizzato per andare al bar, io li ho raggiunti più tardi e ho notato che interagivano liberamente anche senza la mia presenza costante. Il nostro obiettivo di creare inclusione tra persone udenti e cultura sorda si stava realizzando".
Il cammino visto da fuori
Infine, Ulisse ci racconta com'è andata dal punto di vista organizzativo: "C'è stato un grande impegno e spirito di collaborazione da parte di tutta la squadra di lavoro, con una cura al dettaglio, per fare in modo che il gruppo potesse godere pienamente dell'esperienza. Per far vivere un'esperienza genuina e contenere i costi, abbiamo previsto due sere su quattro di ospitalità semplice presso oratori e una cena comunitaria che abbiamo preparato noi volontari dell'associazione. Abbiamo usato i prodotti del territorio, e la cosa ha richiesto un maggiore impegno organizzativo di noi soci, eppure ci sono stati una bella partecipazione e un bel coinvolgimento".
Il cammino ha favorito la nascita di legami: “in pochi giorni si è creato un tessuto di relazioni e codici linguistici. Tutto questo è nato dalla vita quotidiana che contraddistingue un viaggio a piedi, fatto di cose semplici e primarie: camminare, mangiare, dormire, curiosare e voglia di socializzare”.
In pochi giorni si è creato un tessuto di relazioni e codici linguistici. Tutto questo è nato dalla vita quotidiana che contraddistingue un viaggio a piedi, fatto di cose semplici e primarie: camminare, mangiare, dormire, curiosare e voglia di socializzare.
Lo spirito del Cammino di San Rocco
Il cammino di San Rocco è nato attorno ai 28 tra capitelli, affreschi ed edicole dedicate al santo, protettore delle pandemie, dei volontari e dei pellegrini. I colori citati in apertura, rosso, giallo e verde, sono li stessi presenti sul logo. Pensato durante la pandemia, è stato accatastato a dicembre 2021 dalla Pro Loco Mori Val di Gresta come Cammino ufficiale nel registro provinciale trentino. Il nome ufficiale è F20 Cammino di San Rocco. Vedendo la traccia dall'alto, l'itinerario disegna un curioso “otto”, se si osserva in verticale, o un infinito, se si guarda in orizzontale.
Ulisse ci racconta la nascita del cammino: "è nato come progetto di comunità, con l'obiettivo primario di fare rete sul territorio, coinvolgendo associazioni, enti istituzionali e cittadini, senza distinzione. Il percorso è stato realizzato grazie alla sinergia di diversi soggetti, guidati da due operatrici di comunità della cooperativa ATAS. Tra le associazioni partner, le sezioni SAT – CAI di Mori, Brentonico e Ronzo Chienis hanno dato un importante contributo nella fase di tracciamento e manutenzione della sentieristica. Il Cammino, oltre a rafforzare i legami della comunità locale, porta con sè la disposizione all'accoglienza, ad aprire la porta e far entrare il mondo in casa propria. Chi si mette in cammino in questa forma di moderno pellegrinaggio è portatore di una storia. Per noi è stato importante preparare il territorio e favorire l'incontro tra queste storie".