Trento Film Festival, uno sguardo ai film che raccontano la montagna

19 le pellicole in concorso, 130 in totale. Il direttore artistico Mauro Gervasini: "Abbiamo scelto modalità di narrazione che vanno oltre il cinema d’alpinismo standard, spostando l’attenzione in modo a tratti radicale"

 

Ricchissimo, come sempre, il programma del Trento Film Festival, la rassegna del cinema di montagna presentata nella sua 74esima edizione giovedì a Milano. 19 i film selezionati nel Concorso internazionale, 130 in totale a rappresentare ben 38 nazioni diverse.

Alpinismo e tanto altro

Sempre di più, nel corso degli anni, il Trento Film Festival si è allargato a una narrazione che va oltre la dimensione meramente alpinistica o avventurosa, per raccontare la montagna in tutte le sue sfaccettature. Saranno 19 i titoli che si contenderanno le Genziane d’oro e d’argento assegnate dalla giuria internazionale: 13 lungometraggi e 6 corti, con 15 nazionalità rappresentate: Stati Uniti, Regno Unito, Norvegia, Italia, Francia, Repubblica del Congo, Bulgaria, Bolivia, Iran, Canada, Argentina, Paesi Bassi, Cambogia, Portogallo e Georgia.

 

Mauro Gervasini, responsabile del programma cinematografico, ha provato a identificare il filo rosso che unisce le varie pellicole. “Esistono tratti comuni tra i film? Forse sì. Nella diversità delle storie e dei contesti si esalta la ricerca di modalità di narrazione non banali, che vadano oltre il cinema d’alpinismo standard, spostando l’attenzione in modo a tratti radicale: non più solo i contenuti, ma le forme, più sperimentali in certi casi o classiche in altre ma mai didascaliche, mai solo divulgative”.


 

Mauro Gervasini ha lanciato alcune suggestioni sui film in rassegna

 

Pastori, biker e suoni

La rassegna spazia su temi molto differenti tra loro e lo fa con linguaggi talvolta originali. “Sono film che si vedono ma si devono anche sentire, come insegnano il corto Film de roche di Laurence Olivier oppure Le chant des forêts di Vincent Munier, fresco vincitore del César come miglior documentario, o ancora il corto A Bear Remembers di Zhang & Knight, che nelle differenze è come se chiamassero lo spettatore ad ascoltare, prima di guardare. Linee sperimentali come quelle di Trillion di Victor Kossakovsky, che rielabora con una finissima trama fotografica in bianco e nero il mito di Sisifo caro agli esistenzialisti francesi, oppure The Wind Blows Wherever It Wants del georgiano Ivan Boiko, transumanza di pastori con le loro loro greggi contemplata come fosse il flusso di un fiume, seguendo i tempi naturali della montagna. Il vento soffia dove gli pare nonostante gli uomini, verrebbe da dire". 

 

Alpinismo e arrampicata ovviamente non mancheranno. "Alcuni, però, rinnovano la loro sfida nei confronti delle vette. È una sfida salutare, un misurare i propri limiti e il proprio orologio biologico senza forzare le rocce, la loro morfologia e la loro essenza. Succede nei film di alpinismo del concorso: Old Man Lightning di Dawn Kish con il leggendario climber americano John ‘Verm’ Sherman, Girl Climber di Jon Glassberg con Emily Harrington, Pas peur du bonheur di Ambroise Abondance con l’atleta paralimpico Oscar Burnham ma anche 3000 km en bicicleta di Ivan Vescovo con l’ex biker olimpico Iñaki Mazza che a soli 21 anni ha abbandonato il circo Barnum dello sport agonistico per vivere il gesto atletico in purezza in una attraversata della Patagonia in BMX. Tra i tredici lungometraggi del concorso anche un film di finzione, The North di Bart Schrijver, al centro una amicizia messa a dura prova da un viaggio a piedi lungo le 600 miglia della Scozia”.

Apertura e chiusura

Il Trento Film Festival affiderà la propria apertura all’anteprima internazionale di Per silenzio e vento di Marco Zuin – in uscita nelle sale prossimamente per Wanted -, un toccante documentario in grado di esplorare il legame spirituale tra l'uomo e l'ambiente montano, superando l’idea di alpinismo come conquista o gesto edonistico per tramutarsi in ascolto profondo, attraverso lo sguardo dello scrittore Matteo Righetto e il suo incontro con alpinisti, studiosi e chi la montagna la vive quotidianamente. Una riflessione sul valore etico dell’alta quota in un’epoca di crisi ecologica e di pressione turistica. Chiuderà la manifestazione un’altra attesa anteprima, Climbing for Life di Junji Sakamoto, l’incredibile storia di Junko Tabei, prima donna a conquistare l’Everest, nel 1975, che, nonostante la diagnosi di una malattia terminale, ha continuato fino all’ultimo a sfidare le montagne.

Cincontri

Prosegue anche la rubrica Cincontri, un simbolico anello di congiunzione tra le due anime del Festival, il programma cinematografico e il programma degli eventi: in sala saranno presenti i registi e in alcuni casi i protagonisti dei film, per un vero e proprio talk che seguirà le proiezioni. Tra i protagonisti e le protagoniste il regista Matteo Oleotto con il suo Ultimo schiaffo; gli alpinisti Matteo della Bordella e Tommaso Lamantia, protagonisti di Oltre i venti del sud di Gian Luca Gasca; l’esploratrice Kim Young-Mi, regista e protagonista del film Alone in Antarctica; Um Hong-Gil, alpinista protagonista del film The Himalayas di Lee Seok-Hoon; Thomas Prenn e Francesco Acquaroli, interpreti del film Zweitland – Seconda patria di Michael Kofler, che saranno presenti alla proiezione insieme alla scrittrice Francesca Melandri; Luciano Casagrande, Giuseppe Cederna e Ram Kedar Negi Gawa, co-protagonisti del film Il rospo e il diamante di Beniamino Casagrande.

Per non rimanere in silenzio

E poi ancora storie di resistenze alla perdita dell'umano, voci che si levano dalle terre alte: la quella della partigiana del corto Prima dell’aurora di Chiara Zoja, o la giovane guardiacaccia sudafricana in lotta con i bracconieri di The Last Ranger di Cindy Lee, così come i coltivatori di ulivi in Cisgiordania di Land of Canaan di Maggie Lemere o i calciatori che sfidano lo spopolamento della loro comunità montana nel greco The Goals of August di Dimitris

Koutsiabasakos. E ancora, le donne trentine di diverse generazioni in lotta per la loro emancipazione in Fémene di Elena Goatelli, presentato in Orizzonti vicini.