Campo Base Everest - Foto Nepal Trek Adventures - Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
Trekking verso campo base Everest - Foto Daniel Oberhaus - Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
Everest BC - Foto Goutam1962 - Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
Campo base Everest - Foto Nepal Trek Adventures - Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
Everest BC - Foto Mountaineer prem kumar singh - Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0I ghiacci dell’Everest stanno restituendo, da tempo, rifiuti anche di vecchia data. Bombole d’ossigeno vuote, tende lacerate, scatolette di cibo, riemergono tra le nevi, così come i resti di chi sulla montagna ha perso la vita. A questi antichi lasciti si vanno a sommare, annualmente, i rifiuti abbandonati dagli alpinisti, per quanto maggiormente sensibilizzati sul problema rispetto al passato. Dopotutto, con le cifre in crescita del turismo sul Tetto del Mondo, risulta estremamente complesso immaginare di ritrovare, a fine stagione, una montagna “pulita” come prima, se non di più.
Per anni, il Governo nepalese si è impegnato nel promuovere impegnative missioni di pulizia stagionale e, 11 anni fa, è stato avviato un programma che si riteneva potesse rappresentare un valevole supporto nell’impresa di rimuovere tonnellate di rifiuti, basato sulla collaborazione attiva degli alpinisti impegnati sul Tetto del Mondo.
Nei giorni scorsi le autorità nepalesi hanno gettato la spugna, dichiarando alla BBC che il progetto si è rivelato un fallimento.
Il fallimento della cauzione da 4.000 dollari
Per oltre un decennio, il Governo del Nepal ha tentato di arginare l'accumulo di immondizia sulla montagna più alta del globo, attraverso un sistema di incentivi economici: ogni spedizione doveva versare un deposito di 4.000 dollari, restituibile solo a patto che ogni alpinista riportasse a valle almeno 8 chilogrammi di rifiuti.
Tuttavia, come confermato recentemente alla BBC da Himal Gautam, direttore del Dipartimento del Turismo, l'iniziativa è stata ufficialmente accantonata, in quanto il sistema è diventato un onere amministrativo, senza produrre al contempo risultati tangibili.
C’è da evidenziare che gli alpinisti abbiano collaborato alacremente, e nella maggioranza dei casi i depositi cauzionali sono stati rimborsati, ma l’impegno non è bastato a evitare un continuo incremento dei rifiuti sull'Everest.
Secondo Tshering Sherpa, CEO della Sagarmatha Pollution Control Committee (SPCC), il problema risiede nella tipologia di rifiuti che gli alpinisti decidono di riportare a valle: dai campi alti la tendenza è di riportare al campo base solo le bombole d'ossigeno, mentre tutto il resto, quali lattine, imballaggi, tende danneggiate, viene quasi sistematicamente abbandonato in altissima quota.
Di conseguenza, la cauzione è stata spesso riscossa riportando rifiuti raccolti a quote inferiori rispetto alla “zona della morte”, che continua a rimanere satura di rifiuti accumulati nel tempo.
Le campagne di pulizia straordinaria non bastano più
Il problema spazzatura sull’Everest rappresenta una sfida sugli Ottomila che ancora non si riesce a vincere. Negli anni passati sono state avviate campagne di pulizia straordinaria, di enorme portata, che hanno visto la collaborazione tra alpinisti, Sherpa ed esercito. Sono stati in tal modo rimossi migliaia di chilogrammi di rifiuti e diversi corpi di alpinisti, rimasti sulla montagna anche per decenni.
Solo nella primavera del 2024, l’SPCC ha gestito il recupero dalla montagna di oltre 77 tonnellate di scarti, mentre l’esercito ha portato a valle 5 corpi. Nel 2025, il progetto “Care” ha portato alla rimozione di altre 5 tonnellate. Eppure, ogni sforzo è stato puntualmente vanificato dalla stagione successiva, confermando che la scala del problema cresce più velocemente della capacità di intervento manuale.
A rendere la situazione ancora più urgente è il cambiamento climatico. Uno studio dell'ICIMOD avverte che, entro la fine del secolo, potrebbe arrivare a fondere oltre il 30% della neve himalayana. Un fenomeno che comporterà un'ulteriore facilitazione del ritorno in superficie di rifiuti abbandonati. Il peggioramento di quella che è una vera emergenza spazzatura, comporterebbe un aumento anche dei rischi sanitari per le popolazioni a valle, a causa del trasporto di contaminanti chimici attraverso i corsi d’acqua.
Una nuova strategia, tra formazione e alta tecnologia
Consapevole del fallimento delle iniziative finora condotte, il Ministero del Turismo ha di recente proposto una nuova strategia quinquennale, che cambia l’approccio al problema. Non si punterà solo su interventi di pulizia a posteriori ma sul prevenire ulteriore accumulo di rifiuti.
Il nuovo piano operativo dovrebbe prevedere la sostituzione della cauzione con una tassa fissa non rimborsabile, che dovrebbe attestarsi sempre sui 4.000 dollari per alpinista. Fondi che finanzieranno un monitoraggio costante e la creazione di un checkpoint permanente al Campo 2.
Oltre al dispiegamento di guardie d’alta quota, incaricate di controllare che gli alpinisti riportino con sé i rifiuti dai campi più alti, il Nepal ha intenzione di puntare sull’innovazione tecnologica. L'SPCC ha infatti siglato accordi per l'utilizzo di droni avanzati in grado di trasportare carichi di rifiuti dai campi alti direttamente al Campo Base, riducendo i rischi per gli operatori umani.
A completare il quadro, obblighi individuali rigorosi, come l'uso di sacchetti biodegradabili per le deiezioni umane, già introdotto nel 2024 sull’Everest, che verrà esteso a tutta la regione, e oltre. Come riportato dall’Himalayan Times, il piano prevede infatti che la gestione dei rifiuti venga condotta, in maniera integrata, “in tutta la regione dell'Everest, del Khumbu, dell'Annapurna e in altre regioni himalayane”, con la collaborazione di “ministeri, governi locali, team di spedizione e organizzazioni comunitarie”.
Tra le nuove idee da sperimentare per la prima volta, vi sarebbero la formazione obbligatoria per gli alpinisti, che saranno sottoposti a un addestramento ambientale obbligatorio, e la elaborazione di liste di controllo dell’attrezzatura portata in quota, per garantire che tutto ciò che sale, torni a valle.
Il progetto è ambizioso, sicuramente più facile da delineare su carta che realizzare sul terreno, ma dimostra l’impegno del Nepal per promuovere un turismo che sia sostenibile, anche alle quote più alte.