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Foto Dharmadatta da PixabayMachu Picchu, la celebre cittadella inca arroccata tra le vette andine, è rimasta per secoli un luogo invisibile. Ad assicurarne la straordinaria conservazione è stata la sua inaccessibilità, una caratteristica che nel corso dei tempi moderni è stata smussata per trasformarla in una meta turistica di richiamo globale. Quello che un tempo era un rifugio sacro, nascosto tra le foreste nebulose del Perù, oggi è un sogno nel cassetto per viaggiatori di tutto il mondo.
Un desiderio che però deve fare i conti con la realtà: tra permessi d'ingresso limitati, costi dei trasporti ferroviari e una logistica che non perdona improvvisazioni, resta un privilegio ancora lontano dalla portata del turismo di massa. Almeno per ora.
La situazione potrebbe infatti cambiare a breve con l’apertura del nuovo Aeroporto Internazionale di Chinchero, prevista per il 2027. Lo scalo sorgerà su un altopiano a circa 3.800 metri di quota, a soli 30 chilometri da Cusco - l'antica capitale dell'Impero Inca, che ospita oggi l’unico punto di accesso aereo alla regione - posizionandosi geograficamente proprio lungo la direttrice che conduce a Machu Picchu. Una collocazione, nel cuore della Valle Sacra, che prima ancora dell'entrata in funzione dell'infrastruttura sta suscitando polemiche e perplessità.
Un aeroporto “comodo” per Machu Picchu
Dichiarata Patrimonio dell'Umanità UNESCO nel 1983 e annoverata tra le Nuove Sette Meraviglie del Mondo, Machu Picchu è una vera opera di ingegneria del popolo inca. Fu realizzata intorno al 1450 per volontà dell'imperatore Pachacútec, nel momento di massimo splendore dell'Impero Inca, puntando su una struttura che non fosse solo esteticamente sublime ma anche funzionale. I blocchi di granito che compongono la cittadella, scolpiti per incastrarsi perfettamente, sono stati progettati per resistere ai frequenti terremoti che interessavano la regione.
Purtroppo, dopo appena un secolo dalla sua creazione, intorno al 1530, Machu Picchu fu abbandonata in seguito alla conquista spagnola e, inghiottita dalla vegetazione, rimase celata al mondo intero fino alla sua riscoperta ufficiale nel 1911.
Fino ad oggi, raggiungerla è stata di per sé un’avventura. L’avvicinamento richiede infatti giorni di cammino su sentieri o un complesso sistema di voli su Lima, coincidenze per Cusco e lunghe tratte in treno e bus. Per favorire un accesso più rapido, il governo peruviano ha pensato di puntare sulla realizzazione di un nuovo aeroporto a Chinchero, che dovrebbe sostituire l'attuale riferimento aereo di Cusco.
L’idea di costruire un aeroporto su un altopiano a quasi 4.000 metri di quota nel sud del Perù, che possa accorciare le distanze da Machu Picchu, non è un’idea recente. Come riportato di recente dalla BBC in un articolo che ripercorre la controversa storia dell’aeroporto di Chinchero, i primi piani risalirebbero addirittura al 1978.
I lavori di realizzazione sono però entrati nel vivo da pochi anni, rallentati da questioni finanziarie e proteste locali. L’apertura è attualmente stimata per la fine del 2027. I dati riportati dalla BBC delineano un’opera imponente, con un investimento che supera i 400 milioni di dollari per un terminal di 40.000 metri quadrati. La struttura dovrebbe essere in grado di accogliere voli diretti dalle principali metropoli del Nord America e America Latina, eliminando lo scalo obbligato a Cusco per raggiungere Machu Picchu.
Secondo quanto dichiarato dal Ministero dei Trasporti e delle Comunicazioni, l'aeroporto favorirebbe la decentralizzazione economica e la creazione di oltre un milione di posti di lavoro, tra impieghi diretti e indotto turistico.
I timori per il futuro della Valle Sacra
Nonostante le prospettive alquanto rosee per il settore turistico, in particolare per proprietari di hotel e lodge della zona, l’annuncio della prossima apertura dello scalo ha acceso un’aspra polemica. Archeologi, ambientalisti e comunità indigene denunciano i rischi ambientali e culturali che una simile infrastruttura potrebbe apportare nella Valle Sacra.
Un rischio che, a voler essere precisi, è già realtà. Nell’area deputata alla realizzazione dell’aeroporto, si è infatti assistito alla trasformazione di ampie aree coltivate, vendute dai proprietari per lasciare spazio al processo di urbanizzazione disordinata. I campi di Chinchero, rinomata per le sue tradizioni tessili e per un’agricoltura basata sulla coltivazione del mais bianco e sulla quinoa, si stanno trasformando in una confusa distesa di case. E in futuro, a seguito dell’apertura dello scalo, nasceranno nuove strutture ricettive, per far corrispondere alla domanda dei turisti un'adeguata offerta di alloggi.
Accanto all’espansione della città a danni delle campagne, si temono danni irreversibili ai sistemi di irrigazione e ai terrazzamenti pre-ispanici, oltre a un impatto su numerose sorgenti, fonti vitali di acqua. Problematiche nuove che andrebbero a sommarsi a disagi già in essere, come quello legato alla carente gestione dei rifiuti e delle infrastrutture stradali.
A esprimere perplessità sul futuro di Machu Picchu è anche l’UNESCO. Per evitare che la cittadella perda lo status di Patrimonio dell'Umanità, sarebbe necessaria una gestione del turismo estremamente oculata, ma i numeri raccontano un'altra storia. Sebbene il Ministero della Cultura peruviano abbia fissato un tetto massimo di visitatori giornalieri tra 4.500 e 5.600 - una soglia già oggetto di deroghe - il totale annuo sfiora il milione e mezzo di presenze. Si tratta di quasi il doppio rispetto a quanto raccomandato dagli esperti per la salvaguardia delle strutture inca.
Con l'apertura del nuovo scalo, che punta a eliminare i limiti logistici attuali e a raggiungere una capacità di 7,5 - 8 milioni di passeggeri annui, la situazione sarebbe destinata a peggiorare. Il timore che aleggia sulle Ande ha un nome preciso, ormai tristemente noto a livello globale: overtourism.
È un fenomeno che richiama scenari familiari anche a latitudini diverse. Pensiamo all'Italia e al caso dei tornelli in Dolomiti, ideati per proteggere idealmente la fragilità dell'ecosistema montano. La lezione che arriva dalle vette europee è chiara: la promozione di una meta iconica deve essere gestita in maniera intelligente, altrimenti il successo commerciale rischia di trasformarsi in una condanna per il sito stesso.