Un ospite inatteso a Montreal: avvistato per la prima volta un pettirosso europeo

In Canada è stato realizzato il primo avvistamento, ufficialmente documentato, di un pettirosso europeo. Come avrà fatto il piccolo passeriforme ad attraversare l'Oceano Atlantico?

Nelle prime settimane del 2026, nella città canadese di Montreal ha fatto la sua comparsa un ospite inatteso. Un turista d’oltreoceano, noto all'anagrafe come Erithacus rubecula, un pettirosso europeo. La notizia ha determinato un immediato effetto di richiamo per curiosi e soprattutto birdwatcher, che hanno percorso anche migliaia di chilometri per ammirare con i propri occhi l'insolito visitatore venuto dal Vecchio Mondo.

L’evento ha dell’eccezionale, si tratta infatti del primo avvistamento ufficialmente documentato in Canada di un esemplare di Erithacus rubecula. La domanda che sorge spontanea, a questo punto, è una sola: come ha fatto un piccolo pettirosso europeo a raggiungere la gelida Montreal in pieno inverno?

 

Un probabile viaggio “in autostop”

La storia del pettirosso viaggiatore ha inizio il 7 gennaio scorso, giorno del primo avvistamento in un quartiere di Montreal. Come raccontato dalla protagonista dell’incontro, Sabrina Jacob, mentre era intenta a buttare la spazzatura fuori casa ha sentito un cinguettio particolare, a sua memoria, mai ascoltato prima di allora nella zona. Davanti a sé, tra i rami, ha notato una piccola palla di piume, con un caratteristico ricamo arancio sul ventre. Stupita di trovarsi di fronte a una specie apparentemente non locale, ha realizzato un video e scattato qualche foto. La condivisione delle sue immagini ha portato a identificare il passeriforme come pettirosso europeo.

Centinaia di curiosi si sono recati nella zona per osservare il piccolo uccello, di poche decine di grammi di peso, rimasto sul posto, secondo testimonianze, almeno fino al 21 gennaio.

 

Diversi esperti di ornitologia hanno tentato di fornire una risposta all’interrogativo sul misterioso arrivo del pettirosso in terra canadese. Le ipotesi al vaglio sono molteplici. È possibile che sia stato spinto fuori rotta da grandi tempeste oceaniche, ma non si esclude che abbia “chiesto un passaggio” a una nave. L'uccello potrebbe essersi riposato su una nave cargo in partenza dall'Europa, sbarcando poi in un porto canadese o della costa est americana, senza averne contezza.

Avvistamenti della specie, seppur estremamente rari, sono avvenuti in precedenza in Florida, Pennsylvania e New Jersey, quasi sempre in prossimità di scali portuali internazionali, rafforzando l'ipotesi del "viaggio in autostop".

Accanto alla domanda relativa alla modalità di viaggio seguita per approdare in Canada, ne sorge spontanea una seconda: sopravviverà all’inverno canadese? Il pettirosso europeo, per quanto piccolo e apparentemente fragile, ha sviluppato degli adattamenti particolari per affrontare il clima rigido invernale. 

Appartenente alla famiglia dei Muscicapidae, i cosiddetti pigliamosche del Vecchio Mondo, l’Erithacus rubecula si presenta come un passeriforme compatto e minuto, lungo appena 14 centimetri e dal peso medio tra i 13 e i 25 grammi. La sua morfologia è inconfondibile grazie alla vivace macchia arancio-ruggine che ne decora la fronte e il petto, incorniciata da una sottile sfumatura grigio-azzurra, mentre il dorso mantiene una colorazione bruno-oliva, ideale per il mimetismo. 

La specie è ampiamente diffusa in tutta l'Eurasia e nel Nord Africa, dove si comporta come un migratore parziale: le popolazioni delle regioni più settentrionali e orientali si spostano verso sud in inverno, mentre quelle dell'Europa meridionale tendono a essere sedentarie. In Italia, ad esempio, è una presenza costante che popola boschi e giardini tutto l'anno, diventando particolarmente visibile nei mesi freddi quando gli individui migratori si aggiungono ai residenti.

Il segreto della sua resistenza al clima invernale è celato nel suo piumaggio. In risposta alle rigide temperature il pettirosso ricorre infatti alla piloerezione, ovvero la capacità di gonfiarsi come un palloncino. Sollevando le piume, il pettirosso crea un’intercapedine d’aria che funge da isolante termico, intrappolando il calore corporeo e proteggendolo dalle temperature sotto zero. In questa configurazione "sferica", l'uccellino riduce la superficie esposta al freddo e massimizza la protezione degli organi vitali.

Ma il calore ha un costo: il suo metabolismo è altissimo. In inverno, il pettirosso dedica ogni ora di luce alla ricerca di cibo. Sebbene sia principalmente insettivoro, è un opportunista versatile. In mancanza di larve o insetti, si adatta a mangiare bacche, mirtilli e semi. 

Nonostante l’aspetto tenero, il pettirosso europeo è particolarmente territoriale e potenzialmente aggressivo verso i suoi consimili. Per difendere il suo spazio, arriva talvolta a scontri mortali. E il suo canto, che aleggia nell’aria invernale, serve a ribadire un concetto chiaro: questo è il mio territorio. 

 

Il “cugino” americano dello European Robin

In America il pettirosso europeo, noto come European Robin, ha un “cugino”, che si chiama American Robin, comunemente noto come pettirosso americano. In realtà, basta dare uno sguardo al nome scientifico della specie, Turdus migratorius, per comprendere che la parentela tra i due sia pura apparenza. Il pettirosso americano è di fatto un tordo, appartenente alla famiglia dei Turdidae e allo stesso genere dei nostri merli, ed è molto più grande del visitatore europeo.

L'unico vero elemento comune è il piumaggio arancione sul petto: fu proprio tale somiglianza a spingere i primi coloni europei a ribattezzare "Robin" questo sosia americano, per nostalgia verso l'uccellino che popolava i loro giardini d'origine.