Matteo PasquettoUna comunità che, partendo dal ricordo di un giovane che amava la montagna, sceglie di passare il testimone ai giovani che stanno costruendo il loro cammino professionale in ambiente alpino. Non immagivano tutto questo quando ho messo piede a Materia, dove si è tenuta la consegna della borsa di studio “Matteo Pasquetto”, qualche giorno fa nel varesotto.
La borsa di studio, alla quarta edizione, è promossa dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto attraverso il Fondo Casa Matteo Varese. È un’iniziativa che nasce per accompagnare gli aspiranti guide alpine nel percorso formativo, proprio nei momenti in cui si decide di scegliere la montagna non solo come passione, ma come professione. Un riconoscimento a ragazzi che ci mettono impegno, e cuore, in un mestiere che si fa più per passione che per denaro. Tutto è nato da un dolore profondo, la perdita di un figlio appena 25enne, precipitato all'apice della sua passione: dopo aver aperto una via sulla parete est delle Grandes Jorasses.
Dal silenzio assordante di quel dolore i suoi genitori, Marina e Walter, e il fratello, Giona, hanno tirato fuori il coraggio per non scappare da questo mondo, dal mondo della montagna. Era la vita del loro figlio, una vita distante dalla loro, ma che hanno saputo abbracciare entrando a farne parte. L'hanno fatto immaginando un aiuto a chi, come Matteo, ha un sogno: vivere di montagna. E ci vuole tanto coraggio dopo aver sofferto un dolore difficilmente immaginabile, un dolore che va contronatura.
Nascono così le borse di studio in memoria di Matteo Pasquetto, a cui mancava solo un esame per diventare guida alpina. Un piccolo aiuto per supportare i costi di un percorso impegnativo non solo fisicamente, ma anche economicamente.
Cinque i candidati risultati vincitori del bando: Paolo Giunio Pisano, Federico Oldani, Francesco Cintori, Elia Guanella e Andrea Marveggio.
A sostenere tutto questo la Fondazione Comunitaria del Varessotto, insieme alla sede centrale del Club Alpino Italiano (CAI) e alla Sezione CAI di Laveno Mombello. Con loro aziende come Crazy, Vibram e Camp. E poi il vero cuore di tutto, quello che ha saputo unire tanti mondi diversi tra loro. La forza di due genitori, di una famiglia, che non vuole dimenticare, ma che vuole mantenere vivo il ricordo di un ragazzo che avrebbe potuto dare tanto all'alpinismo contemporaneo.