Quanto pesa davvero ciò che mettiamo nel piatto sull’equilibrio delle montagne? È una domanda tutt’altro che astratta quella al centro di “Una montagna di buone abitudini”, la tavola rotonda promossa dalla Commissione Peruffo e dal Gruppo Giovani della sezione di Vicenza del Club Alpino Italiano, in programma martedì 10 febbraio alle 21 al Centro Civico di via Turra 70, con il patrocinio del Comune di Vicenza.
L’incontro nasce dalla consapevolezza che le scelte alimentari quotidiane non sono un fatto neutro, ma incidono in modo concreto sul clima e sugli ecosistemi montani. Dalla produzione del cibo alle filiere di distribuzione, passando per il consumo di risorse e le emissioni climalteranti, ciò che mangiamo contribuisce – insieme all’uso dei combustibili fossili – ad alimentare fenomeni sempre più evidenti anche in quota: eventi meteorologici estremi, fusione dei ghiacciai, siccità e perdita di biodiversità.
A guidare la riflessione saranno voci autorevoli e complementari. Ilaria Pertot, professoressa ordinaria di patologia vegetale e delegata alla comunicazione scientifica del Centro Agricoltura Alimenti Ambiente dell’Università di Trento, porterà uno sguardo scientifico sul rapporto tra sistemi produttivi e ambiente. Andrea Segrè, professore ordinario di Economia circolare e politiche per lo sviluppo sostenibile all’Università di Bologna, affronterà il tema delle filiere e dello spreco alimentare come leve decisive per ridurre l’impatto ambientale. La dimensione nutrizionale sarà affidata a Natascia dell’Agli, dietista esperta in nutrizione a base vegetale, mentre l’esperienza concreta della montagna vissuta e gestita ogni giorno arriverà da Alessandro Marinello, gestore del Rifugio Scarpa sull’Agner, istruttore di alpinismo e socio CAI.
A moderare il confronto sarà Erica Ceola, socia CAI della sezione di Dueville, chiamata a tenere insieme i diversi livelli del dibattito, dalla ricerca scientifica alle pratiche quotidiane, fino al ruolo culturale che il CAI può svolgere nel promuovere stili di vita più consapevoli.
Ecco quindi che “Una montagna di buone abitudini” non è solo un titolo evocativo, ma una dichiarazione di intenti: riportare l’attenzione sul legame profondo tra ambiente, alimentazione e responsabilità individuale, ricordando che anche un gesto semplice come scegliere cosa mangiare può diventare parte di una più ampia tutela del territorio montano. L’ingresso è libero.