Una montagna per ufficio. 3 film dedicati ai lavori in quota

Tre film disponibili su InQuota.tv che raccontano la montagna, non come palcoscenico di imprese alpinistiche e avventure sportive ma come ambiente di lavoro.
Frame da UP ON THE MOUNTAIN

Di fronte al termine “montagna”, il primo pensiero che sorge spontaneo è quello della verticalità. Ampi spazi di verde e di roccia, che diventano palcoscenico di imprese alpinistiche, avventure sportive o scenografia di fughe silenziose tra i sentieri in quota, dove ritagliarsi parentesi di pace lontano dagli ambienti urbani. 

Una riflessione più profonda e attenta, che sia in grado di condurre dietro il telone di questo meraviglioso spettacolo della natura, consente di scoprire una dimensione meno ludica della montagna. È la montagna come laboratorio di resistenza economica. Da millenni, le terre alte non sono puro "paesaggio" ma anche ambiente di lavoro. Un lavoro che rispecchia il significato profondo della sua etimologia: labor come fatica. La montagna è pascolo, è miniera, è terra di raccolta; è rifugio, officina e tanto altro. 

Questa settimana la nostra rubrica vuole accompagnarvi a esplorare tre declinazioni del lavoro in quota, tre differenti professioni inserite in paesaggi distanti tra loro. Il viaggio prende il via con una storia di migrazione, di uomini e saperi, dalla Val Rendena alle strade di Londra, quella degli arrotini trentini protagonisti di Sharp Families. Tagliati per gli affari. Una pellicola sul valore di una tradizione, da preservare e accrescere nei tempi moderni. 

Ci si sposta poi nelle foreste del Nord-Ovest americano con Up on the Mountain, film che vede come protagonisti dei raccoglitori di funghi selvatici, tra i quali compaiono rifugiati del Sud-Est asiatico, immigrati latinoamericani ma anche bianchi americani, che lottano per il diritto di accedere alle risorse naturali.

E dall’America ci si muove verso l’Himalaya, per raggiungere il Bhutan, terra di lavoro del glaciologo Phuntsho Tshering, protagonista di Mountain Man. Una storia di solitudine tra i ghiacci, che invita a riflettere su quanto oggi, lavorare in alta quota, significhi anche prendersi cura della salute di un Pianeta nella morsa del cambiamento climatico.

Tre film che raccontano la montagna come cornice quotidiana di chi, con intraprendenza e sacrificio, trasforma la roccia, il ghiaccio e il bosco nel proprio pane quotidiano.

 

SHARP FAMILIES

di Patrick Grassi

Generazioni di arrotini sono partiti dalla Val Rendena per cercare fortuna nel mondo. L’Inghilterra e Londra in particolare sono diventate la meta preferenziale di questa migrazione. Il mestiere si è tramandato di padre in figlio per generazioni e ora quelle famiglie dominano il mercato dei coltelli di Londra. Nel corso degli anni, insieme alle relazioni sociali è cambiato anche il mestiere, che tuttavia si basa sempre su un sapere frutto dell’esperienza e della conoscenza profonda dei coltelli.

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UP ON THE MOUNTAIN

di Olivier Matthon

Tra le montagne di Montana, Idaho e dell’Oregon, un gruppo eterogeneo di rifugiati del Sud-Est asiatico, immigrati latinoamericani e bianchi americani raccoglie funghi selvatici per i ristoranti di tutto il mondo. Malgrado la sostenibilità della raccolta, a questi lavoratori indipendenti viene continuamente negato l’accesso alle foreste. Documentario ricercato e coinvolgente, UP ON THE MOUNTAIN mette a nudo le iniquità delle politiche sulle risorse naturali e l’intraprendenza delle comunità che ne dipendono.

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MOUNTAIN MAN

di Arun Bhattarai

Phuntsho Tshering è l’unico glaciologo del Bhutan. Ogni anno viaggia a piedi per giorni negli angoli più remoti dell’Himalaya bhutanese per misurare i ghiacciai che si sciolgono rapidamente a causa dei cambiamenti climatici. Yangchen, la figlia di 11 anni, ogni anno da quando ha memoria vede suo padre scomparire per mesi. Durante le sue difficili escursioni, l’unico sollievo di Phuntsho è condividere le proprie avventure con la figlia, attraverso dei video che realizza per lei con il cellulare.

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