Uomini e ghiacciai, 3 storie di vita e lavoro in alta quota

Su molti ghiacciai del Pianeta, oltre agli alpinisti di passaggio, vi è chi annualmente trascorre periodi più o meno lunghi, per finalità scientifiche o lavorative. Vi consigliamo la visione di 3 film, disponibili su InQuota.tv, che raccontano storie di vita e lavoro tra i ghiacci.
Un frame di "The Icefall Doctor"

I ghiacciai rappresentano oggigiorno protagonisti, quasi settimanalmente costanti, delle notizie che giungono dal mondo della montagna. Se ne parla spesso in chiave malinconica, nostalgica, allarmata, in conseguenza dei cambiamenti climatici che stanno profondamente alterando i paesaggi d’alta quota. Si tende anche a umanizzarli, descrivendoli come distese di ghiaccio, un tempo considerato perenne, che soffrono in solitudine e nel silenzio. Se ci chiedessero di disegnare un ghiacciaio, probabilmente ci limiteremmo a rappresentare con una pennellata di bianco, una distesa di ghiaccio “perenne”, incastonata tra le vette. Non ci verrebbe spontaneo disegnare lassù, a un passo dal cielo, qualche omino. Basterebbe un attimo di riflessione per rendersi conto che, effettivamente, l’uomo è una delle presenze più frequenti sui ghiacciai. Su molti ghiacciai del Pianeta, oltre agli alpinisti di passaggio, vi è chi annualmente si ritrova a trascorrere periodi più o meno lunghi, per finalità scientifiche o lavorative. Oggi vi consigliamo la visione di 3 film, che raccontano storie di vita e lavoro in alta quota. 

La prima pellicola "Woman and the Glacier", segue la scienziata lituana Aušra Revutaite, che da quasi trent'anni vive un periodo di solitudine in una remota stazione glaciologica a oltre 3000 metri sulle montagne del Tian Shan, in Kazakistan. "The Icefall Doctor" racconta invece il lavoro degli Sherpa che ogni primavera mettono in sicurezza la pericolosa cascata del Khumbu, permettendo agli alpinisti di procedere verso la vetta dell'Everest. Il film ricorda la figura iconica di Angnima Sherpa, il primo “icefall doctor", attivo sulla montagna da oltre 30 anni e deceduto a 59 anni nel 2013. Infine, "Mountain Man" ci porta in Bhutan, narrando la storia dell'unico glaciologo del paese, che trascorre mesi in solitudine ad alta quota per monitorare i ghiacciai himalayani. Tre racconti che ci ricordano che i ghiacciai non sono solo indicatori climatici, ma anche teatro di esistenze straordinarie, fatte di coraggio, sacrificio e un profondo legame con la natura più selvaggia.

 

Woman and the Glacier

di Audrius Stonys

Sulle montagne del Tian Shan, in Kazakistan, la scienziata lituana Aušra Revutaite da trent’anni trascorre parte della sua esistenza all’interno di una postazione glaciologica costruita in epoca sovietica. A 3500 m, gli unici suoi compagni sono un cane e un gatto grigio, che le tengono compagnia mentre osserva e annota i cambiamenti climatici.

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The Icefall Doctor

di Sean Burch

Gli “icefall doctors” sono tra gli Sherpa più coraggiosi dell’Everest. Il loro lavoro quotidiano consiste nel rischiare la morte camminando attraverso la gigantesca cascata di ghiaccio del Khumbu, per mettere in sicurezza il percorso e assicurare che gli alpinisti occidentali abbiano la possibilità di raggiungere la cima. Angnima Sherpa, il primo “icefall doctor”, ha svolto questo lavoro per oltre 30 anni.

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Mountain Man

di Arun Bhattarai

Phuntsho Tshering è l’unico glaciologo del Bhutan. Ogni anno viaggia a piedi per giorni negli angoli più remoti dell’Himalaya bhutanese per misurare i ghiacciai che si sciolgono rapidamente a causa dei cambiamenti climatici. Yangchen, la figlia di 11 anni, ogni anno da quando ha memoria vede suo padre scomparire per mesi. Durante le sue difficili escursioni, l’unico sollievo di Phuntsho è condividere le proprie avventure con la figlia, attraverso dei video che realizza per lei con il cellulare.

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