Valanga in Andorra: atleta e cane travolti. “Il rischio zero non esiste”

Una mattinata di scialpinismo sul Cim de l’Hortell si è trasformata in un grande spavento per Ares Masip e il suo cane Cim. L’atleta racconta l’episodio e riflette sul concetto di rischio, anche in luoghi conosciuti.
 

Una mattinata sulla neve che poteva finire in tragedia si è risolta solo con un grande spavento per la catalana Ares Masip, atleta di mountain bike e scialpinista, travolta da una valanga durante una gita insieme al suo cane, Cim, sul Cim de l’Hortell, a circa 2400 metri di quota, nel settore nord-est dei Pirenei andorrani.

Nel suo post su Instagram, Masip racconta l’accaduto: “Oggi [si riferisci all'8 gennaio scorso, nda] ho innescato una valanga. Condivido il video per spiegare cosa è successo. Quello dove mi trovavo è per me un luogo molto familiare. Quest’anno sono scesa da lì 7 o 8 volte. E, negli ultimi 5 giorni, era la terza volta”.

La donna spiega che il bollettino valanghe del giorno indicava un rischio basso, tra 1 e 2 su 5, e che la neve era già stata tracciata da altre discese: “Il BPA segnalava rischio 1–2. C’erano tracce fresche fatte oggi stesso. E si tratta di un pendio con una linea di alberi”. 

Masip racconta anche le condizioni personali e la routine che l’hanno portata a sottovalutare il pericolo: “Questa mattina mi sono svegliata come il cielo, un po’ confusa, abbastanza pesante, e mi andava di fare un’attività breve. Così sono andata a fare un giro corto per stancare Cim e tornare a casa. Tutto questo ha sommato molti fattori che mi hanno fatto pensare che fosse sicuro.”

L’atleta introduce il concetto di “trappola euristica”: “Ed è qui che entra, quella che viene definita trappola euristica: un pregiudizio mentale che fa semplificare la realtà e sopravvalutare la sicurezza quando, oggettivamente, il rischio c'è: luogo conosciuto, rischio presunto, ripetizione recente, obiettivo poco ambizioso. Non è che le condizioni fossero sicure, è che sembravano al sicuro".

Fortunatamente né Ares né il cane hanno riportato ferite gravi. L’incidente si è concluso solo con un grande spavento e una lezione personale: “Oggi è rimasto solo un spavento e una buona lezione a livello personale. Se a qualcuno serve per non abbassare la guardia in un luogo ‘di fiducia’, allora va bene così!”.

È la solita storia, ma è bene ripeterla: in montagna il rischio zero non esiste. Questo episodio mette in luce come, anche in zone conosciute e con un livello di rischio considerato basso, la montagna resti imprevedibile. Esperienza, conoscenza, giusta dotazione di sicurezza e analisi attenta delle condizioni sono e restano alla base di una bella giornata sugli sci, fuori pista.