Lo Specchio di Iside nel Vallone di Sea ©Valli di Lanzo in Verticale
Un momento del raduno ©Valli di Lanzo in Verticale
La comunità ha partecipato attivamente ©Valli di Lanzo in Verticale
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Luca Enrico @Valli di Lanzo in Verticale
Il TAR del Piemonte ha bocciato definitivamente la strada nel Vallone di Sea, voluta dal Comune di Groscavallo. I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso dell’Associazione Tutela Ambientale, che aveva riunito sotto il proprio ombrello una larga fetta non solo della comunità, ma anche degli appassionati di alpinismo ed escursionismo, tra cui il Gruppo Valli di Lanzo in Verticale, il Collettivo Workless, Mountain Wilderness, le sezioni Torino e UGET Torino del Club Alpino Italiano, la Scuola di Alpinismo Giusto Gervasutti, il Club Alpino Accademico Italiano Gruppo Occidentale.
L’opera era stata già sospesa in via cautelare, ora è arrivata la sentenza di merito che chiude una lunga battaglia ambientale e politica. Il Vallone di Sea resta così – almeno fino a possibili nuove iniziative – uno degli ultimi baluardi del wild nelle Valli di Lanzo. È un luogo che ha visto al tempo innamorarsi del suo aspetto selvaggio, dei suoi colori peculiari e di possibilità alpinistiche dal sapore di avventura, uomini del calibro di Gian Carlo Grassi, Gian Piero Motti, Ugo Manera. Ma il suo fascino ha attraversato generazioni di alpinisti e ancora oggi è amato non solo da chi porta la corda in spalla, ma anche da escursionisti e semplici amanti della natura.
La strada forestale
Il progetto prevedeva la realizzazione di una strada forestale larga due metri e mezzo, che avrebbe permesso di raggiungere un alpeggio situato a 1500 metri di quota. Ma si trattava di un terreno non più utilizzato e difficilmente recuperabile a fini di pastorizia. Un parere contrario alla strada - non di opportunità ma tecnico- era stato espresso anche e soprattutto dalla Regione Piemonte, che aveva definito il sito soggetto a frane, valanghe e smottamenti. Ma il Comune di Groscavallo si era fatto forza della nuova legge regionale (n. 10 del 4 aprile 2024), che ha trasferito ai sindaci la competenza per autorizzare interventi su aree inferiori ai 10000 metri quadrati o scavi sotto i 5000 metri cubi.
Le motivazioni della sentenza
A ogni modo, le motivazioni della sentenza del TAR Piemonte accolgono le motivazioni dei ricorrenti, laddove vengono sottolineati errori e contraddizioni nelle valutazioni tecniche condotte dall'amministrazione. “Il nulla osta idrogeologico è stato rilasciato dal Comune senza tenere conto del parere negativo formulato dalla Regione Piemonte, che aveva preso in carico l’istruttoria prima che la sopravvenuta legge regionale trasferisse la competenza autorizzatoria agli enti locali, per interventi di minore impatto ed estensione”.
Le motivazioni del TAR vanno a richiamare espressamente il parere della Regione sull'opera “interferente, nel settore settentrionale in prossimità dell’unico tornante in progetto, con un’area di conoide attiva non protetta, che si sviluppa in corrispondenza della terminazione di un impluvio classificato a pericolosità molto elevata per fenomeni di valanga. Nel prosieguo verso monte del tracciato, quest’ultimo intercetta le perimetrazioni di due aree considerate in frana attiva (...). Inoltre, il tracciato della viabilità attraversa alcuni impluvi presenti sul versante destro (…). La continuità laterale dei versanti e delle pareti rocciose è interrotta dalle incisioni del reticolato idrografico secondario (ad es. dal Rio di Prima), i quali risultano sede sia di attività torrentizia, che di processi valanghivi, con mobilitazione di massi anche di dimensioni notevoli (…). Per quanto riguarda questi stessi tre siti valanghivi direttamente interferenti con il tracciato in progetto, e che sono riportati nel Sistema Informativo Valanghe (SIVa), la relazione geologica di progetto afferma che sebbene esistano servizi di allerta affidabili che emettono avvisi per il pubblico sulla probabilità di occorrenza di valanghe in una data regione, attualmente nonrisulta possibile prevedere l’occorrenza di singoli fenomeni nello spazio e nel tempo”.
Mancanza di approfondimento delle criticità idrogeologiche
La relazione dei tecnici regionali viene riportata con ulteriori dettagli e il TAR arriva quindi a esprimere parere negativo sul fatto che non siano stati fatti nuovi approfondimenti basati su tali puntuali indicazioni “e avrebbe dovuto adeguatamente motivare circa la decisione di superare il giudizio negativo in merito alla compatibilità con il vincolo idrogeologico. Per tale decisivo profilo, nell’autorizzazione impugnata non vi è traccia dell’approfondimento istruttorio che il Comune avrebbe dovuto compiere. Ricevuto il parere negativo della Regione, il Comune ha commissionato e acquisito una relazione tecnica che, per esplicita ammissione dei professionisti geologi incaricati, non affronta le criticità del progetto sul piano idrogeologico e pertanto, non può essere utilmente considerata ai fini dell’autorizzazione alla costruzione della nuova strada di collegamento con l’alpeggio. Ne discende la fondatezza del ricorso...”
Per completezza, il TAR ha però ritenute infondate le opposizioni riferite all’autorizzazione paesaggistica espresse dalla parte ricorrente. L'impatto ambientale dell'opera viene invece valutato come modesto. In buona sintesi, a “salvare” il Vallone di Sea dalla costruzione della strada è stato il rischio di sottoporre l'opera – e il suo utilizzo- al rischio di valanghe e inondazioni, non l'impatto ambientale della strada stessa. A ogni modo, per ora la strada non si farà e le associazioni possono tirare un sospiro di sollievo.
Una vittoria per gli amanti della natura e dell'alpinismo
Luca Enrico, accademico del CAI e insieme al fratello Matteo cuore del progetto Valli di Lanzo In Verticale, esprime una soddisfazione che non può essere piena, anche se il risultato è indubbiamente buono. “Niente vieta che in futuro, realizzando costose opere di messa in sicurezza, una strada si possa fare. Certo è che diventa tutto più difficile e una strada, per come stanno le cose oggi, non si farà. La nostra non è stata una opposizione sterile e di principio, ma siamo tutt'ora convinti che questa strada non sarebbe servita a nessuno. Gli alpeggi sono abbandonati, i pascoli sono sempre stati irrisori e l'alluvione ha peggiorato la situazione. Il vallone viene sfruttato poco e anche in altri luoghi vicini sono state fatte opere inutili. La strada che parte ai Rivotti e taglia a mezza costa, così come quella che passa sotto Rocci Ruta non hanno portato a rendere la zona di qualche interesse per i pastori o chi fa legna. Ma qui siamo in una situazione dove tutto è ribaltato: siccome c'è la possibilità di accedere a dei fondi, allora si pensa di costruire”.
La vicenda del Vallone di Sea se non altro ha dimostrato che unirsi per uno scopo comune può portare a risultati anche insperati. “L'Associazione Tutela Ambientale aveva tutte le carte in regola ed è stato bello vedere così tanta gente che si è fatta coinvolgere. È qualcosa che è andato fuori della Valle di Lanzo. Abbiamo avuto sostegno da alpinisti e amanti della montagna come Alexander Huber, Didier Berthod, Fred Moix e tanti altri che hanno a cuore il Vallone di Sea”.
È un luogo che ha visto prima l'arrampicata classica e poi quella moderna darsi appuntamento in continuità sulla sua roccia. “Prima Isidoro Meneghin, poi Gian Carlo Grassi, oltre alle ‘antiche sere’ di Motti hanno contribuito ad amplificarne il fascino. Anche il raduno che abbiamo fatto ha dimostrato quanto affetto ci sia per questo luogo”.