Vandalismo a Yosemite: rocce e targhe imbrattate con vernice spray

"Yeti", questa la parola riportata in diversi graffiti realizzati da ignoti nei pressi della celebre Bridalveil Fall a Yosemite. Un episodio che evidenzia, ancora una volta, la necessità di una maggiore cultura del rispetto del patrimonio naturale.

Il Parco Nazionale di Yosemite, nel cuore della Sierra Nevada, in California, è uno di quei luoghi che occupano un posto speciale nell’immaginario collettivo prima ancora che sulla carta geografica. Celebre in tutto il mondo per le sue verticali pareti di granito, le sue fragorose cascate e le sequoie giganti, è uno dei parchi più amati e frequentati degli Stati Uniti. La popolarità crescente dell’area protetta si accompagna purtroppo a un effetto collaterale. Con oltre 4 milioni di visitatori all'anno, la bellezza di Yosemite attira infatti inevitabilmente un pubblico eterogeneo, tra cui non mancano visitatori meno esperti o poco consapevoli delle fragilità che caratterizzano un ambiente naturale così prezioso. 

Un recente spiacevole episodio di cronaca ha visto come protagonista la zona di Bridalveil Fall, la "cascata del velo da sposa", uno degli angoli più iconici del parco.

 

Vandali in azione lungo il Bridalveil Fall Trail

Come riportato dal magazine californiano Fresno Bee, domenica 25 gennaio, Ando Arakelyan, un frequentatore abituale del parco, ha documentato con video e foto, condivisi attraverso i canali social, un episodio di vandalismo. Qualche anonimo visitatore si sarebbe dilettato a scrivere la parola "Yeti", con della vernice spray, su due grandi massi, sulla porta di un bagno e su una targa informativa del parco, nei pressi della celebre cascata, che deve il suo nome all’acqua nebulizzata che, sollevata dal vento, appare come un leggero velo bianco che danza contro la parete di granito.

Vandalism at Bridalveil Fall
byu/hetchyhetchy inYosemite

 

 

La zona è stata oggetto di un massiccio progetto di restauro, volto a migliorare l'accessibilità, i sentieri e i servizi igienici, un impegno oneroso da parte dell’ente, finalizzato a garantire una migliore esperienza per i visitatori, che rende gli atti vandalici ancora più frustranti per l'amministrazione del parco.

L’episodio, una chiara dimostrazione di mancanza di rispetto per la natura e i beni della collettività, non rappresenta a Yosemite un caso isolato. Come dichiarato dal testimone Ando Arakelyan al magazine statunitense Outside, la comparsa di nuovi graffiti sta diventando sempre più frequente a Yosemite. In precedenza, l’uomo si era già imbattuto in iscrizioni deturpanti lungo alcuni sentieri popolari, come il Mist Trail e lo Yosemite Falls Trail. "Probabilmente vedo qualcosa ogni due mesi", ha raccontato, "Non è più così raro vedere graffiti nel parco, e anche un sacco di spazzatura."

Il National Park Service è prontamente intervenuto per rimuovere le scritte “Yeti”, avviando al contempo una indagine, alla ricerca di potenziali sospettati. 

Le conseguenze per un simile reato, riconosciuto come reato federale, sono alquanto severe. Sono previste multe fino a 5.000 dollari e sei mesi di reclusione, con pene ancora più aspre in caso di danni a siti archeologici o ecosistemi particolarmente sensibili. Al di là delle sanzioni economiche e legali, simili gesti causano una ferita culturale e ambientale profonda, un danno al patrimonio collettivo che nessuna multa può davvero risarcire.

 

Proteggere la natura è una responsabilità condivisa

"I parchi nazionali appartengono al popolo americano. Sono luoghi protetti, destinati al beneficio, all'ispirazione e al divertimento delle generazioni presenti e future. Graffiti e atti vandalici danneggiano risorse insostituibili, compromettono l'esperienza dei visitatori e sottraggono tempo al personale e denaro dei contribuenti alle attività di conservazione e sicurezza pubblica", ha dichiarato a Outside il portavoce di Yosemite, Scott Car, sottolineando che proteggere il parco sia una responsabilità condivisa

Una condivisione che riguarda non solo i dipendenti del parco ma anche i visitatori stessi. È sulla base di tale filosofia che è stata di recente rimodulata la gestione degli accessi alla "Firefall", la cascata di fuoco, suggestivo fenomeno ottico che vede come protagonista la Horsetail Fall nel mese di febbraio. Dopo anni di prenotazioni obbligatorie, per il 2026 il National Park Service ha scelto la strategia dei “boots on the ground”, ovvero un massiccio dispiegamento di ranger per gestire il traffico. Una vera e propria sfida alla responsabilità individuale. Se il sistema delle prenotazioni serviva a limitare i numeri, l'attuale politica punta tutto sul buon senso dei visitatori.

Il vandalismo outdoor non è, ad ogni modo, una problematica esclusiva degli Stati Uniti. Anche in Italia si verificano episodi a danni dell’ambiente e dei beni collettivi della montagna. Dalle scritte impresse sulle rocce lungo i sentieri ai danneggiamenti nei rifugi e nei bivacchi, dai fazzoletti distribuiti attorno alle piante a mo’ di toilette alle bucce di banana gettate a terra nella convinzione che si tratti di innocui rifiuti biodegradabili, la causa resta la medesima: una frequentazione poco consapevole e rispettosa dell'ambiente naturale.

La soluzione non risiede solo in un inasprimento dei divieti ma in una comunicazione più empatica e diretta. È questo lo spirito alla base di iniziative educative, che si moltiplicano da nord a sud della Penisola. La vera sfida del turismo moderno non è solo gestire i numeri, ma elevare la qualità dell'esperienza, insegnando a chi frequenta i sentieri che ogni roccia, ogni targa, ogni filo d’erba, sono parte di un patrimonio comune da preservare.