Vero o generato? La battaglia per la credibilità della fauna selvatica nell'era dell'IA

Intelligenza Artificiale e natura: l’allerta del portale Mongabay sulla disinformazione visiva che penalizza gli ecosistemi.
Immagine generata con IA, di categoria fuorviante: il pinguino imperatore è una specie esclusivamente antartica; l'orso polare esclusivamente artico.

Nel mondo dei social, dimensione che rappresenta oggigiorno un punto di riferimento rapido per reperire notizie sul mondo, si sta manifestando un fenomeno allarmante. Alle immagini del mondo reale, scatti realizzati da mano umana in presa diretta, si affiancano, a ritmi crescenti, immagini create con il supporto dell’intelligenza artificiale. 

Se da un lato il fotomontaggio rappresenta una tecnica nata in concomitanza con la fotografia, nella seconda metà dell'Ottocento – basti pensare ai ritratti senza testa di epoca vittoriana – e sfruttata soprattutto per scopi pubblicitari e propagandistici, le immagini generate con l’IA determinano un passo avanti nell’arte del rimaneggiamento fotografico, non scevro da conseguenze.

Mentre il fotomontaggio nasceva per essere tale, per stupire, invitare a riflessioni o anche stimolare una risata, l’IA può essere sfruttata per la realizzazione di “fake” difficili da identificare, soprattutto a uno sguardo rapido e poco competente in materia grafica.

La manipolazione dell'immagine naturale non è una novità, ma ciò che è cambiato radicalmente è la scala e la plausibilità dei falsi. Ecco che il confine tra informazione e disinformazione si fa labile e aumenta il rischio del diffondersi di notizie fuorvianti. Il fenomeno investe il mondo della conoscenza ad ampio raggio, dalla politica alla scienza, dalla storia all’attualità. Non ne è immune il campo della fotografia naturalistica, strumento importante a supporto del monitoraggio e conservazione della biodiversità.

 

Come l'IA sta influenzando la percezione della fauna selvatica

L’intelligenza artificiale generativa sta distorcendo la percezione degli utenti nei confronti della fauna selvatica, creando una realtà parallela che minaccia la conservazione stessa. È quanto denunciato di recente da Mongabay, testata giornalistica non-profit leader mondiale nel settore della conservazione e delle scienze ambientali. Fondata nel 1999 dal biologo Rhett Butler, grande appassionato di foreste tropicali e della loro biodiversità, Mongabay, il cui nome trae ispirazione dall'isola del Madagascar Nosy Mangabe, è una voce autorevole nel campo del giornalismo ambientale, che collabora con scienziati e ricercatori per documentare lo stato di salute del Pianeta e combattere la disinformazione ambientale. 

“L'intelligenza artificiale consente di produrre scene convincenti in modo rapido, economico e senza competenze specialistiche, spesso da persone prive di qualsiasi legame con la fauna selvatica”, evidenzia la redazione.

Attraverso l’intelligenza artificiale diventa facile inserire specie in contesti geografici o climatici totalmente errati. Per un esperto, vedere un pinguino imperatore in un contesto artico o un orso polare in un contesto antartico, può apparire un errore grossolano, ma per la maggioranza degli utenti diventa un "fatto", che altera la comprensione della biodiversità. 

Ancora più insidiosi sono i falsi che giocano sui sentimenti, come la bufala del puma che "adotta" un cucciolo d'orso nel Parco Nazionale di Yosemite, che ha determinato la necessità di intervento, a chiarimento del “fake”, da parte dell’ente stesso. 

Le immagini, apparentemente provenienti da fototrappole ufficiali, mostravano un leone di montagna e un piccolo di orso nero, camminare fianco a fianco nelle foreste di Yosemite. Nonostante la narrazione fosse avvincente, si trattava di un falso totale generato dall'IA. Come sottolineato dagli esperti del Parco, la scena è biologicamente implacabile: i puma sono predatori solitari e un cucciolo d'orso isolato rappresenterebbe per loro una preda, non un compagno di viaggio. Eppure, la forza visiva dell'immagine ha costretto le autorità a intervenire ufficialmente per smentire il fatto, distogliendo risorse preziose dal lavoro sul campo.

Come evidenziato da Mongabay, le conseguenze di questa deriva non sono solo estetiche, ma hanno ricadute dirette sulla sopravvivenza delle specie. Da un lato, i video che esasperano l'aggressività dei predatori alimentano paure ancestrali, scatenando rappresaglie reali contro specie già minacciate. Dall'altro, l’antropomorfizzazione pericolosa che mostra animali selvatici come animali domestici e di compagnia, incoraggia l'interazione impropria e alimenta il traffico illegale di specie esotiche.

Quello che appare affascinante su uno schermo si traduce spesso in sofferenza animale reale. Il problema maggiore, derivante da questa confusione tra realtà e finzione, è l’erosione della fiducia istituzionale: se il pubblico si abitua al falso, inizierà a dubitare anche del vero. Le prove scientifiche raccolte tramite fototrappole reali rischiano, a lungo termine, di essere accolte con scetticismo, indebolendo la credibilità della ricerca.

 

L'importanza di esercitare il dubbio

È fondamentale ricordare che la tecnologia in sé non è l'avversario. Mongabay sottolinea come l'IA sia oggi indispensabile nel campo delle scienze naturali e della salvaguardia della fauna selvatica. Si rende utile, ad esempio, per elaborare dati sui movimenti migratori o per rilevare casi di bracconaggio o monitorare ecosistemi difficilmente raggiungibili. Il problema risiede nella mancanza di filtri delle piattaforme social, progettate per premiare il coinvolgimento emotivo piuttosto che l'accuratezza scientifica.

Per arginare questa deriva, Rhett Butler propone un'azione coordinata, che vede come protagoniste da un lato le piattaforme social, dall’altra le organizzazioni ambientaliste. Le prime dovrebbero impegnarsi sul fronte della moderazione, etichettando i contenuti non plausibili. Le seconde dovrebbero definire degli standard per regolare le proprie pubblicazioni, diventando in tal modo un riferimento di qualità per gli spettatori. 

A questi ultimi spetta il compito di esercitare il dubbio. Concedersi un momento di pausa prima di condividere un'immagine "incredibile" può fare la differenza per la protezione di una specie.