Vietnam, aperta 'Ciao Chao' sulla parete vergine del Cu Nhu San

La cordata italo-vietnamita formata da Luciano Brucoli, Phan Tuan Vinh e Nguyen Phan Nhat Thanh ha firmato l’apertura di un itinerario di 550 metri sul versante nord di una remota montagna

Qualche settimana fa su Lo Scarpone avevamo raccontato la partenza di una spedizione verso una montagna quasi sconosciuta dell’estremo nord del Vietnam. Una parete grande, isolata, senza una vera storia alpinistica alle spalle. Un luogo dove l’arrampicata non aveva ancora lasciato segni. Ora quella storia ha iniziato a scriversi.

Sul Cu Nhu San è nata “Ciao Chao”, una via aperta dalla cordata formata da Luciano Brucoli, Phan Tuan Vinh e Nguyen Phan Nhat Thanh. La nuova via Ciao Chao si sviluppa per circa 550 metri con difficoltà fino a 7b+/7c e arrampicata obbligatoria attorno al 6b+. Il risultato arriva al termine di un viaggio lungo e preparato nel tempo, con il supporto del  CAI.

Per Brucoli e Vinh il Cu Nhu San non è stata una scoperta improvvisa. La montagna è entrata nelle loro conversazioni molti anni prima di diventare un progetto concreto. I due si conoscono da ragazzi, dai tempi delle competizioni giovanili, e nel tempo hanno continuato a condividere viaggi e pareti. L’arrampicata per loro non è mai stata solo una prestazione. È sempre stata soprattutto un modo di stare insieme e di esplorare luoghi nuovi. Con il passare degli anni l’idea di tornare a un alpinismo più essenziale ha preso sempre più spazio. Cercare una parete nuova, senza tracce, senza itinerari già definiti. Il Cu Nhu San è diventato lentamente il punto di riferimento di questo desiderio.

Un Vietnam diverso

Raggiungere la montagna significa attraversare un Vietnam molto diverso da quello turistico. Villaggi isolati, campi coltivati a mano, strade che diventano sentieri. Qui la montagna fa ancora parte della vita quotidiana delle comunità locali. La parete scelta dalla cordata si sviluppa nel settore centrale del versante nord e supera i cinquecento metri di sviluppo. Lo gneiss alterna fessure evidenti a placche tecniche che cambiano continuamente stile di arrampicata. Come spesso accade nell’alpinismo esplorativo la linea non si è rivelata subito. I primi giorni sono serviti soprattutto per osservare la parete dal basso, cercando di capire quale potesse essere il percorso più naturale, ma solo iniziando a salire la montagna ha iniziato davvero a raccontarsi.

La prima parte della via segue una serie di fessure verticali molto continue. Più in alto la parete cambia inclinazione e lascia spazio a placche più appoggiate che conducono alla grande cengia mediana. Un balcone sospeso nella vegetazione tropicale tra bambù e piccoli arbusti. Da lì in poi la montagna cambia di nuovo carattere. L’arrampicata diventa più intensa e si sviluppa lungo il pilastro centrale della parete che la cordata ha chiamato Pilastro AHA.

 

Apertura dal basso

L’apertura è stata condotta dal basso privilegiando l’arrampicata libera. Nella prima parte della via i due rientravano al campo base a fine giornata. Superata la cengia mediana invece la parete è diventata casa. La portaledge è rimasta sospesa per cinque notti.

Nel frattempo al campo base la spedizione ha assunto una dimensione diversa da quella puramente alpinistica. La guida locale Sùa, ventisette anni e due figli, ha accompagnato la squadra come traduttore e punto di contatto con i villaggi della valle. Accanto a lui hanno lavorato i ragazzi di Viet Climb, giovani arrampicatori vietnamiti che hanno partecipato alla preparazione della via e alla vita del campo. Tra portatori, abitanti dei villaggi e curiosi che salivano a vedere cosa stesse succedendo si è creata una piccola comunità temporanea fatta di collaborazione e di scambio, tutti col naso all'insù osservando i tre climber in parete.

La vetta è arrivata quasi in silenzio. Quando la cordata ha raggiunto la parte finale della montagna anche alcuni membri del campo base sono saliti lungo altri itinerari. Ci si è ritrovati tutti insieme sulla cima del Cu Nhu San mentre il sole scendeva dietro le montagne del nord del Vietnam. Un'immagine semplice, forse come il vero senso dell’esplorazione. Non la certezza di ripetere esperienze simili ma il privilegio di averne vissuta una.