A Macugnaga quattro giorni di lavoro intenso per oltre trenta discenti. Il Winter Mountain Rescue Course, modulo avanzato di soccorso in ambiente invernale organizzato dalla Scuola Regionale Tecnica e dal Gruppo Regionale Sanitari del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese, ha riportato al centro un concetto semplice ma spesso sottovalutato: l’efficacia dell’intervento si costruisce prima, non durante. E i recenti dati diffusi, relativi agli interventi su scala nazionale, lasciano intendere che gli scenari per i soccorritori si fanno sempre più complessi.
Un weekend tra teoria e pratica per la formazione avanzata
Il corso si è articolato in modo lineare: giovedì 26 marzo lezioni in aula, venerdì 27 attività pratiche in ambiente, sabato 28 simulazioni complesse in valanga e in parete, domenica 29 debriefing. Un percorso pensato per mettere in fila i passaggi, senza saltarne nessuno.
Trenta allievi del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), tecnici e sanitari, arrivati da Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Umbria, insieme a dieci militari del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, hanno lavorato fianco a fianco. Una sinergia importante, che ribadisce la necessità di lavorare con le stesse procedure, parlare la stessa lingua, in uno schema operativo condiviso e comune.
Cosa fare quando i tempi si allungano?
Il focus non era l’autosoccorso, che resta determinante nei primi minuti, ma ciò che accade dopo. È stata approfondita l'importanza del soccorso organizzato in scenari complessi, quando i tempi si allungano, quando i sepolti sono più di uno, quando serve coordinare uomini, cani ed elicotteri senza perdere tempo prezioso. Il recente caso della valanga in Val Ridanna è forse l'esempio più eclatante dei nuovi scenari che le cronache di montagna purtropppo propongono.
La prima variabile è la strategia. Saper leggere uno scenario, stabilire priorità, distribuire le risorse non in maniera schematica e preimpostata, poiché gli scenari in cui si va ad operare sono sempre diversi tra loro.
La seconda è la componente sanitaria. Ed è qui che il Soccorso Alpino e Speleologico è chiamato a fare la differenza, portando capacità di trattamento direttamente sul luogo dell’evento grazie ai medici ed infermieri in organico, dotati di competenze specifiche che si uniscono a quelle della necessaria progressione sicura in ambiente impervio, richiesta anche a loro. Una componente non meno fondamentale di quella tecnica, che nel contempo garantisce supporto e sicurezza, per consentire alla compagine sanitaria di operare con perizia e concentrazione sul paziente.
Le esercitazioni sul campo: simulazione di valanga
Il momento chiave è arrivato con i simulati, infatti grazie alla collaborazione con il Servizio Aereo di Varese della Guardia di Finanza, le squadre sono state elitrasportate in quota da un elicottero inserite in scenari costruiti per essere credibili: una valanga realizzata con i mezzi battipista, sei persone sepolte, tempi stretti, necessità di coordinare più squadre contemporaneamente.
Tra figuranti e manichini nascosti sotto la neve, sono state testate capacità tecniche ma anche decisionali, allo scopo di creare margine dove, in intervento reale, margine non ce n’è.
Il Winter Mountain Rescue Course si conferma come un momento di alta formazione tecnica e sanitaria, componenti inscindibili di un soccorso di qualità, ma anche integrazione reale tra componenti diverse del sistema, capacità di lavorare su scenari complessi senza perdere coerenza operativa.