Yalung Ri, chiuse le ricerche: impossibile scavare

Le operazioni per recuperare i dispersi della valanga del 3 novembre in Nepal sono state sospese l’8 novembre. La neve, ormai compatta come ghiaccio, rende impossibile proseguire in sicurezza.

Le ricerche delle persone disperse nella valanga del 3 novembre alle pendici dello Yalung Ri, in Nepal, sono state ufficialmente interrotte lo scorso 8 novembre. Dopo giorni di tentativi in condizioni proibitive, le squadre di soccorso hanno dovuto arrendersi all’evidenza: la massa di neve e ghiaccio che ha travolto il campo base è ormai talmente compatta da rendere ogni ulteriore intervento tecnicamente impossibile e pericoloso.

L’ultima missione di recupero, condotta da AviA MEA con il supporto di Simrik Air e delle guide sherpa IFMGA/NNMGA, si è conclusa il 7 novembre nel pomeriggio. Il gruppo, guidato dal pilota Manuel Munari e dai soccorritori d’alta quota Michele Cucchi e Bruno Jelk, ha operato per due giorni a circa 5500 metri di quota, alternando voli di ricognizione con sistema RECCO SAR e ricerche a terra con unità RECCO R9.

Le condizioni sul posto (neve dura come cemento, terreno crepacciato e temperature ben sotto lo zero) hanno costretto il team a interrompere ogni attività.

 

Cinque dispersi sotto la valanga

Nell’incidente del 3 novembre sono rimasti sepolti gli italiani Marco Di Marcello, Markus Kirchler, il tedesco Jakob Schreiber e i nepalesi Mere Karki e Padam Tamang. Le prime ricognizioni avevano lasciato qualche speranza di individuare il punto esatto in cui si trovavano, ma il ghiaccio si è progressivamente compattato rendendo ogni sondaggio inefficace.

La chiusura delle operazioni è stata comunicata congiuntamente dal team di soccorso e dalle autorità nepalesi nella serata del 7 novembre. Una decisione difficile ma inevitabile. L’area della valanga si trova su un pendio di ghiacciaio sopra i 5000 metri, raggiungibile solo in elicottero e non percorribile a piedi in sicurezza. Le autorità e i responsabili delle spedizioni stanno ora valutando un eventuale ritorno sul posto nella prossima stagione, quando l’assestamento del manto nevoso potrebbe consentire nuove verifiche. 

L’intera missione si è svolta nel segno del rispetto e della vicinanza alle famiglie delle persone scomparse. A oggi gli esperti non escludono la possibilità di nuove missioni di recupero nei prossimi mesi, qualora le condizioni meteo e nivologiche lo permettano. L’eventuale riduzione del manto nevoso nella prossima stagione, unita a un’attenta analisi del ghiacciaio, potrà consentire di valutare ulteriori tentativi di ricerca.