Yannick Flohé nel gotha dei climber: ha salito Excalibur 9b+ a Drena

Lo scalatore tedesco è riuscito a chiudere la via estrema liberata da Stefano Ghisolfi nel 2023. "Ho tenuto l'ultimo movimento con pochissimo margine"
Yannick Flohé su Excalibur 9b+ © IG Yannick Flohé via @crimp films

Yannick Flohé è uno dei nomi più in vista tra i nuovi esponenti dell'arrampicata sportiva outdoor, attivo tanto nel boulder che nella difficoltà classica. E a nove mesi dalla prima femminile di Excalibur 9b+ da parte di Brooke Rabotou, a Drena, anche il climber tedesco ha salito la via liberata da Stefano Ghisolfi nel 2023. Grazie a questa salita, Flohé entra nel club piuttosto ristretto degli scalatori capaci di spezzare il grado di 9b+. Stiamo parlando, se non dei limiti estremi dell'arrampicata sportiva, di qualcosa che ci si avvicina molto: al mondo esistono infatti solo una decina di vie di questo livello con grado confermato.

La linea, aperta nel 2023, è decisamente affine allo stile di Ghisolfi: richiede forza e capacità di scalare su micro tacche, il tutto unito a un boulder davvero complesso nella parte alta. Due anni dopo la prima salita di Ghisolfi, lo scozzese Will Bosi ha realizzato la prima ripetizione, dopo venti giorni di lavoro. La terza è stata quella sopra citata di Brooke Raboutou. Tra gli altri, climber del calibro di Adam Ondra e Jakob Schubert hanno messo le mani su Excalibur, senza però riuscire a chiuderla. La via, molto fisica, è parecchio esigente sui tendini, motivo per cui Adam ha preferito passare la mano. 

Flohè ha impiegato 19 sessioni per chiudere l'itinerario, a più riprese. Il tedesco l'ha provata per la prima volta nel marzo 2025, realizzando alcuni collegamenti importanti, al punto da riuscire a salire fino al chiave già al primo tentativo con partenza da terra. “La parte iniziale si adatta molto bene al mio stile, e non sono quasi mai caduto prima della tallonata all’ultimo passo chiave". Qui però il gioco si è fatto più duro. "Gli ultimi due movimenti, specialmente la tasca bidito dove entravano a malapena il medio e l'indice, erano una vera sfida, anche prese individualmente. Sono caduto almeno venti volte in quel punto. Senza eseguire quel movimento perfettamente, anche l’ultimo passaggio diventava impossibile e sono caduto anche lì almeno dodici volte".

Yannick ha dovuto unire in questi mesi una gestione accurata del proprio corpo a un approccio mentale misurato. "Durante le diciannove sessioni che ho lavorato, la pelle, la pazienza e le condizioni sono stati i fattori più importanti. In alcune trasferte mi sono rovinato la pelle al primo tentativo e ho dovuto riposare per i successivi quattro giorni, per poi vedersi riaprire lo stesso taglio. Nell’ultimo viaggio ho pianificato un giorno di scalata e tre di riposo per assicurarmi che la pelle fosse sempre in buono stato. È stato un processo frustrante, con aspettative alte e grandi delusioni. Alla fine non mi importava quasi più di chiuderla, tornavo ogni volta e facevo due o tre tentativi. Ho tenuto l’ultimo movimento con pochissimo margine, mi sono quasi sorpreso di avercela fatta” ha spiegato Flohé, esausto ma finalmente libero dalla pressione del risultato.