Drømmeland, fuga dalla società

Fuggito dalla società per una vita da eremita, il sessantenne Nils condivide online la sua nuova vita

Nils e Lettir, il suo compagno di avventur © Trento Film Festival

Pubblichiamo l’articolo di Antonio Massena, estratto dalla rubrica fotogrammi d’alta quota, pubblicata su montagne360 di maggio 2021 

Fuggito dalla società per una vita da eremita in una piccola baita di legno sulle montagne norvegesi, con il suo cavallo Lettir come unico compagno, il sessantenne Nils condivide online la sua nuova vita. Nonostante il tentativo di distanziarsi dal mondo, Nils infatti ha portato con sé il suo smartphone e deve confrontarsi con il bisogno impellente di mettersi in contatto con gli altri. Il documentario descrive e osserva con spietata ironia il modo in cui Nils cerca di trovare un equilibrio tra la comunione con la natura, se stesso e la sua famiglia, esplorando la gestione delle relazioni a lungo termine e cercando di capire come e con chi siamo in grado di gestirle.

Fuga (quasi) completa

Il falò dei documenti di identità di Nils in una delle piazze principali della sua città, evento ripreso da una televisione, dà il “la” a un film contraddittorio che ingenera molti dubbi nello spettatore. Dubbi e sospetti che crescono man mano che il film prosegue. Se si decide di fuggire abbandonando il caos di una società non più a misura d’uomo, perché nasce l’esigenza di restare in comunicazione, attraverso un tablet e uno smartphone, con la stessa? È una scelta limitata nel tempo, simile a una sorta di messa in prova della propria resistenza e capacità, per poi far ritorno alle origini?

Questo il film non lo racconta e il finale è aperto a diverse interpretazioni. Nils, pur vivendo isolato, non rifugge dagli incontri voluti o casuali o necessari: il figlio e il nipote, un gruppo di ragazzi che lo raggiungono e vivono per un po’ di tempo con lui, il bisogno di rifornirsi di provviste in un market. Tuttavia, la vita di Nils scorre assieme a quella di Lettir, il suo cavallo fedele compagno d’avventura sinché non morrà, in simbiosi con una natura rigogliosa e selvaggia, pescando e cacciando. Le scene che ce lo raccontano sono crude e crudeli, al limite del voyeurismo, come quando la camera segue i dettagli e indugia sullo scuoiamento del cervo dopo la sua uccisione a opera di Nils. Film volutamente lento, con l’uso della parola limitato al necessario e un sapiente uso di suoni e rumori della natura. Fotografia eccellente e studiata nei particolari: inquadrature, specie quelle realizzate dall’interno della sua baita verso l’esterno con Nils in primo piano a lato della finestra e la veduta dell’esterno, elaborazione quasi pittorica di un naturalismo e realismo molto sfumato, dai contorni indefiniti, come d’altronde lo è tutta la storia.

Le sue chiacchierate al telefono o le chat con il tablet, che spaziano dai discorsi sui massimi sistemi, di come salvare il pianeta, alla sindrome di Stoccolma, sino al rapporto con la moglie, a un amore che forse si è affievolito, al pensiero di un probabile divorzio, all’egoismo delle scelte umane… Parole pesanti, che risuonano in un ambiente scuro e opprimente, illuminato da una miriade di candele o dalla grigia luce del giorno che penetra dalla finestra. Un film che volutamente non dà risposte alle scelte intraprese dal protagonista.

Informazioni film
Regia Joost Van Der Wiel (Paesi Bassi 2019) – 72 minuti
Presentato in Anteprima internazionale nell’edizione 2019 del Trento Film Festival