Essere alpinisti all’epoca del Coronavirus

Progetti rinviati, rinunce, adattamento e salite sulle montagne vicine. Cinque alpinisti ci hanno raccontato i mesi segnati dalla pandemia

Pedeferri Sasso San Martino

Simone Pedeferri sul Sasso San Martino © Michele Caminati - Archivio Ragni della Grignetta

Quelli appena trascorsi sono stati dodici mesi molto difficili per tutti quelli appena trascorsi, contraddistinti da problematiche continue, emergenze e restrizioni, spesso dell’ultimo minuto. Tanti hanno perso il lavoro, tanti altri non hanno avuto la possibilità di vedere i propri cari per molti mesi, e quasi tutti hanno dovuto limitare l’esercizio delle proprie passioni. Per non parlare di chi ha avuto lutti in famiglia o tra gli amici più stretti.
Anche gli alpinisti hanno dovuto fare i conti con la limitazione agli spostamenti. Molti progetti sono stati rinviati a data da destinarsi. A parte i mesi estivi, sono cambiate la “quotidianità” di alpinisti e climber e le abitudini di allenamento. Contemporaneamente, però, molti scalatori hanno potuto e dovuto frequentare maggiormente le montagne vicino casa, aspetto non per forza negativo.

Pedeferri Sasso San Martino

Simone Pedeferri risale le corde fisse © Michele Caminati - Ragni della Grignetta

Piani saltati e riscoperta della montagna di casa

«È stato un anno pieno di piani B e di piani C, che ha visto un cambiamento radicale nell’attività di noi alpinisti. Io avevo diversi piani di viaggio, che sono saltati», conferma Simone Pedeferri, Ragno di Lecco e Accademico del Cai. Pedeferri ha all’attivo salite di difficoltà fino all’8c+/9a in falesia, all’8b di boulder e vie lunghe fino all’8c. «Io abito in Val Masino, ho la Val di Mello fuori di casa, dunque mi ritengo fortunato. In Val di Mello scalo da 25 anni, la conosco a menadito, ma questo non significa che non abbia avuto stimoli. Mi sono dedicato molto, ad esempio, alla parte boulder. Con la possibilità, per i residenti nei piccoli Comuni, di spostarsi in un raggio di 30 chilometri, ho potuto poi salire pareti con vista sul Lago di Como, aprendo qualche via e realizzando tiri nuovi nelle falesie». A questo proposito è sicuramente da segnalare, lo scorso dicembre, l’apertura di un nuovo itinerario sugli strapiombi del Sasso San Martino, sulla sponda occidentale del lago, realizzata da Simone insieme a Paolo Marazzi e a Mirko Masé.
Anche dal punto di vista delle relazioni sociali non è stato un anno completamente negativo per Pedeferri. «Per un periodo nella mia valle c’era qualche ragazzo sotto i trent’anni che aveva la seconda casa. Mi è capitato di allenarmi con qualcuno di loro su un muro che ho allestito a casa mia. Per me che ho quasi cinquant’anni è stato un ottimo stimolo lavorare con i più giovani. Ho potuto riscoprire sistemi di allenamento che non usavo da tempo».

Arrampicata sì, ghiaccio no

Anche Pietro Godani ha avuto la fortuna di avere le montagne dietro casa. Alpinista della provincia di Savona, ha aperto vie di misto di una certa rilevanza, come la Mystic train, sulla parete nord est della Cima Scarason, sulle Alpi Liguri. «Io vivo a Finale Ligure, quindi ho potuto scalare in zona anche nei periodi con maggiori restrizioni. Ho potuto dedicarmi ancora di più all’arrampicata sportiva, disciplina che sto praticando sempre di più negli ultimi anni. Ho potuto poi riscoprire l’Appennino. Certo, è mancato il ghiaccio, quello praticamente non l’ho fatto, solo qualcosa di misto».

Giolitti cascata Bub Iri Acidi - Valle Varaita

Anselmo Giolitti sulla cascata Bub Iri Acidi (Valle Varaita) © Paolo Cravero

Salite propedeutiche per il futuro

Per Anselmo Giolitti, accademico del Cai residente in provincia di Cuneo, nel cui curriculum ci sono diverse salite di grande spessore, è stato un un anno «strano». Un anno nel corso del quale «abbiamo dovuto reinventarci. Durante il lockdown della primavera scorsa mi sono allenato dentro casa, alla sbarra o con sedute di tipo funzionale». Nei mesi successivi, durante le settimane con le maggiori restrizioni, Anselmo ha abbinato alle sedute casalinghe la mountain bike, dato che «è quasi sempre stato possibile farlo. Mi sono mosso sempre rispettando le regole, anche se questo non significa essere sempre completamente d’accordo con le norme in vigore. In montagna, infatti, le possibilità di contagio sono molto basse. Ho ricominciato a frequentare le falesie, oltre a dedicarmi alle pareti più vicine a casa mia. Magari meno “ingaggiose”, ma con un loro contenuto. E comunque propedeutiche a salite future più importanti. Ecco, posso dire che nell’ultimo anno ho svolto soprattutto un’azione di mantenimento in attesa di tempi migliori, per essere pronto a partire per luoghi più lontani come mi piace fare». Giolitti ha una grande passione per l’arrampicata sulle cascate di ghiaccio, ne ha salite molte tra le più importanti delle Alpi e non solo. «In quest’ultimo inverno qualcuna vicina l’ho salita, in particolare in Valle Varaita, ma anche nel resto del Piemonte. Per quanto riguarda le cascate, è stato però un periodo di grande sacrificio».

Francesco Piacenza Falesia Carbonaia

Francesco Piacenza sulla via “Tutto in 10 metri” della Falesia Carbonaia © Foto con Go Pro Max

Un sacrificio sostenuto senza recriminazioni

Per gli alpinisti e i climber che vivono più lontano dalle montagne, il sacrificio è stato molte volte maggiore. Francesco Piacenza, uno dei più attivi esponenti dell’alpinismo anconetano (anche lui un accademico del Cai), racconta: «Fin da subito mi sono messo il cuore in pace. La scorsa primavera ho pianificato un programma di allenamenti casalingo, con una trave e una sbarra da muro a muro, in vista dell’estate, oltre a molta corsa nei dintorni di casa. Devo dire che questi due mesi di allenamenti forzati mi sono stati utili, nei mesi estivi ero molto in forma». Nell’ultimo periodo, caratterizzato dai colori delle regioni, Francesco ha frequentato qualche falesia, «ma non ho potuto fare molto, ci si è messo spesso anche il meteo avverso. Le Marche, come le altre regioni adriatiche, sono esposte alle perturbazioni che vengono dalla Russia e dai Balcani. Solitamente noi alpinisti marchigiani scavalliamo in Umbria, cosa che con le restrizioni degli ultimi mesi non abbiamo potuto fare. Anche in quest’ultimo periodo mi sono, diciamo così, rassegnato. Oltre agli esercizi dentro casa, mi sono esercitato su un muro di arrampicata allestito in una caserma dei Vigili del fuoco di Ancona».

Maistrello_via Fuori di linea+ Penna bianca Sojo Bostel, Valdastico

Ivo Maistrello sulla via “Fuori di linea” sul Sojo Bostel (Valdastico) © Luca Giovannini

Falesie e scialpinismo vicino casa in attesa di tempi migliori

Dal canto suo Ivo Maistrello (altro accademico), di Schio (VI), ha dovuto rinunciare agli allenamenti in palestra. Nel suo curriculum vanta scalate sulle Dolomiti, sul Monte Bianco, in Corsica, nelle Gorges du Verdon, in Spagna, Turchia e Grecia, fino ad arrivare alla Yosemite Valley. «Ma quest’anno mi sono dovuto spesso accontentare della piccola falesia di Contrada Rossi, ai piedi del Monte Novegno. In quest’ultimo inverno ho poi praticato molto lo scialpinismo sulle montagne vicino casa. Ho sempre rispettato regole, ho preso il periodo per quello che è, cogliendo le occasioni che avevo con buonsenso civico. Adesso speriamo in tempi migliori».