Everest,un reto sobrehumano

Il film è realizzato con grande professionalità. Ogni attimo è narrato senza sbavature lasciando spazio alle situazioni coinvolgenti

Un’immagine dal film © Trento Film Festial

Pubblichiamo un estratto dalla rubrica fotogrammi di Antonio Massena, uscito su Montagne360 di agosto 2021

Alex Txikon è uno dei migliori alpinisti himalayani, ha scalato 12 Ottomila inclusa la storica prima invernale al Nanga Parbat. Ora sta per affrontare la sua sfida più difficile: l’Everest in invernale senza maschera di ossigeno, un’impresa mai compiuta prima.

Il film è realizzato con grande professionalità. La parte iniziale dedicata essenzialmente alle fasi degli allenamenti, alla presentazione dei compagni di spedizione di Alex, alle interviste agli stessi e ai familiari di Txikon, il viaggio e l’arrivo a Kathmandu, pur nell’ottica del già visto, ci riserva una visione, a tratti, intimistica e di riflessioni positive. Intelligente la soluzione di non eccedere nelle solite immagini stereotipate del percorso da Kathmandu a Lukla in aereo e del trekking fino al campo base dell’Everest.

Ogni attimo è narrato velocemente e senza sbavature lasciando spazio alle sole situazioni che più fanno presa sullo spettatore: il carico enorme di un giovane portatore (oltre 100 kg di peso sulle spalle) che viene aiutato da Txikon e compagni e le considerazioni che scaturiscono dai pensieri e dalle parole in vista dei memoriali in prossimità del campo base. È più pericoloso essere alpinisti al limite o attraversare una strada in un’ora di grande traffico?

Questione di scelte e motivazioni

Sicuramente non è una questione di percentuali ma di scelte e di motivazioni. Le riprese in montagna sono realizzate con grande cura, i passaggi dai totali ai particolari e ai primi piani imprimono al racconto una cadenza ritmica che dà allo spettatore la sensazione di essere in quei luoghi. La forza della natura, l’inverno a quelle quote, il confronto fra un grande alpinista e la montagna confluiscono in un racconto e in un commento mai eroico e mai sopra le righe. Gran bella sequenza: la valanga fra il campo 1 e il 2 che li investe, girata con maestria e senza sbavature.

Le immagini delle salite nel periodo primavera/estate, quando con le spedizioni commerciali la montagna diviene un gran luna park, si contrappongono a quelle di condizioni estreme e di gran solitudine vissute dai protagonisti. Così come a volte capita fra la voglia di lasciare tutto e tornare indietro e la volontà di continuare. L’alpinismo invernale sugli Ottomila senza l’utilizzo dell’ossigeno ausiliario è senza dubbio una delle forme più estreme per questa disciplina, tenendo anche conto di tutta un’altra serie di fattori oggettivi: le temperature bassissime, il pericolo di frequenti valanghe, i venti fortissimi, l’acclimatamento e la solitudine che condiziona ulteriormente psiche e corpo.
Un ‘impresa che vede Alex Txikon costretto a rinunciare per le avverse condizioni meteo ma con la promessa di un ritorno, pur affermando: «Se continuerò a fare spedizioni invernali una volta o l’altra cadrò e non tornerò».

info film

Everest: un reto sobrehumano*

Regia Aitor Barez (Spagna 2017) – 80 minuti