Inarrestabile la corsa invernale al K2

Nonostante il Covid, l'himalaysmo invernale non si ferma. Ma quest'anno mancano i polacchi

K2 dal versante pakistano

Il K2 dal versante pakistano © Roberto Mantovani

L’himalaysmo invernale è andato in letargo, fermato dal Covid? Si direbbe di no, anche se, a poche settimane dall’inizio dell’inverno, le notizie sono ancora imprecise e frammentarie. L’ultimo capitolo delle prime invernali sugli ottomila è ancora in attesa di essere scritto, e il K2 continua ad attendere la prima salita invernale. Il perdurare della pandemia ha scoraggiato l’organizzazione di nuove spedizioni, tant’è vero che quest’anno sul ghiacciaio Baltoro non si vede affatto la coda. Al momento, tuttavia, in Pakistan le scalate non sono affatto vietate né gli alpinisti sono sottoposti a restrizioni particolari.

Dalle informazioni in nostro possesso pare che, nell’ormai imminente stagione invernale, i polacchi non saranno presenti in forze Karakorum. E dire che gli alpinisti dei Tatra sono molto legati alla seconda montagna più alta del mondo. Nell’estate 1986, per dire, Jerzy Kukuczka e Tadek Piotrowski vi tracciarono una via (tuttora irripetuta) sulla parete sud; Janusz Majer guidò il gruppo che – dopo la scomparsa di Renato Casarotto – riuscì a percorrere integralmente il gigantesco Sperone Sud sud-ovest; e poco prima Wanda Rutkiewicz fu la prima donna a giungere in vetta alla montagna. Dunque, tenendo a mente le vicende delle invernali himalayane, ci si aspetterebbe che fossero loro a salire lassù, nel pieno dell’inverno.

Il più settentrionale degli ottomila

Certo, il K2, che è il più settentrionale degli ottomila e nei mesi più freddi dell’anno è sotto il tiro delle correnti a getto che giungono da nord ovest, è davvero un osso duro. Quanto ai polacchi, il loro primo tentativo polacco risale addirittura all’inverno 1987-88, quando il mitico capospedizione Andrzej Zawada mise insieme un gruppo internazionale che contava anche sulla presenza di sette canadesi e quattro britannici. Nei tre mesi di permanenza sotto la montagna, in quell’occasione la spedizione ebbe a disposizione solo 10 giorni di bel tempo, e il 2 marzo 1988 riuscì a raggiungere a quota 7300, dove venne allestito il campo 3. Tre lustri più tardi, nel 2002-2003, Krzysztof Wielicki provò a salire lungo il versante settentrionale della montagna con un team che comprendeva polacchi, georgiani, kazaki (era presente anche Denis Urubko) e uzbeki, ma il tentativo si arrestò al campo IV, a 7650 metri.

Ancora fresca di cronaca è poi la spedizione del 2017-18, finita tra le polemiche. Per la stagione che sta per cominciare, tempo fa i polacchi avevano annunciato una nuova spedizione, ma per ora tutto tace.

Tre spedizioni sullo Sperone Abruzzi

Al momento, sul versante pakistano le spedizioni in lizza sono tre. La prima – il suo arrivo a Kathmandu è previsto il 20 dicembre – è quella commerciale di Seven Summit Treks, con clienti selezionati e di buona esperienza e un nutrito team di sherpa, che fino al campo base dovrebbe essere guidata da Chhang Dawa Sherpa e poi, sullo Sperone Abruzzi – la via prescelta – affidata alla direzione dell’himalaysta catalano Sergi Mingote, 49 anni e sette ottomila all’attivo ma digiuno di esperienze invernali himalayane in alta quota. Del gruppo farà parte anche il polacco Waldemar Kowalewski, infortunatosi lo scorso anno sulla via Cesen del K2 a causa di una scarica di sassi.

La seconda spedizione, sempre sullo Sperone Abruzzi, quella capeggiata da Mingma Gyalie Sherpa, proprietario dell’agenzia Imagine Nepal e già presente al K2 lo scorso anno, sarà composta unicamente da sherpa e non prevede la partecipazione di clienti paganti. Per racimolare i fondi necessari al viaggio e al soggiorno in Pakistan, il gruppo ha aperto una campagna di crowdfunding. Dovrebbero far parte della squadra anche Dawa Tenzing (11 volte sull’Everest) e Kilu Pemba (9 volte sull’Everest)

Alle due squadre appena citate, occorre poi aggiungere quella capeggiata dall’Islandese John Snorri, che l’anno scorso faceva parte della spedizione di Mingma Gyalie. Il team di Snorri, che è già arrivato a Islamabad, potrà anche contare sull’esperienza del pakistano Ali Sadpara, e del figlio di quest’ultimo, Sajid Ali, che nei documenti ufficiali sono però menzionati come portatori e non come alpinisti.

La sorpresa finale

A fine novembre, è arrivata un’altra novità. Nirmal Purja, il gurkha che nel 2019 si mise in luce per aver salito tutti gli ottomila in 189 giorni, ha annunciato a sorpresa, sui social network, la sua presenza al K2 nell’inverno che sta per cominciare. Al momento non si conoscono ancora i particolari del suo progetto. Sceglierà anche lui di cimentarsi, come gli alpinisti delle altre tre spedizioni, lungo la via dello Sperone Abruzzi? E tenterà la salita, come al solito, utilizzando l’ossigeno? Lo sapremo nelle prossime settimane.

In ogni caso, quella che fino a qualche settimana fa sembrava delinearsi come una stagione piatta, con poche vere novità, andrà invece seguita con attenzione nei suoi sviluppi.