Il K2 dietro le quinte

Le implicazioni della recente ascensione invernale sulla società sherpa. La lettura della vicenda da parte dell’antropologa Hildegard Diemberger. Una breve anticipazione che verrà approfondita su Montagne 360

video vetta K2

Arrivo dei nepalesi sulla vetta del K2 © Seven Summit treks

Subito dopo aver pubblicato su Lo Scarpone la notizia della grande prima invernale al K2, realizzata dai dieci alpinisti nepalesi, ci siamo interrogati a lungo sul significato di questa impresa, al di là della straordinaria performance alpinistica, e ci siamo anche chiesti che tipo di impatto avrà la vicenda sulla comunità sherpa e sulla gestione del business dell’alpinismo nel Paese delle nevi.

La fine di un percorso

Come abbiamo già detto, questa invernale sancisce la fine di un percorso iniziato sulle montagne himalayane nei primi decenni del Novecento, che ha visto cambiare il ruolo degli sherpa che, da semplici portatori, a poco a poco sono diventati a figure di grandissimo rilievo nell’alpinismo delle altissime quote.

Hildegard Diemberger insegna antropologia sociale all’Università di Cambridge. È esperta delle culture e delle popolazioni delle regioni himalayane e conosce a fondo la storia dell’alpinismo. Le abbiamo chiesto di commentare l’ascensione del 16 gennaio scorso sul K2 attraverso la lente dell’antropologia sociale.

Hildegarde Diemberger © Pembrocke College, Cambridge

 

Gli effetti sulla comunità Sherpa e sul business dell’alpinismo locale

«Si è trattato di un’impresa gestita da un popolo di montagna che oggi si è ormai affermato come protagonista sulla scena mondiale dell’alpinismo» ha sottolineato la professoressa Diemberger. «Un processo simile a quello che è avvenuto sulle Alpi, come ci insegna la storia dell’alpinismo. Un’impresa molto importante e bella realizzata interamente da alpinisti nepalesi e compiuta in un territorio diverso dal proprio, circostanza che in questa occasione non li differenzia da una spedizione di alpinisti occidentali».

«Stiamo parlando di alpinisti nepalesi che hanno operato in Pakistan» ha aggiunto l’antropologa, «e che sono intervenuti sulle relazioni sociali locali. Gli effetti di azioni di questo tipo, posso avere dei riflessi positivi e altri negativi, non sempre facili da decifrare. Sarebbe importante capire come l’alpinismo viene percepito dalle persone che vivono intorno al K2».«Il successo dell’ascensione» ha spiegato ancora Diemberger, «avrà certamente un riflesso sulla comunità sherpa, anche perché confermerà il suo ruolo di leader nella gestione del business dell’alpinismo e del trekking».

L’argomento è complesso e decisamente interessante, anche per chi non segue abitualmente le cronache dell’himalaysmo. Ad ogni buon conto, su questo e altri temi, ad esempio la comunicazione in tempo reale dell’ascensione o la scelta dei dieci alpinisti nepalesi di salire insieme, in gruppo, sulla vetta del K2 cantando l’inno nazionale (scelta che mostra un evidente significato simbolico riferibile alla costruzione dell’identità nazionale nepalese), vi rimandiamo all’approfondimento che troverete nel numero di marzo di Montagne360.