Lo sviluppo sostenibile passa dalle Terre alte

Il convegno “Le aree interne e la montagna per lo sviluppo sostenibile” è parte del calendario di eventi del Festival per lo sviluppo sostenibile 2021. Tra gli altri sono intervenuti Erminio Quartiani, rappresentante Cai in Asvis e coordinatore del sottogruppo aree interne e montagna del goal 11 Asvis e il Vicepresidente generale Antonio Montani

Da sinistra a destra, Elena Torri, co-coordinatrice del sottogruppo aree interne e montagne, Silvia Brini, coordinatrice del gruppo di lavoro sul goal 11 ed Erminio Quartiani © Cai

Le Terre alte sono al centro della sfida per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. In particolare, l’obiettivo numero 11 non riguarda  anche i territori dell’entroterra e gli insediamenti a quote più elevate. Il convegno “Le aree interne e la montagna per lo sviluppo sostenibile” è parte del calendario di eventi del Festival per lo sviluppo sostenibile 2021 e si focalizza sulle strategie da mettere in campo per garantire una prospettiva futura alla montagna.

All’evento di martedì 12 ottobre, presso l’auditorium del Palazzo delle Esposizioni dI Roma hanno partecipato rappresentanti del governo, delle istituzioni che rappresentano il territorio montano e del Club alpino italiano. Da Domenico Gambacorta, consigliere per la strategia nazionale aree interne nel ministero per il Sud e la Coesione territoriale, a Marco Bussone, presidente Uncem. Per quanto riguarda il Sodalizio invece, sono intervenuti il Vicepresidente generale del Cai Antonio Montani e a Erminio Quartiani rappresentante Cai in Asvis e coordinatore del sottogruppo aree interne e montagna del goal 11. Al dibattito, hanno partecipato anche i direttori delle fondazioni Unipolis e Appennino, Marisa Parmigiani e Piero Lacorazza. Allo stesso tempo, il programma aveva un occhio di riguardo anche per i progetti per il rilancio delle aree interne: da nord a sud dello stivale.

La necessità di un patto tra le aree interne e metropolitane 

Nelle aree interne e in montagna si concentra molta parte della biodiversità, che consente la produzione dei servizi ecosistemici. Quest’ultimi devono stare al centro di politiche di sviluppo che incorporino il loro valore nei costi che la comunità nazionale sostiene per il proprio benessere. In questo senso si devono prospettare politiche di sostegno, ma soprattutto di valorizzazione dei fattori competitivi, come ad esempio il capitale naturale, le tradizioni artigiane e agro-silvo pastorali, commenta Quartiani, che ha illustrato i tratti salienti del percorso verso il Position Paper del sottogruppo aree interne e montagna.  «Insomma, è necessario un patto tra i territori urbani e metropolitani e le aree interne e montane, finalizzato a ridurre le diseguaglianze che generano l’abbandono delle Terre alte, per ridurre e superare il divario di accesso ai beni primari, ai servizi e ai diritti fondamentali», spiega ancora Quartiani.

Gli strumenti 

Per determinare un’inversione di tendenza, gli strumenti principali dati dalle norme nazionali  sono il Pnrr e la Strategia per le aree interne (SNAI). Allo stesso tempo, gli strumenti vanno adattati alle specificità locali, ricercando la condivisione e soprattutto con un’adeguata conoscenza degli squilibri che distinguono le aree interne e montane dagli altri territori, che vanno riconosciuti all’interno della SNAI, andando oltre la sola misurazione delle distanze dai servizi principali.

«Servirà una attenta selezione dei progetti e il loro monitoraggio nell’utilizzo dei Fondi del Pnrr (827 milioni per le aree interne, 140 milioni per le green communities), 300 milioni del Piano complementare per le infrastrutture sostenibili delle aree interne, 280 milioni per la nuova SNAI, degli 850 milioni previsti dai decreti sostegni per attività turistiche e imprenditoriali di montagna. Il sistema Paese non può permettersi di vedere le risorse destinate alla Snai spese al di sotto del 19% di quelle impegnate per i 72 progetti pilota», puntualizza Quartiani.  Allo stesso tempo, «È necessario rilanciare l’autogoverno locale, condizione per poter passare a una strategia rivolta all’intero territorio montano e interno del Paese», continua.

Secondo ASviS, il Cipess (comitato interministeriale per la politica economica e lo sviluppo sostenibile) è il luogo strategico di attuazione delle politiche volte allo sviluppo sostenibile delle aree interne e della montagna. All’interno di questo comitato, è necessario definire un’Agenda Montagna e aree Interne per l’attivazione delle decisioni e delle delibere, nonché monitorarne la realizzazione da parte dei ministeri coinvolti.

Il ruolo del Sentiero Italia CAI

Più in generale, deve essere valutata la diversità dei territori montani, che diventa una condizione importante per una politica di sostenibilità. La pre-condizione decisiva è che la gente resti in montagna, con servizi e infrastrutture. Il Sentiero Italia CAI si inserisce all’interno di questa logica di rilancio delle Terre alte. «Partito come un progetto escursionistico, si è ben presto caricato di tutta una serie di valori che lo caratterizzano come un progetto ad ampio spettro. L’obiettivo è quello di educare le giovani generazioni alla montagna», spiega il Vicepresidente generale Antonio Montani. «Più in generale, la tutela dell’ambiente montano è possibile solo attraverso il trinomio conoscenza, apprezzamento e tutela. Si tratta di valori inscindibili tra loro», continua.

Il Vicepresidente generale Antonio Montani

Infine, se si guarda al tracciato del Sicai, quest’ultimo corrisponde alle aree interne del nostro Paese, caratterizzate da piccole economie, che caratterizzano l’intero sistema produttivo delle aree montane. Insomma, progetti come questo, possono consentire alle Terre alte di raggiungere uno sviluppo sostenibile e consentire alle famiglie di continuare a vivere in montagna.