Lupi e grandi carnivori: il Cai richiama alla coesione sociale

Sono sempre più numerose le segnalazioni di lupi che si spingono verso le pianure, i fondovalle e i centri urbani anche di grandi dimensioni. "Queste situazioni ripropongono con forza la necessità di affrontare i problemi connessi al ritorno dei Grandi Carnivori, e non solo, con razionalità, pacatezza e moderazione", spiega il Vicepresidente generale del Cai Francesco Carrer.

Lupo

Un lupo sulle Alpi © Davide Berton

Sono sempre più numerose le segnalazioni di lupi che si spingono verso le pianure, i fondovalle e i centri urbani anche di grandi dimensioni. Nei giorni scorsi su alcune testate sono usciti articoli allarmistici letti da un pubblico non specializzato che possono creare effetti negativi anche a livello sociale. In particolare, in Toscana (nella zona di Lucca) e nel Friuli-Venezia Giulia (nella zona del Tarvisio), si registra una campagna sugli organi di stampa particolarmente allarmistica e talvolta fuorviante. Si tratta di un fenomeno dovuto da molteplici fattori, tra cui l’aumento numerico delle popolazioni di lupi insediate nel nostro territorio. Ma allo stesso tempo si tratta di una situazione complessa e articolata che va vissuta con conoscenza, consapevolezza e pragmatismo. Esistono normative da rispettare, situazioni contingenti da considerare ed errori che spesso involontariamente vengono compiuti proprio dall’uomo stesso.

«Queste situazioni ripropongono con forza la necessità di affrontare i problemi connessi al ritorno dei Grandi Carnivori, e non solo, con razionalità, pacatezza e moderazione. Appare evidente come la questione stia sempre più divaricando le posizioni, generando conflitti che rischiano di precludere ogni possibile e dovuta ricerca di soluzioni praticabili, condivise e ispirate al pieno rispetto delle norme vigenti», spiega il Vicepresidente generale del Cai Francesco Carrer.

Per giungere, allora, a risoluzioni concrete, applicabili e condivise il Club alpino italiano auspica:

  • il superamento, in sede di Conferenza Stato-Regioni, dei blocchi che impediscono l’adozione di un coerente Piano nazionale di gestione del lupo;
  • una gestione sempre più attenta e rapida delle situazioni in cui si presentino casi di ibridazione cane/lupo;
  • il consolidamento del ruolo di Ispra (Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale) come ente di carattere scientifico, coordinatore delle attività di monitoraggio nazionale e ricerca applicata;
  • l’adozione da parte delle Regioni di omogenee politiche agricole territoriali coerenti che non marginalizzino le attività di montagna, con specifica attenzione alla pastorizia;
  • un’assunzione di responsabilità da parte delle categorie agricole interessate affinché, con una presenza attiva, siano partecipi ai necessari processi decisionali;
  • una forte e coerente azione di promozione e sostegno al percorso verso la coesistenza, da parte del sistema delle Aree Protette;
  • un abbassamento dei toni della discussione da tutte le parti interessate, invitando in particolar modo la Politica nazionale e locale nonché gli organi di stampa nazionali e soprattutto locali a non stimolare divisioni sociali.

L’impegno del Cai

Il Cai proseguirà nel proprio impegno fornendo supporto agli Enti e alle Istituzioni responsabili della gestione dei grandi carnivori, sia in termini di formazione culturale sia mediante la raccolta di informazioni aggiuntive sugli avvistamenti, segnalando situazioni problematiche di convivenza con l’uomo. Allo stesso tempo, il Sodalizio continuerà a incentivare la messa in atto di buone pratiche e iniziative di protezione, favorendo il dialogo e il confronto con le popolazioni dei territori interessati e la ricerca di soluzioni concrete e condivise con gli operatori del settore agro-pastorale e non solo. Infine, l’associazione metterà in campo una serie di iniziative per migliorare la conoscenza e l’accettazione dei lupi, nonché ad individuare e divulgare norme comportamentali per i frequentatori della montagna e dell’ambiente naturale anche urbano.