Archeologia e clima in Appennino: al CAI Reggio Emilia una serata con ...

C.A.I. SEZ. REGGIO EMILIA

 

Come hanno reagito le comunità del passato ai cambiamenti climatici? Quali strategie hanno adottato per adattarsi e mitigarne le conseguenze? Sono le domande al centro di “Archeologia e cambiamento climatico in Appennino tra Mesolitico ed Età del bronzo”, l’incontro con il geoarcheologo Mauro Cremaschi organizzato dal CAI Reggio Emilia con il Comitato Scientifico Sezionale.

L’appuntamento è per venerdì 23 ottobre 2026 alle 21, nella sede del CAI in via Caduti delle Reggiane 1H a Reggio Emilia. L’ingresso è libero.

Due ricerche nell’Appennino reggiano

Cremaschi presenterà due progetti di ricerca condotti nel territorio reggiano. Il primo riguarda i siti mesolitici dell’alto Appennino, studiati e scavati agli inizi della sua carriera, quando lavorava per i Musei Civici. Il secondo è dedicato al sito dell’Età del bronzo di San Michele di Valestra, dove ha effettuato quattro campagne di scavo archeologico a partire dal 2017.

La serata offrirà l’occasione per riesaminare i dati raccolti in passato e presentarne di nuovi, ancora inediti, mettendo in relazione testimonianze archeologiche e trasformazioni ambientali.

«Anche se si tratta di casi di studio di periodi lontani nel tempo (quello sul Mesolitico risale a 8000-6500 anni fa, e quello dell’età del bronzo a 3500–2900 anni fa), sono entrambi collegati allo stesso problema: come i gruppi umani abbiano reagito al cambiamento climatico, adeguandovisi o cercando di mitigarne le conseguenze», spiega Cremaschi.

Dai musei reggiani alla ricerca internazionale

Laureato in Scienze geologiche, Mauro Cremaschi ha lavorato per diversi anni presso il Museo di Storia Naturale Lazzaro Spallanzani di Reggio Emilia, prima di intraprendere la carriera accademica all’Università Statale di Milano, dove è diventato professore ordinario di Geografia fisica e Geomorfologia. È stato direttore del Dipartimento di Scienze della Terra “A. Desio” e dal 2020 dirige il Museo della Terramara di Poviglio.

È stato titolare di progetti di ricerca del CNR e di progetti Cofin sulla geoarcheologia delle zone aride. Ha inoltre coordinato a livello nazionale il PRIN 2005 “Crisi climatico ambientali, catastrofi e comunità umane nell’arco dell’Olocene” e il PRIN 2015 “Successo Terra – Società Umane, Cambiamenti Climatico-ambientali e Sfruttamento/Sostenibilità delle risorse durante l’Olocene medio in Pianura Padana. Il caso delle Terramare”.

Ha diretto numerosi scavi archeologici, tra cui quello della Terramara di Santa Rosa, nel Reggiano, in corso da quarant’anni. Come geoarcheologo ha partecipato a missioni italiane in Egitto, Oman, Sahara libico, Sudan, Pakistan, Thailandia, Ungheria, Turkmenistan e Siria, dove ha diretto la missione congiunta italo-siriana a Palmira. Più recentemente ha preso parte alla missione a Tell Abraq, negli Emirati Arabi.

È autore di oltre 250 articoli pubblicati su riviste italiane e internazionali e autore e curatore di sei monografie, tra cui il “Manuale di geoarcheologia”, pubblicato da Laterza.