Buon compleanno, Rifugio Bosio Galli!

C.A.I. SEZ. DESIO

 A cura di Lucia Galli

Le finestre rosse sono sempre fiorite; sul ponticello in legno un bimbo sgambetta, scalzo, i suoi primi audaci passi; il fiume scorre lento e gelido, facendo lo slalom fra grandi massi. All’alpe Airale in Valmalenco, il tempo sembra essersi fermato. Eppure sono già passati i primi 100 anni di vita, amicizia ed accoglienza di questa “capanna alpina”, col tetto in legno e gli interni in pietra, che il Cai Desio comprò per l’equivalente di 5mila lire.

Oggi vi arrivano starlink e le mountain bike elettriche e, a metà settembre, volavano anche i droni per fissare le immagini di una festa che ha coinvolto tutta la Valmalenco oltre a tanti desiani che si sono messi in cammino fino ai 2086 metri di questa radura che sembra uno scampolo di Canada.

Un legame di amicizia e progetti

Davanti a quasi 200 persone Claudio Rovelli, presidente del sodalizio, ha ricordato “Il legame indissolubile fatto di amicizia e progetti”. Antonio Colleoni, past President della Sezione ha messo in fila i tanti anniversari di questi tempi: “I 106 anni di sezione, i 29 dalla cointestazione ad Anna Bosio Galli”, ricordando i vari capitoli di una storia che si continua a scrivere: il secondo piano dell’edificio arriva nel 1952, nel 1989 il locale invernale grazie alla famiglia Gavazzi; nel 1997 l’inaugurazione di nuovi spazi grazie all’amicizia di Achille Galli; nel 2009 un balzo verso l’efficientamento energetico con la nuova turbina pensata da due desiani, i Socio Marco Spinelli ed Enrico Malgrati.

Fra i sindaci presenti, oltre a Renata Petrella (Chiesa), Ivo del Maffeo (Spriana), è Giovanni Gianotti (Torre Santa Maria), a prendere la parola per parlare di futuro: “Speriamo in una soluzione anche per la Capanna Desio”, ha detto rivolto ai rappresentati del Cai centrale, giunti per l’evento.

Le persone che hanno fatto la storia del rifugio

La storia di un luogo non è fatta, però, solo di date, ma di uomini. Così mentre si ricorda che il rifugio ha visto nascere accanto al camino, in una notte del 1961, anche un bimbo, Marco Scilironi, detto “Il Carlo Bosio”, amico di tutti, non c’è rifugio senza capanat: a rappresentare il primo, mitico e forzutissimo gestore, Giuseppe “Pin” Mitta, sono arrivati i suoi discendenti, l’orgoglio e le lacrime negli occhi.

Dal 1972 al 1991 il rifugio passa ai volontari del movimento Operazione Mato Grosso: “Chiesi di gestire il rifugio non solo per raccogliere fondi, ma per dare un esempio ai giovani di come potersi impegnare sul territorio ‘vicino’ per aiutare luoghi lontani”, ha ricordato Roberto Bartesaghi, 90 anni e lo stesso entusiasmo di quegli anni.

Dal 1992 in “regia” approda la famiglia Lotti: Arnaldo e Guido ci han messo il piglio delle guide alpine. Oggi Cesare e mamma Adriana proseguono con un garbo “a cinque stelle”: “Siamo un team: ora sogno il mio viaggio annuale, questa volta tocca all’Uzbekistan, poi avrò il mio inverno lungo con il camino in casa e la neve fuori, ma il mio cuore è in questo rifugio”, dice Adriana.

Una festa tra musica e ricordi

Sfugge alle foto, non si leva mai né il grembiule né il sorriso, anche quando si accorge che serve una croce, perché la messa non si può celebrare nella cappellina, troppo piccola per i tanti amici che arrivano. Allora c’è chi prende un larice e lo forgia a crocefisso, fra il sacro e il profano di chi, intanto ha già acceso la griglia per le salamelle.

Cesare ed Alberto non mollano con la fisarmonica, il coro Valmalenco inanella La Val, Belle rose du Printemps, Stelutis Apinis e Signore delle Cime. Don Graziano, prete ed alpino, oggi lavora a Sanremo: non veniva quassù da 30 anni e sa rendere dolci anche le parole del Siracide, parlando delle “salite che tutti affrontiamo nella vita”.

In fondo lo aveva già capito Dante: qualcuno ha scolpito sulle scale del rifugio le parole di Inferno XXV: Nel cielo è voluto ch’i’ mostri altrui questo cammin silvestro. E tutti concordano, perché passeggiare fin quassù “Fa sentire grandi a 10 anni e bimbi a 90”.

Buon compleanno, nostro bellissimo rifugio!