Dalla Lunigiana all’Island Peak: otto soci CAI in Nepal

C.A.I. SEZ. PONTREMOLI

 

L’idea è diventata concreta al termine di una riunione del Consiglio direttivo della Sottosezione CAI di Bagnone, agli inizi del 2025. Si parlava da tempo di un trekking alpinistico in Nepal; quella sera si è cominciato a capire come organizzarlo. La proposta, presentata poi durante una rassegna di cinema di montagna, ha raccolto le adesioni necessarie per partire.

A comporre il gruppo sono stati otto soci attivi nelle realtà CAI di Pontremoli, Bagnone e Filattiera: Luigi Michelotti, Alex Ribolla, Federico Santini, Riccardo Angella, Pietro Cerutti, Marc Dekeukelaere, Greta Maneschi e Angelo Maria Toralbo. Il programma prevedeva un itinerario nella regione nepalese dell’Everest, con una parte comune e due diverse mete nella seconda fase del viaggio.

Dal Khumbu ai seimila metri

Il percorso si è sviluppato nella valle del Khumbu, attraverso villaggi, monasteri buddhisti e paesaggi glaciali. All’itinerario classico verso il Campo Base dell’Everest, il gruppo ha affiancato la valle dei laghi di Gokyo e un obiettivo alpinistico: l’Island Peak, o Imja Tse, a 6.189 metri.

A raggiungerne la vetta sono stati Luigi Michelotti, Alex Ribolla e Federico Santini. Gli altri partecipanti hanno seguito il percorso verso Gokyo. Due esperienze diverse all’interno di un progetto preparato insieme, nel quale organizzazione, scelte e disponibilità di ciascuno hanno avuto un peso fin dall’inizio.

Nel racconto di Federico Santini, reggente della Sottosezione CAI di Bagnone, la salita resta infatti legata al lavoro dell’intero gruppo: “La preparazione, l’organizzazione, le scelte e la condivisione delle difficoltà hanno rappresentato parte integrante di un percorso comune”.

Il contributo dei compagni nepalesi

Una parte importante del viaggio è stata l’incontro con le persone che hanno accompagnato gli otto soci lungo il percorso. Il gruppo rivolge un ringraziamento particolare a Ram Bir, Saroj e ai portatori, per la professionalità e l’attenzione con cui hanno seguito le giornate di cammino.

La conoscenza del territorio, delle consuetudini e dei contatti locali si è rivelata determinante nell’organizzazione e nella gestione delle difficoltà. Con il passare dei giorni, al rapporto di lavoro si sono aggiunti la confidenza e l’amicizia, nate condividendo fatiche, soste e momenti di allegria.

Per i partecipanti, il loro contributo ha permesso anche di avvicinarsi alla vita quotidiana delle comunità del Khumbu e di conoscere aspetti che un itinerario, da solo, difficilmente restituisce.

Guardare la Lunigiana dall’Himalaya

Il viaggio ha offerto al gruppo l’occasione di osservare quanto la frequentazione della montagna incida sull’economia locale. Guide, portatori, gestori di lodge e piccoli commercianti lavorano in un territorio nel quale il Parco Nazionale di Sagarmatha e la cultura delle popolazioni Sherpa hanno un ruolo centrale.

Nel resoconto trovano spazio anche le contraddizioni di questo sistema: la pressione turistica, i rifiuti, la fragilità degli ecosistemi e gli effetti dei cambiamenti climatici. L’interesse dei partecipanti si concentra sul rapporto tra conservazione, lavoro e coinvolgimento delle comunità nelle scelte che riguardano il territorio.

Da qui il confronto con i borghi e le montagne dell’Appennino lunigianese. Pur nelle profonde differenze tra le due realtà, il gruppo ha riportato a casa domande concrete: come valorizzare i sentieri e il patrimonio naturale e culturale, come creare opportunità per chi abita in montagna e quale contributo possa offrire il CAI. Temi che a Bagnone si intrecciano anche con il progetto dei Villaggi Montani CAI.

La donazione e le attività da condividere

Le realtà CAI di Pontremoli, Bagnone e Filattiera, che hanno patrocinato l’iniziativa, l’hanno accompagnata con una donazione a favore delle popolazioni nepalesi colpite dalle alluvioni.

Ora i partecipanti vorrebbero condividere il viaggio attraverso incontri e nuove iniziative associative, rivolgendosi soprattutto ai giovani. Il punto di partenza sarà il percorso che ha reso possibile la partenza: costruire un gruppo, prepararsi, distribuire i compiti e confrontarsi con capacità e limiti differenti.

“La nostra esperienza dimostra che un progetto, anche ambizioso, può nascere all’interno di una piccola realtà associativa e diventare concreto grazie alla passione, all’impegno e alla collaborazione”, scrive Santini.

Dal racconto di Federico Santini, reggente della Sottosezione CAI di Bagnone.