Pollino, un'escursione tra natura e ricordi

C.A.I. SEZ. BOLOGNA

 

 

A cura di Francesco Leone

 

Nel 2024 io e Manuela avevamo già avuto un assaggio del Pollino. Avendo una casa di famiglia sullo Jonio, ci siamo chiesti cosa fossero quelle montagne a meno di due ore di automobile; così, decisi che sarebbe stato il caso di procedere con una esplorazione. Fu proprio in quell'occasione che incontrammo colui che sarebbe poi diventato un caro amico, salvato in rubrica come Cosimo “Pollino”.

Con lui facemmo l'ascesa al Monte Pollino e un paio di itinerari classici, conditi dalla goliardia di Cosimo e dai suoi immancabili “ammennicoli” da campeggio (es. doccia con batteria USB). In quell'occasione gli salvai persino la vita, vietandogli di mangiare delle melanzane sott’olio lasciate al bivacco.

Arriviamo al 2026, anno in cui la mia vena organizzativa trova sfogo nell'ideare un itinerario di tre notti nel Pollino meno noto, supportato dal testo di un autore calabrese.

Conoscendo l'estro di Cosimo, lascio a lui la gestione del cibo (se me ne fossi occupato io, saremmo andati avanti a speck e gallette). E infatti mi recapita un menù curato nei minimi dettagli: pancake in tre gusti, pulled pork e cipolle cotte nel camino, pasta all’assassina e altre prelibatezze.

Per lui il cibo è fondamentale e, come si legge nella traversata antartica di Messner, concedersi dei pasti gustosi con la giusta calma aiuta a superare molte difficoltà in luoghi ostili, ripagando ampiamente del peso in più nello zaino.

Un percorso ragionato

Per l'itinerario ero deciso a non partire dal solito Colle dell’Impiso, preferendo muovere i primi passi da Morano lungo la famosa Scala dei Moranesi (circa 900 metri di dislivello e 6 chilometri), antica via tra Basilicata e Calabria che permette di raggiungere Piani di Gaudolino affiancati da un ruscello potabile, passando dalla cascata Tufarazzo e dai resti del monastero di Colloreto.

Per me era tutto toccante: avendo passato le estati sul Mar Ionio e avendo una parte di famiglia originaria di queste montagne, l'itinerario riannodava i fili della mia vita: gli avi e i loro racconti sulle traversate per la Madonna del Pollino, l'adolescenza al mare e la passione per la montagna.

Considerato il carico (15-18 kg a testa), avevo studiato un percorso con dislivelli contenuti per gli spostamenti tra i tre campi base, programmando poi delle gite pomeridiane a zaino leggero.

Dopo la Scala dei Moranesi e una siesta nelle ore più calde, la prima giornata è proseguita alla ricerca del pino loricato Il Patriarca, ammirando il tramonto al suo cospetto: un'esperienza fantastica di fronte a un albero imponente e contorto.

È seguita un'eccezionale cena a base di pulled pork, pane arabo e cipolle a lenta cottura sotto le stelle.

Generazioni a confronto

Il secondo giorno abbiamo posizionato il campo base presso la fontana Pitt’Accurc’, ai piedi della Serra di Crispo.

Nel pomeriggio abbiamo intrapreso l'escursione leggera sulla Serra delle Ciavole, risalendo l’aspro versante che dà sul Dolcedorme, passando accanto al pino loricato più antico, Italus, e raggiungendo la cima con vista sulle cinque vette oltre i 2.000 metri.

Dopo cena ci siamo goduti una tisana al caldo del sacco a pelo sotto le stelle e il mattino seguente abbiamo fatto colazione in compagnia di due mandrie di cavalli.

Triste nota a margine sul mondo moderno: sia al primo che al secondo campo base abbiamo incontrato in totale una ventina di ragazzi; purtroppo, sembravano interessati soltanto a un escursionismo “instagrammabile”, legato unicamente alla foto di rito all'alba o al tramonto.

Nel tardo pomeriggio del secondo giorno abbiamo visto un gruppo salire su Serra di Crispo per vedere l’alba del giorno successivo; la mattina dopo li abbiamo incrociati mentre tornavano già verso le automobili. Perché fuggire così in fretta?!

Tra letture e ricordi

Il terzo giorno abbiamo varcato la Grande Porta del Pollino (che tanto larga non è) alla volta dell’Oriente: circa 12 km in leggera discesa passando dalla Falconara per poi piazzare il campo base presso la Chiesa di Sant'Anna, sotto la Timpa di San Lorenzo.

Il percorso si è sviluppato in una faggeta tra le mucche al pascolo, aprendosi poi d’improvviso sulla Falconara, montagna dalle sembianze meteoritiche e per me significativa: dal paese d’origine di mio padre, Alessandria del Carretto, rappresentava una tappa del pellegrinaggio verso la Madonna del Pollino.

Ricordo il racconto di mio padre: “Nel ’75 dormimmo in tenda ai piedi della Falconara andando alla ricerca della sua grotta”.

Ci siamo accampati per la pausa pomeridiana proprio sotto la sua parete sud, leggendo La Rivista sotto lo sguardo di enormi volatili. Da qui ha inizio la parte più surreale e divertente.

Una conclusione in allegria

Incontriamo due ragazzi in auto che prendono i nostri rifiuti e ci suggeriscono di cercare il pastore “Zì Filippo” per generi di conforto serali. Ci indicano anche gli itinerari in cresta della Falconara e della Timpa di San Lorenzo, splendidi ma non fattibili col nostro carico.

Avviandoci mesti verso la chiesetta, scorgiamo un furgone dei surgelati fermo tra le sterrate: è la nostra stella polare per rintracciare Zì Filippo.

Riusciamo ad acquistare mezzo chilo di formaggio e a recuperare le energie con un ghiacciolo offerto dal corriere: un po' come trovare un Burger King al campo base dell'Everest!

Cosimo chiede poi informazioni a due passanti in fuoristrada riguardo a un agriturismo: non possono ospitarci, ma ci recapitano alla chiesa un ordine da asporto.

La sera ci ritroviamo sul punto di osservazione della Timpa di Sant'Anna — da cui si ammirano Dolcedorme, Serra del Prete, Serra delle Ciavole, Serra di Crispo, Falconara e Timpa di San Lorenzo — a banchettare con formaggi locali, salsiccia stagionata, soppressata, vino, pane fresco e pomodori, seduti a un tavolino preso in prestito dalla chiesa.

Il giorno seguente raggiungiamo San Lorenzo Bellizzi. Da lì, con un passaggio in autostop rimediato da una guida del Parco, arriviamo a Cerchiara di Calabria, dove attenderemo il bus al bar della piazza, tra una partita a briscola, qualche birra e il racconto della nostra avventura.