Olimpiadi 2026, plauso delle associazioni per la rinuncia ad ospitare le gare di pattinaggio veloce a Baselga di Pinè

Per sette associazioni, tra cui il Club alpino italiano, è apprezzabile la scelta di rinunciare a costruire un nuovo impianto per il pattinaggio veloce e far ricorso a strutture esistenti. «Si faccia lo stesso anche per la pista da bob».

Baselga di Piné

Baselga di Piné © Niccolò Caranti - Wikimedia Commons

Il Presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti, intervenuto in conferenza stampa con il Presidente del Coni Giovanni Malagó, il 20 gennaio ha ufficializzato la rinuncia a investire 100 milioni di euro per coprire la pista di pattinaggio di Baselga di Pinè. Sarà quindi probabilmente l’Oval Olympic Arena di Torino ad ospitare le gare di pattinaggio di velocità dei Giochi 2026.
La scelta di riutilizzare impianti esistenti, oltre che una scelta di buon senso, in linea con l’Agenda 2020 del Cio, è per le associazioni Cipra Italia, Club alpino italiano, Pro Natura, Italia Nostra, Legambiente, Lipu e Mountain Wilderness una delle poche decisioni coerenti da parte degli organizzatori di Milano – Cortina 2026 rispetto a quanto dichiarato nel dossier di candidatura. Anche se si tratta di una scelta obbligata dai problemi di tempistiche e di risorse economiche.

Un risparmio tra gli 80 e i 100 milioni di euro

Lo spostamento permetterà un enorme risparmio di denaro, stimato tra gli 80 e i 100 milioni di euro. Baselga di Pinè, il piccolo centro trentino, avrebbe dovuto ospitare un impianto per il pattinaggio eccessivamente costoso e sproporzionato per la località stessa: il Cio pretendeva un impianto coperto capace di quasi 6000 spettatori in un comune di circa 5000 abitanti. Baselga di Pinè paga il prezzo del gigantismo olimpico che nelle ultime edizioni dei giochi invernali ha dato prova di come i grandi eventi sportivi sempre meno si adattino ai territori montani.
Le sette associazioni sostengono da sempre la necessità, nel caso di grandi manifestazioni sportive, di fare ricorso a strutture esistenti o rimovibili, in un’ottica di sostenibilità, sia ambientale che economica.

Approccio analogo anche per altri impianti

Un analogo approccio dovrebbe essere assunto anche per altri impianti olimpici, in particolare la pista per il bob. Ostinarsi a realizzare una nuova pista a Cortina d’Ampezzo – i cui costi di costruzione sono lievitati a 85 milioni di euro e si stima possano superare i 100 milioni – significa non trarre alcun insegnamento dagli errori del passato, vedasi la pista di Cesana Torinese, abbandonata a pochi anni dai Giochi a causa dello scarso utilizzo e dei proibitivi costi di gestione.
La soluzione da tempo proposta dalle associazioni di protezione ambientale, ma mai seriamente presa in considerazione dagli organizzatori dei Giochi, è quella di trasferire le gare di queste discipline a Igls, presso Innsbruck, nella vicina Austria, dove l’impianto, contrariamente da quanto sostenuto dal commissario Sant’Andrea, è disponibile senza costi aggiuntivi. Anche questa operazione permetterebbe un enorme risparmio economico, sia per le spese di costruzione che per i costi di gestione dell’impianto per gli anni a venire. Risorse economiche che potrebbero essere destinate a migliorare i servizi dell’area dolomitica veneta.
Ciononostante, dalla Conferenza di servizi tenutasi a Cortina lo scorso 18 gennaio, appare sempre più chiaro che tutti i soggetti coinvolti siano fermamente intenzionati a voler costruire ad ogni costo la nuova pista da bob a Cortina. Sarebbe l’ennesimo colpo alla sostenibilità dei Giochi tanto decantata nei dossier di candidatura e predicata dal Cio.
L’auspicio è quello che, come per la pista di pattinaggio, anche per la pista da bob i tempi stretti, la lievitazione dei costi, ed un minimo di coerenza rispetto agli impegni assunti nel dossier di candidatura e nell’Agenda 2020 del Cio, inducano gli organizzatori ad un ripensamento.