Piano nazionale di ripresa e resilienza, il report di Asvis

Emergono alcune criticità, tra cui l’assenza di temi fondamentali come la perdita di biodiversità, l’adattamento ai cambiamenti climatici e la riduzione dell’inquinamento

Un esempio di sviluppo sostenibile: il villaggio degli alpinisti in Val di Zoldo © Roland Kals

Asvis, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, ha analizzato il piano nazionale di ripresa e resilienza preparato dal governo Conte e ha pubblicato un report, disponibile qui. Il Club alpino italiano è una delle 259 associazioni che fanno parte dell’alleanza.

«Il PNRR andrebbe migliorato da diversi punti di vista e inquadrato nell’ambito di un più ampio Programma Nazionale di Riforma costruito sulla base dell’Agenda 2030, come previsto anche dal Semestre europeo. L’Alleanza analizza in dettaglio come migliorare l’attuale bozza di PNRR per accrescere l’impatto e l’efficacia delle diverse misure», scrive l’alleanza.

Il rapporto è stato presentato lo scorso 9 marzo, in diretta streaming, alla presenza del Presidente della Camera Roberto Fico, della ministra alle Pari Opportunità Elena Bonetti, del ministro alla Transizione Ecologica Roberto Cingolani, del Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione digitale Vittorio Colao e della Presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento Europeo, Irene Tinagli.

Sotto la lente

In particolare, l’alleanza propone di adottare gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda 2030, per verificarne la governance e monitorarne i risultati. Senza dimenticare, che se si valuta il PNRR secondo gli obiettivi emergono alcune criticità, tra cui l’assenza di temi fondamentali come la perdita di biodiversità, l’adattamento ai cambiamenti climatici, la riduzione dell’inquinamento. Manca inoltre una valutazione complessiva dei risultati attesi in termini di sostenibilità e impatto duraturo nel tempo delle scelte del PNRR, di coesione sociale e riduzione delle disuguaglianze.

Il percorso dei Paesi Ue

Oltre al PNNR, il rapporto contiene l’aggiornamento degli indicatori compositi europei che descrivono il percorso dei Paesi dell’ Ue rispetto al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

«Tra il 2010 e il 2019, si segnalano segni di miglioramento per dodici Obiettivi (1, 2, 3, 4, 5, 7, 8, 9, 11, 12, 13 e 16), di sensibile peggioramento per tre (10, 15 e 17), mentre per il Goal 6 la situazione appare sostanzialmente invariata.Tra il 2018 e il 2019 si segnalano miglioramenti per otto Obiettivi: 1, 5, 7, 8, 11, 12, 13, 16. Una sostanziale stabilità si rileva per gli Obiettivi 2, 3, 4, 6, 9, 10, 15 e 17, mentre non si osservano peggioramenti in alcun Goal. Tra quelli che migliorano, i Goal 3 (Salute) 4 (Istruzione) 7 (Energia). Peggiorano invece, i Goal 10 (Disuguaglianze), 15 (Ecosistemi terrestri) e 17».