La riabilitazione su una parete di arrampicata

Lanciato dal Politecnico di Milano, il progetto Accept si basa sulla realizzazione di un prototipo di parete d’arrampicata dotata di sensori, dedicata al processo riabilitativo dei bambini con paralisi cerebrale

La parete di arrampicata © FightCamp

Arrampicarsi, prendere una presa e issarsi in alto. Si tratta di un movimento che necessita di coordinazione e di una buona capacità motoria. Con l’arrampicata, i bambini affetti da paralisi cerebrale infantile riescono a sperimentare movimenti che migliorano la coordinazione motoria e l’approccio sensoriale all’ambiente. Ovviamente si tratta di un processo lungo e spesso difficile da mettere in pratica che richiede un controllo attento e continuo dei progressi dei pazienti.

Lanciato dal Politecnico di Milano, il progetto Accept si basa sulla realizzazione di un prototipo di parete d’arrampicata dotata di sensori che permette di misurare la forza nelle tre direzioni. Una volta collegato a un tablet, il dispositivo consentirebbe di tenere traccia dei progressi del paziente.

L’arrampicata al Fight Camp 2021 © Fightthestroke

Un sostegno alla riabilitazione 

«Volevamo dare un sostegno alla riabilitazione, con questa tipologia di pazienti è molto difficile vedere risultati in tempi brevi. L’obiettivo del progetto è quello di fornire un supporto, senza dimenticare che i sensori possono fornire informazioni utili per la sperimentazione delle applicazioni future di questa tecnologia», spiega Alessandro Colombo, professore associato presso il Dipartimento DEIB del Politecnico di Milano e responsabile del progetto.

Accept è nato grazie a una partnership tra il politecnico e FightTheStroke, che si occupa di sostenere le persone e i bambini nati con paralisi cerebrale. «Nell’estate del 2020, l’associazione milanese ha organizzato la terza edizione del Fight Camp, un’iniziativa che unisce il gioco alla riabilitazione. 14 bambini si sono sottoposti a una sessione di arrampicata, utilizzando la parete dotata di sensori – spiega Colombo – A quel punto abbiamo deciso di sviluppare ulteriormente la tecnologia. In questo momento, l’obiettivo è quello di estrarre informazioni e dati che siano leggibili e fruibili dal punto di vista medico». 

Uno stimolo al processo ri-abilitativo dei pazienti 

Nello specifico, l’arrampicata stimola il processo ri-abilitativo dei pazienti. «Nel caso dei bambini affetti da paralisi cerebrale infantile con quadro di emiparesi (paralisi parziale ndr), spesso la spasticità determina difficoltà nel controllo selettivo della mano, la presa dell’arrampicata consente di estendere il braccio, l’avambraccio e di aprire la mano predisponendola all’appiglio. Si può realizzare così un processo psicologico positivo di superamento dei propri limiti e difficoltà», spiega Paola Imazio, medico fisiatra specialista in riabilitazione infanto-giovanile e membro della Commissione Medica Cai LPV.

«Lo sviluppo di questa tecnologia sperimentale rappresenta un passo in avanti positivo, poichè supporta il miglioramento della funzione motoria e cognitiva nell’ambito del progetto riabilitativo del bambino affetto da paralisi cerebrale infantile. L’arrampicata richiede infatti un repertorio motorio sfaccettato attraverso il quale vengono stimolati ed allenati più livelli di abilità neuropsicomotorie, permettendo inoltre un’opportunità di integrazione sociale e di promozione della qualità di vita», puntualizza Imazio.

Come tutte le tecnologie, il loro sviluppo è legato al processo di industrializzazione dei sensori e dei dispositivi. «Nonostante sia basata su sensori completi dal punto di vista tecnologico, manca ancora quello sviluppo che permette l’utilizzo su larga scala. Per quanto riguarda gli sviluppi futuri, l’obiettivo è quello di garantire l’interazione con altri sensori e altri dispositivi per un’esperienza riabilitativa sempre più completa», continua Colombo.

Tra i sostenitori del progetto c’è anche la FASI, la Federazione arrampicata sportiva italiana. «Le possibili prospettive future sono legate all’interesse sportivo che la tecnologia può suscitare nel settore del paraclimbing, ad esempio», puntualizza Colombo.