Frequentazione dell’ambiente montano: il convegno nazionale a Trento tra consapevolezza e soluzioni in campo

“Dobbiamo renderci portavoci autorevoli in modo da indicare le priorità attraverso le quali indirizzare le scelte”, ha dichiarato il Presidente generale del Club alpino italiano Vincenzo Torti.

Il Presidente generale del Cai Vincenzo Torti © Cai

L’obiettivo del convegno nazionale “Frequentazione Responsabile dell’ambiente montano innevato” che si è tenuto a Trento sabato 2 ottobre è quello di ragionare sulle modalità con cui iniziare a gestire la frequentazione, a partire dalla distribuzione dei flussi e dalla responsabilizzazione degli utenti.

«L’idea di questa giornata nasce da una situazione esasperata dalla pandemia di Covid -19, che ha portato agli impianti chiusi. Cai e Sat non possono esimersi dall’impegnarsi per rendere la frequentazione più compatibile con l’ambiente», ha dichiarato Elena Guella, vicepresidente della Sat. «Il nostro obiettivo è quello di fare squadra: la trasversalità dei temi trattati impone di gestire la tutela dell’ambiente montano come un insieme di tematiche connesse tra loro, con un occhio di riguardo allo sviluppo economico di quei territori», spiega Raffaele Marini, presidente della Commissione Centrale Tutela Ambiente Montano.

«Sul tema del cambiamento climatico, abbiamo ben chiara la patologia ma abbiamo bisogno di soluzioni. Dobbiamo avere risposte sui cambiamenti non solo climatici, ma anche per quanto riguarda gli stili di vita. Dobbiamo portare l’esperienza del Cai, nel fare proposte e condividere soluzioni», ha dichiarato il Presidente generale del Club alpino italiano Vincenzo Torti.

«Alla luce di questo convegno, si conferma la grande apertura del Cai rispetto al tema dello sviluppo sostenibile. Ne è testimonianza il ruolo di grande rilievo della Commissione Centrale Tutela Ambiente Montano. Allo stesso tempo, siamo tutti consapevoli delle criticità, ma dobbiamo fare delle scelte. La montagna ha necessità di sviluppo e di conseguenza il turismo è importantissimo, ma dobbiamo gestirlo», continua Torti. «Insomma, dobbiamo renderci portavoci autorevoli in modo da indicare le priorità verso le quali indirizzare le scelte. Dobbiamo parlare di montanità: un concetto che passa dalle identità locali alla cultura globale», conclude Torti.

Un momento del convegno © Cai

Gli effetti sugli animali 

Il primo aspetto da tenere conto è quello dell’impatto delle attività outdoor sulla fauna. «Nel momento in cui si verificano delle situazioni di perturbazione, i tretraonidi (i galli cedroni o i fagiani di monte) sono colpiti da un aumento della mortalità e da una riduzione del processo riproduttivo», spiega il biologo e faunista Luca Rotelli. «Nel caso degli ungulati, non è solo un problema di conservazione delle popolazioni, ma di rispetto delle stesse», afferma Luca Pedrotti, coordinatore scientifico del Parco Nazionale dello Stelvio. «L’uomo può fare qualcosa: prima di tutto è necessario ridurre il numero di persone che frequentano quei territori e allo stesso tempo fare delle scelte. In alcune zone è necessario rinunciare alla presenza dell’uomo», continua Pedrotti.

 

Un momento della tavola rotonda © Cai

Gestire i flussi 

 «La fruizione non è senza conseguenze. Partendo da questo concetto dobbiamo concertare politiche di fruizione ragionata e sostenibile»,, spiega Mariangela Franck dell’università degli studi di Trento. Jennifer Klemm lavora al Naturpark Nagelfluhkette – Immenstad: un’area protetta al confine tra Germania e Austria. Klemm ha delineato le modalità di gestione dei flussi turistici nel parco. Per gestire i flussi sono necessari dei tavoli di concertazione tra le diverse realtà del territorio: ente parco, cacciatori, esponenti del settore turistico. All’azione di controllo sul parco, si unisce la sensibilizzazione e l’educazione ambientale sui social network e a scuola.

Anche nel nostro Paese, si sta ragionando sulla necessità di unire le restrizioni e le regole a una campagna di educazione destinata ai frequentatori delle terre alte. Il Progetto Resicets è gestito da Cipra e sostenuto dal Cai. «Si tratta di un’attività di tipo circolare, con l’attivazione delle prime misure gestionali e regolamentari. Anche in questo caso, l’iniziativa è fondata sulla concertazione di misure e strategie, tra ente parco, sezioni Cai e amministrazioni locali», spiega Daniele Piazza, Direttore Ente di Gestione Aree Protette dell’Ossola. Dalla val d’Ossola alla Val d’Aosta, il parco naturale Mont’Avic ha iniziato le prime attività di gestione dei flussi e dei visitatori a partire dagli anni ‘90, con divieti e raccomandazioni. Nel tempo, il parco ha ottenuto l’approvazione del piano di gestione territoriale nel 2018. Un piano che permette l’individuazione di aree da sottrarre al turismo e alla frequentazione sportiva.