Ventisei Soci del Cai La Spezia in cima al Gran Paradiso

La tre giorni è stata la seconda proposta del programma annuale “Aquile goffe” del Cai La Spezia. La vetta raggiunta con grande attenzione alle condizioni meteo non eccelse

Spezia Gran Paradiso

La salita delle cordate © Cai La Spezia

La vetta del Gran Paradiso (4061m), raggiunta nell’ambito di una tre giorni (2 , 3 e 4 luglio scorsi) di grande effetto e bellezza. È stata questa la ripartenza 2021 delle attività di gruppo del Cai La Spezia.
La salita è stata la seconda del programma “Aquile goffe… Un quattromila alla portata di molti”. La prima si è tenuta nel luglio dello scorso anno con la salita alla Punta Gnifetti.

Il programma “Aquile goffe”

Il perché del particolare nome dato a questo programma alpinistico lo troviamo nella nota della Sezione:

«chi frequenta regolarmente la montagna spesso arriva ai 3000 metri di quota ma difficilmente supera i 4000 metri. Sono “solo” 1000 metri di differenza ma, in questo spazio , risiede un grande salto di qualità per l’impegno psicofisico al quale una persona si sottopone. Le “aquile goffe”, nel gergo degli alpinisti, sono i frequentatori con esperienze fino ai 3000 che, grazie alla presenza di alpinisti esperti della Scuola Alpinistica Muzzerone, quali Stefanelli e Ravenna, hanno potuto affrontare il grande salto senza eccessive goffaggini»

Spezia momenti salita gran paradiso

Momenti durante la salita © Cai La Spezia

Il “diario di bordo” della tre giorni

La partenza da Sarzana sollevava molti dubbi circa la variabilità del meteo, in continua evoluzione. Arrivati in Valle D’Aosta, dalla partenza del sentiero per il rifugio Vittorio Emanuele, non abbiamo più potuto aggiornarci circa il meteo per la mancanza di segnale telefonico e linea dati quindi Emanuele e Tiziana hanno pensato di valutarlo o istante per istante.
L’arrivo al rifugio è avvenuto nei tempi prefissati , il gruppo (26 persone) era motivatissimo e molto preparato. Sistemate le attrezzature siamo andati a vedere la partenza per la salita dell’indomani alla vetta, alzandoci di 200 m di dislivello rispetto al rifugio. Riposo e cena abbondante. Purtroppo una ragazza del gruppo ha accusato problemi e la mattina ha deciso di rinunciare alla salita.
Sveglia alle 3 del sabato e colazione alle 3.30, partenza alle 4: tutto procede bene, all’arrivo sul ghiacciaio ci leghiamo e formiamo sette cordate. Il meteo è pessimo, nuvoloso e minaccia pioggia, ma procediamo nei tempi e con le dovute pause: il ghiacciaio è piuttosto ripido, 7 km per 1300m di dislivello per giungere alla vetta, ma il gruppo continua senza problemi sempre sotto l’attenta osservazione di Tiziana ed Emanuele che, ad ogni passo, valutano che si possa ancora procedere in relativa sicurezza.
Arrivati a circa 100 metri dalla vetta comincia il vento e le prime nebbie, che si intensificano sempre più. Aumentiamo il passo e arriviamo alle rocce terminali. Il meteo peggiora sempre più, la visibilità è scarsa, c’è vento forte e nevischia. Invertiamo le cordate e i due istruttori decidono di procedere velocemente verso il basso, nessuna foto di rito di gruppo, non c’è tempo da perdere. Scesi di 400-500 metri il meteo inizia a migliorare, ritorna la visibilità quindi rallentiamo e ci prendiamo i nostri tempi. Sulle montagne intorno si vedono temporali e neve, al rifugio veniamo informati della disgrazia avvenuta sul Monte Rosa nella quale hanno perso la vita due ragazze e inoltre anche una cordata sopra di noi in vetta si è persa nelle nebbie, ritrovata poi dall’elisoccorso. Arrivati tutti al rifugio, stanchi, ma felici. 26 in vetta al Gran Paradiso, unico quattromila completamente in territorio italiano. Festeggiamo con birra e vino, e cibo a volontà. L’indomani, per finire, traversata dal Vittorio Emanuele al rifugio Chabot e poi discesa a valle verso l’autobus. Un sintetico “diario di bordo” che ci riempie di orgoglio. Un grazie di cuore ai due accompagnatori che, grazie alla loro capacità, hanno permesso questa bellissima esperienza.