Viaggio nel Vuoto della Città Invisibile

Riconosciuto e iscritto al Sistema Museale Nazionale, il Museo del carbone di Carbonia è una straordinaria testimonianza e memoria della Grande Miniera di Serbariu

Armature in galleria © Claudia Locci, Archivio Centro Italiano della Cultura del Carbone.

La Sardegna presenta molte aree carsiche di grande importanza e grotte di estremo interesse. Nella parte sud-occidentale dell’isola troviamo alcune straordinarie grotte turisticizzate quali Santa Barbara alla Miniera di San Giovanni, vicino a Iglesias, la Grotta di Is Zuddas a Santadi, le grotte di Su Mannau a Fluminimaggiore.

La sezione espositiva del museo © Claudia Locci, Archivio Centro Italiano della Cultura del Carbone.

Un mondo sotterraneo unico

L’elenco è certo incompleto, ma rende l’idea di un mondo sotterraneo naturale, quello del Sulcis – Iglesiente, davvero unico. Qui ci soffermiamo sulla Grande Miniera di Serbariu, un vuoto artificiale, perché questo sito ha caratterizzato l’economia del Sulcis e rappresentato, tra gli anni ’30 e ’50 del ’900, una delle più importanti risorse energetiche d’Italia. Parliamo di una realtà estesa su decine di km2, con 11 pozzi principali di accesso al sottosuolo e 8 differenti livelli di coltivazione che si spingevano sino a -317 m (212 m sotto il livello del mare!) e con una realizzazione in sotterraneo di gallerie e ambienti per complessivi 130 km di sviluppo.

Modellino della lampisteria, nella miniera di Carbonia © Claudia Locci, Archivio Centro Italiano della Cultura del Carbone.

Lo sviluppo della Grande Miniera portò sul territorio maestranze sia isolane sia provenienti da tutte le altre regioni italiane. Per gestirne la logistica e per invogliare operai, tecnici, impiegati e dirigenti a trasferire sul sito la residenza delle loro famiglie, fu progettata e costruita Carbonia, ultima tra le città di fondazione, inaugurata da Mussolini il 18 dicembre 1938 dopo soli 300 giorni dall’inizio dei cantieri.

Una città sottoterra

Nell’ambito della politica autarchica del fascismo, la decisione di fondare una città mineraria e di sviluppare la coltivazione del Bacino carbonifero sulcitano erano strettamente connesse. Carbonia divenne il fulcro della vita sociale e famigliare degli operai, la miniera distante meno di un chilometro in linea d’aria ne era il luogo di lavoro; la città fu progettata per iniziare e terminare nella sua miniera, con ogni sua parte diretta verso l’attività estrattiva. C’era dunque un continuo passaggio tra il buio sotterraneo e la luce della superficie. Entravano e uscivano gli uomini, entravano strumenti tecnici e si estraeva carbone.

Poi l’Italia cominciò a importare carbone e a esportare minerali; il tempo della Grande Miniera di Serbariu finì e solo dopo diversi decenni cominciò il recupero della memoria.

Per saperne di più sulla vicenda, abbiamo posto alcune domande a Mauro Villani, direttore del Museo del carbone di Carbonia.

La sezione espositiva sul giacimento

Come si è arrivati alla creazione del Museo del Carbone?

«Alla chiusura della miniera seguirono lunghi anni di abbandono e di progressivo degrado delle strutture presenti nel sito. L’Amministrazione comunale tentò a più riprese di acquisire il sito dismesso sino a quando, nel 1982, fu stipulato un contratto preliminare di compravendita tra il presidente della Società Mineraria Carbonifera Sarda e il sindaco Pietro Cocco, per il trasferimento del complesso immobiliare della ex miniera al Comune di Carbonia. Il contratto di acquisto venne perfezionato nel 1991. Le linee principali del Progetto generale di recupero e valorizzazione della Città invisibile e delle sue strutture funzionali di superficie si rifanno a tre obiettivi principali: identitario, culturale ed economico. Identitario: per conservare la memoria di una città nata e sviluppatasi facendo fulcro sulla miniera e il suo lavoro. Culturale: per riconvertire la Grande Miniera di Serbariu in un luogo di produzione culturale e scientifica in senso lato. Economico: per favorire lo sviluppo all’interno del sito di attività legate al terziario e all’artigianato specializzato».

 

 

impronte dei minatori © Claudia Locci, Archivio Centro Italiano della Cultura del Carbone.

In sintesi, come è organizzato il Museo del carbone?

«Il Museo del carbone include i locali della Sala caldaie, della Lampisteria, delle due Sale argani e della Galleria sotterranea. La Sala caldaie ospita oggi la biglietteria e i servizi di accoglienza dei visitatori. La Lampisteria era l’edificio utilizzato  dai minatori all’inizio e alla fine di ogni turno; attualmente vi ha sede l’esposizione permanente sulla storia del carbone, della miniera e della città di Carbonia; l’ampio e luminoso locale accoglie una preziosa collezione di lampade da miniera, attrezzi da lavoro, strumenti, oggetti di uso quotidiano, fotografie, documenti, filmati d’epoca e videointerviste ai minatori. La Sala argani Uno conserva intatti al suo interno i grandi tamburi dell’argano con cui si manovrava la discesa e la risalita delle gabbie nei pozzi per il trasporto dei minatori e delle berline vuote o cariche di carbone. La Sala argani Due, purtroppo priva dell’argano, viene utilizzata per l’allestimento di mostre temporanee anche di lunga durata. Da tre anni vi è visitabile (e viene continuamente aggiornata e arricchita con nuovi reperti) la mostra Strumenti e Ricordi, realizzata grazie a donazioni e prestiti temporanei».

Il convogliatore a scosse © Claudia Locci, Archivio Centro Italiano della Cultura del Carbone.

Il Museo offre anche l’opportunità di una visita sotterranea…

«Il percorso nel sottosuolo, sviluppato per poco meno di un chilometro, mostra l’evoluzione delle tecniche di coltivazione del carbone utilizzate a Serbariu dagli anni ’30 sino alla cessazione dell’attività: in cantieri di “coltivazioni” dove gli ambienti sono stati fedelmente riallestiti con attrezzi dell’epoca e in due cantieri meccanizzati, il Tracciamento e il Taglio, che presentano grandi macchinari ancora oggi in uso in miniere carbonifere attive. Al sottosuolo si accede attualmente attraverso la galleria di Giro pozzo del 1939, che parte dalla Lampisteria».

I pozzi 1 e 2 della miniera © Claudia Locci, Archivio Centro Italiano della Cultura del Carbone.

Il Museo del carbone svolge un’intensa attività culturale di divulgazione. Come è organizzata?

«Il Museo raccoglie, conserva, mette a disposizione del pubblico e dei ricercatori del settore reperti documentali e materiali attinenti la cultura mineraria e le attività correlate alla coltivazione del carbone nella Grande Miniera di Serbariu e nel Bacino carbonifero sulcitano. La quotidiana attività di promozione culturale svolta dal Museo del carbone viene integrata con differenti proposte didattiche rivolte soprattutto al pubblico in età scolare, con proposte didattiche rivolte a scuola dell’infanzia, scuola secondaria di primo e secondo grado. Il Museo del carbone inoltre propone ogni anno eventi, manifestazioni e mostre. È doveroso ricordare che la Grande Miniera di Serbariu è stata inserita nella lista dei siti protetti Unesco nel 2007, ricadente nell’area di pertinenza del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna».

Claudia Locci, Archivio Centro Italiano della Cultura del Carbone.

Cosa comporterà l’inserimento nel Sistema Museale Nazionale?

Oltre a dare una maggiore visibilità ai musei isolani permetterà al Museo del carbone l’accesso a iniziative culturali, formative e anche a supporti economici previsti a livello ministeriale.

Tutte le immagini a corredo di questo pezzo sono di Claudia Locci, Archivio Centro Italiano della Cultura del Carbone. Consigliamo una visita al sito www.museodelcarbone.it

Le medaglie dei minatori © Claudia Locci, Archivio Centro Italiano della Cultura del Carbone.