1961, Torino. 100 anni di Unità d’Italia e 700 ore sottoterra

Tra le paure per l’atomica e l’orbita di Gagarin intorno al globo, sessant’anni fa le grotte diventarono luoghi di esperimenti e futuribili ricerche

Grotta del Caudano

All’interno della Grotta del Caudano © Attilio Eusebio

Il 1961 del GSP, Gruppo Speleologico Piemontese del Cai UGET di Torino, fu particolarmente intenso. Mostre, convegni, una spedizione in Calabria con la grande esplorazione dell’Abisso del Bifurto, raccontata dal regista Frammartino ne Il Buco, film premiato alla Mostra del Cinema di Venezia, e un esperimento incredibile. 700 ore sottoterra ovvero 12 speleologi, due vitelli, quattro pecore, 26 galline e 49 pulcini confinati per un mese nella Grotta del Caudano, nel Cuneese.
L’esperimento durò dalla mezzanotte del 6 agosto al mezzogiorno del 7 settembre, ebbe un considerevole impatto mediatico e anticipò altri esperimenti che ebbero risonanza planetaria.
Ritornare sui numeri 15, 16 e 17 di Grotte, il bollettino del GSP che è stato digitalizzato e che continua ad essere editato, ci riporta indietro nel tempo, a quel tempo. I bollettini allora erano ciclostilati, prodotti con matrici stese su un rullo attraverso cui passava l’inchiostro. Un’editoria fatta in casa, con molti limiti, però in grado di restituire testimonianze preziose come questa permanenza di isolamento in grotta.

700 ore rivista atlante

Copertina della rivista “Atlante”, Istituto Geografico De Agostini, n. 45 del 1962

1961, anno di timori

Il 1961 è un anno di profonda inquietudine a livello mondiale. Il muro di Berlino marca la drammatica separazione tra est e ovest che attraversa l’Europa; gli americani, alla Baia dei Porci, falliscono il tentativo di ribaltare il regime di Fidel Castro. Su tutto aleggia lo spettro dell’atomica, la paura di una distruzione globale dovuta alle armi nucleari.
L’esperimento delle 700 ore, che furono precisamente 756, sembra risentire di questo clima. L’isolamento in grotta è una sorta di esperimento di sopravvivenza, lo studio di cosa sarebbe potuto capitare in un periodo di forzata permanenza sotterranea. Il ritmo delle giornate è ricalcato sul tempo esterno; si prova anche una nutrizione basata su razioni militari. Si osservano le reazioni degli animali, da allevamento, in un ambiente confinato.

Michel Siffre 2017

Michel Siffre all’incontro “FinalMenteSpeleo”, Finale Ligure, 2017 © Massimo (Max) Goldoni

Esperimenti rivolti al futuro

“700 ore” è il tentativo di rispondere alla domanda: «Quanto si può resistere sottoterra?». Ed è, dunque, interessante considerare le differenze tra questo esperimento e quello del 1962 di Michel Siffre, speleologo e biologo francese che dal 16 luglio al 22 agosto di quell’anno restò da solo a -130 metri nell’Abisso Scarason, nelle Alpi Liguri, per testare le modifiche del ritmo biologico circadiano, ovvero “intorno al giorno”, che abbiamo al nostro interno.
Quello di Siffre fu un esperimento legato al futuro, ai viaggi spaziali. Il 1961, infatti, non fu solo un anno di paure atomiche, ma vide, grazie a Jurij Gagarin, la prima orbita di una navicella intorno al nostro pianeta. In due anni le grotte divennero laboratorio di possibile sopravvivenza e banco di prova per viaggi in altre profondità, quelle dello spazio.